Antisemitismo | Kolòt-Voci

Categoria: Antisemitismo

L’insulto antisemita di Corsaro a Fiano: “Sopracciglia così per coprire i segni della circoncisione”

Comunità ebraica di Roma all’HuffPost: “Sono indignato da ebreo, ricorda il manifesto della razza”. Renzi: “Si dimetta da deputato”

Claudio Paudice

“Che poi, le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione…”. È con questo commento che Massimo Corsaro, ex Fratelli d’Italia e oggi nella componente fittiana al gruppo Misto alla Camera di Direzione Italia, ha attaccato via Facebook il deputato Pd Emanuele Fiano, primo firmatario della proposta di legge che mira a introdurre il reato di propaganda fascista. Un insulto, lo definisce Ruben Della Rocca, vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, “antisemita e per giunta su un particolare fisico: ricorda esattamente le vignette antisemite degli anni ’30, il ‘Manifesto della razza’”, commenta ad HuffPost.

“Massima solidarietà a Emanuele Fiano. Ma io mi ritengo indignato da ebreo”, prosegue Della Rocca. La storia della famiglia di Fiano è ben nota: oltre a essere un esponente della comunità ebraica milanese, è figlio di Nedo, deportato ad Auschwitz con tutta la sua famiglia e unico sopravvissuto al campo di concentramento nazista.

“Non è possibile che nella dialettica politica si scelga l’insulto per contrastare l’avversario”, prosegue il vicepresidente della comunità ebraica della Capitale. “Per di più è un insulto legato a una regola religiosa e sacra dell’ebraismo. Sono molto preoccupato per l’Italia perché mi sembra che questo fenomeno ricorra abbastanza spesso e da più parti. L’altro giorno abbiamo avuto gli ultras di una squadra di calcio che inneggiavano ad Hitler senza che nessuno dicesse nulla. Milioni di morti non sono una goliardata”, conclude Della Rocca.

“Sono tristemente dispiaciuto, benché non sorpreso, che sia nata la solita orchestrata speculazione riguardo il mio “post” sul collega Fiano”, ha spiegato Corsaro dopo aver innescato la polemica. “È fin troppo ovvio che nella mia battuta – certamente, e volutamente, indigesta ai sacerdoti del politicamente corretto – non vi è e non vi può essere alcuna forma né volontà di antisemitismo, o peggio ancora di coinvolgimento della comunità ebraica in un attacco esclusivo, circoscritto alla figura del deputato piddino che – lui sì – maggiore rispetto dovrebbe portare alla storia da cui proviene, evitando di immiserirla in quotidiane speculazioni ad uso personale. E se per davvero qualcuno, in buona fede, ha frainteso la mia espressione, solo verso quel qualcuno mi scuso”, continua.

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Un nuovo libro su Otto Adolf Eichmann svela tutto ciò che la Arendt non fu in grado di vedere

La verità del male

Antonio Donno

Otto Adolf Eichmann non fu solo un grigio, insignificante esecutore di ordini, ma un vero “creatore” di sterminio. E’ quanto emerge dalla lettura del libro di Bettina Stangneth, La verità del male. Eichmann prima di Gerusalemme, ora fortunatamente edito in Italia dalla Luiss University Press. E’ proprio il caso di dire “fortunatamente”, perché l’opera di Stangneth è veramente fondamentale. Pubblicato originariamente in Germania nel 2011, negli Stati Uniti nel 2014, questo libro ha avuto un successo enorme perché l’autrice ribalta completamente le tesi di Hannah Arendt esposte in La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, pubblicato in Italia nel lontano 1964. Il libro di Arendt era rimasto per decenni, a livello internazionale, l’interpretazione esclusiva della figura e dell’opera di Eichmann durante gli anni della Shoah, per quanto altri importanti autori (Hilberg, Poliakov, Cesarani, Reitlinger, Friedlànder, Lipstadt) avessero contribuito ad approfondire la tematica dello sterminio degli ebrei, ma senza aggiungere nulla di nuovo sul ruolo di Eichmann.

In realtà, Arendt scrisse il suo libro dopo aver ascoltato solo le prime quattro udienze del processo Eichmann a Gerusalemme, mentre Stangneth fonda la sua analisi su una quantità davvero impressionante di documenti, rintracciati in molti anni di ricerche in diversi archivi in ogni parte del mondo, ora raccolti negli Argentina Papers. Eichmann scrisse un numero notevole di considerazioni e ricostruzioni o dettò a Willem Stassen, un giornalista danese affiliato alle SS, una altrettanto cospicua mole di considerazioni personali nel decennio 1950- 1960 in cui i due, insieme a molti altri criminali nazisti fuggiti dalla Germania, vissero in Argentina – prima che lo stesso Eichmann fosse catturato dal Mossad israeliano e condotto a Gerusalemme. Ecco perché l’opera di Stangneth ricostruisce la storia di Eichmann “prima di Gerusalemme”, mentre quella di Arendt si ferma a valutarla solo “a Gerusalemme”.

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Un’occasione sprecata e ambiguità sdoganate

Poche luci e molte ombre di un convegno su antisemitismo e islamofobia a Milano

Guido Guastalla – Anna Sikos 

Quello che si è verificato ieri a Palazzo Marino, sotto l’egida del Comune di Milano (ufficiale e politica) e con il coinvolgimento delle massime Istituzioni ebraiche italiane e milanesi (UCEI e CEM) è semplicemente mistificatorio e umiliante per noi tutti. L’oggetto della polemica non sono i discorsi dei singoli musulmani o le posizioni delle rappresentanze islamiche intervenute, tutti più dignitosi di molte nostre rappresentanze.

Si aggiunga a ciò la struttura delirante di chi ha pensato un convegno di tre ore, senza pause, facendo parlare oltre una quindicina di persone, che peraltro non hanno potuto né interloquire tra loro né con il pubblico: un convegno “sovietico”, da questo punto di vista.

Le parole di Gabriele Nissim secondo cui cosa c’entriamo noi, comunità ebraica, con l’ambasciata di Israele, nel contesto del suo intervento e a fronte del dialogo con i musulmani in quella sede, fanno rabbrividire, come pure il pessimo interrogativo se vivano oggi peggio in Europa gli ebrei o i musulmani. Vogliamo contare i morti, gli attentati e le intimidazioni registrate nell’ultimo decennio?! Per non parlare delle definizioni “improbabili” da lui date del controverso lemma (controverso anche per i musulmani, data la storia della parola e il suo primo uso –su cui, per inciso, non c’è stato accenno alcuno) “islamofobia”.

Il direttore del CDEC Gadi Luzzatto Voghera non è riuscito a dire ufficialmente –e neppure ad accennare brevemente storicamente, dato il suo ruolo- che esiste un antisemitismo specifico, autonomo, proprio del mondo islamico, dagli albori dell’Islam ad oggi, con una sua storia ben precedente la nascita dello Stato di Israele. E questo antisemitismo ha avuto contatti e rimandi con quello cristiano, pur avendo vita autonoma. Tutto questo è stato taciuto, proprio in quel contesto, con buona pace di Poliakov, Lewis e Wistrich.

Gadi Schoenheit è riuscito a sostenere che ebrei e musulmani siano semiti! Un’enormità: arabo ed ebraico sono lingue semitiche, mentre ebrei e musulmani non sono “razze”. La confusione tra discorso linguistico (individuato da uno studioso austriaco tra Settecento e Ottocento) e discorso (falso e criminogeno!) razziale fu un caposaldo del pensiero e della pratica razzisti, oggi purtroppo recuperato goffamente in un simile, delicato convegno proprio da una nostra rappresentanza ufficiale. Continua a leggere »

Londra. Non credi al Gender? Ti chiudo la scuola ebraica

Trascura le tematiche gender: scuola ebraica di Londra rischia la chiusura

Emmanuel Raffaele

Londra, 30 giu – Una scuola ebraica di Londra rischia la chiusura dopo aver “fallito” la terza ispezione dell’anno da parte dell’Ofsted (Office of Standards in Education) a causa di una carenza negli insegnamenti su temi lgbt e riassegnazione di genere. Si tratta della Vishnitz Girls School, istituto privato femminile di impronta ortodossa, situato nel borgo di Hackney, nel nord-est della capitale inglese, che ospita 212 alunne dai tre agli otto anni la cui prima lingua è, in molti casi, lo yiddish.

Secondo il rapporto degli ispettori che hanno fatto visita alla scuola, gli insegnamenti non risponderebbero agli standard contenuti soprattutto nell’Equality Act del 2010, impedendo così alle bimbe di introiettare i “valori fondamentali britannici”, privandole di indicazioni precise su questioni come “l’orientamento sessuale”. Tutto ciò, secondo gli ispettori, “limita la crescita spirituale, morale, sociale e culturale degli alunni e non promuove l’uguaglianza di opportunità in un modo che tenga conto dei differenti stili di vita”. La direzione scolastica avrebbe da parte sua ammesso di non aver avuto particolare cura di trattare le tematiche in questione e non sarebbe peraltro l’unica, dal momento che altre sei scuole di ispirazione religiosa non avrebbero superato la verifica nelle ultime settimane, stando a quanto riferiscono il Telegraph e il Jerusalem Post.

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Campagna d’odio contro lo storico Jan Grabowski

Ha ricevuto minacce di morte per i suoi studi sul ruolo dei polacchi nella Shoah

Un eminente storico canadese i cui scritti sulla Shoah in Polonia gli hanno attirato minacce di morte ha dichiarato martedì che le critiche feroci al suo lavoro rappresentano un attacco ingiustificato alla libertà accademica.

In un’intervista, Jan Grabowski, professore all’università di Ottawa, ha detto che non permetterà alla “campagna di odio” di distrarlo dall’analisi di ciò che egli definisce un brutto, ma poco noto frammento di storia.

“Mi sento attaccato sul piano personale, ma questo su cui svolgo gli studi per me è un tema molto più importante da affrontare,” Grabowski ha dichiarato al Canadian Press di Ottawa. “Si tratta di un puro e semplice attacco alle libertà accademiche fondamentali, che qui in Canada diamo per scontate. Sono sconcertato”.

Il professore, che ha trascorso anni studiando la Shoah in Polonia, sostiene che molti polacchi che uccisero ebrei non fossero stati semplicemente costretti a collaborare con gli occupanti nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Secondo gli studi di Grabowski, molti di loro stavano realizzando il proprio sogno di una Polonia priva di ebrei, ma al contempo c’erano anche ardenti oppositori all’occupazione tedesca. “Niente è semplice in questa questione”.

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Disordini a Londra: a Stamford Hill è caccia all’ebreo

Ancora disordini a Londra: nella parte nord della città, 30 giovani hanno scorrazzato a Stamford Hill armati di spade e maceti. I media: “Cercavano persone di fede ebraica”

Francesco Boezi

Una notizia passata in sordina, ma che evidenzia come nella capitale britannica la questione sicurezza sia lungi dall’essere risolta. Alcuni articoli in merito, in realtà, parlano più specificatamente di “musulmani a caccia di ebrei”. Il quartiere situato nella parte nord di Londra, infatti, è uno di quelli con la più alta concentrazione di residenti di fede ebraica. Soprattutto seguaci del chassidismo, una corrente sviluppatasi tra gli ebrei ashkenaziti dei paesi slavi. Questa comunità, caratterizzata da un tasso di natalità altissimo, sarebbe quindi pericolosamente finita nelle mira degli integralisti islamici.

Da quanto si legge durante queste ore, poi, sarebbero circa trenta le persone che nelle recenti nottate, brandendo queste armi poi sequestrate dalla polizia, hanno messo sottosopra un intero quartiere. Disordini che la maggior parte dei media hanno evidentemente preferito non raccontare. La polizia è riuscita a sedare la violenza tuttavia almeno una persona sarebbe rimasta ferita negli scontri. “Gli ufficiali addizionali sono stati chiamati nel quartiere di Stamford Hill per via di una segnalazione riguardante una rissa tra un grande gruppo. Una persona è stata trovata sulla scena affetta da una ferita di pungiglione “, ha riferito infatti un portavoce della polizia Metropolitana di Londra al Daily Star. Proprio nelle sedi circostanti Stamford Hill, poi, i poliziotti hanno rinvenuto il grande quantitativo di armi citato.

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La Brigata Ebraica e la rinascita del 25 aprile

La memoria può essere inquinata, annacquata e banalizzata: per questo va difesa bene. Lettera al “Corriere della Sera” del Rabbino Capo di Roma.

Riccardo Di Segni

Caro direttore, nell’ultima commemorazione del massacro delle Fosse Ardeatine, è stato scorto tra il pubblico il gonfalone della Guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon. Molti si sono chiesti che ci stessero a fare, i custodi della memoria di casa Savoia, in quel momento e in quel luogo le poco onorevoli gesta dell’ultimo re di Savoia. Il fatto è che le celebrazioni possono perdere senso, gli inquinamenti sono sempre possibili.

Si fa presto a dire memoria. La memoria di fatti importanti non solo può evocare traumi e divisioni mai composte, ma se gestita incautamente provoca ulteriori lacerazioni. Il 25 aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, non è la festa di tutti, come qualcuno dichiara retoricamente, è il ricordo di una guerra civile. Ma per gli ebrei è una festa, non solo come la fine di un incubo ma anche come segno di rinascita. Perché la partecipazione ebraica alla lotta contro il nazifascismo è un dato reale e non di piccolo conto.

Non c’è stata infatti solo la resistenza nei ghetti e nelle foreste dell’Europa orientale, c’è stata la partecipazione di migliaia di ebrei nell’Armata Rossa e negli eserciti delle democrazie occidentali; c’è stata anche la resistenza nell’Europa occidentale, con un contributo di partecipazione, di decorazioni e di vittime ben superiore all’entità numerica degli ebrei; c’è stata infine la Brigata ebraica, che seppure inquadrata tardivamente nei ranghi dell’esercito britannico, che non si fidava di un corpo ebraico organizzato, nel marzo e nell’aprile del 1945 fece a tempo a versare il suo sangue per la liberazione dell’Italia.

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