Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

search results for 'kashrut'

Reazioni all’articolo sulla kashrut di Roma

Chiunque può lasciare sul sito un commento. Pubblichiamo tuttavia alcuni commenti arrivati via email.

Sono completamente d’accordo con quanto espresso da Marco Sed e sono disposto a sottoscrivere qualunque richiesta o rivalsa nei confronti di chi con demagogia, e con discutibili motivazioni sta compiendo non un atto di zedaka, non una umana e religiosa azione in favore di correligionari che hanno problemi nell’acquistare alimenti kasher ma un atto di aggressione alla keilah di Roma alle sue istituzioni ed alla sua storia.

Continua a leggere »

La kashrut di casa nostra è sotto attacco

Marco Sed

Le recenti vicende relative alla kashrut romana mi inquietano non poco. È inutile prenderci in giro siamo arrivati alla resa dei conti. C’è chi ha avuto il coraggio di spaccare la kashrut di Roma. E se guardiamo in giro per il mondo il passo successivo sarà quello di creare un Bet Din diverso da quello di Roma e svolgere servizi paralleli a quelli comunitari come già ampiamente promesso via web.

Continua a leggere »

Roma: Kashrut fai da te?

Comunicato dell’Ufficio Rabbinico di Roma

A seguito delle notizie che sono state fatte circolare su vari canali di informazione, riteniamo doveroso chiarire alcuni punti:

1. Il controllo di kasheruth (hashgachà) è un controllo che un ente indipendente dal produttore esercita su di lui a tutela del consumatore: si fa cioè garante dell’effettiva kasheruth di quanto viene prodotto e venduto.

2.La Comunità Ebraica di Roma, tramite il Rabbino Capo, il Beth Din e gli organi dell’Ufficio Rabbinico ha una sua squadra qualificata di esperti delle regole e di controllori (mashghichim) con formazione specifica. Continua a leggere »

Kashrùt sociale

Ancora un articolo tratto dalla rivista Emor: comportarsi in maniera “Kashèr” anche verso il prossimo.

Rabbi Avi Gisser – Estratto da Ma’aglei Tzedek cheshvàn 5766

Nel cinquantesimo anniversario della morte di Rav Salanter, Rav Kook ha descritto la personalità e la visione del mondo del fondatore del movimento chiamato Mussar, il quale dedicò la sua vita allo sviluppo di una cura per le afflizioni spirituali di tutti i livelli della società.

(…)

Continua a leggere »

La kashrut a Torino

Alberto Somekh

Ho letto l’importante ed interessante scritto di David Piazza: “I costi della kashrut in Italia”, che mette sul terreno alcune delle problematiche del settore. Rispondendo ad un invito esplicito dell’Autore, voglio aggiungere a mia volta alcune considerazioni tratte soprattutto dalla mia esperienza di Rabbino Capo di una media Comunità italiana. A Torino distinguiamo fra due procedure diverse di “hekhsher”: la “certificazione kasher” e l'”autorizzazione kasher”. Continua a leggere »

I costi della kashrùt in Italia 2

Alcune reazioni all’articolo. Altre seguiranno.

Nella sua newsletter sulla Kashrùt, il Consigliere David Piazza esprime delle idee apparentemente condivisibili da tutti. Prezzi troppo cari, confusione dei ruoli di alcuni dipendenti comunitari (leggi Rabbini), concorrenza forse sleale di rabbini stranieri e non , invasione di campo (hassagàt ghevùl) e lesa maestà delle autorità rabbiniche locali. Lodevolmente ci ricorda come le istituzioni centrali (UCEI) si siano distinte per l’iperattivismo nei settori della cultura, la (legittima) memoria dei morti, la conservazione dei beni artistici etc, trascurando invece i reali bisogni religiosi,quali ad esempio la Kashrùt. Continua a leggere »

I costi della kashrùt in Italia

David Piazza

A un vecchio stereotipo antisemita piace rappresentare gli ebrei come un popolo di astuti commercianti che riescono a manipolare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Basta dare un’occhiata ai prezzi che gli ebrei sono costretti a pagare per mangiare conformemente alla legge ebraica (kashrùt) per rendersi conto di quanto sia facile smentire questo stereotipo. In particolare in Italia, dove le comunità ebraiche sono in proporzione più piccole di quelle di paesi come la Francia, la Gran Bretagna, o gli Usa il problema è ancora più acuto. Continua a leggere »