Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

Diluvio e Torre di Babele: le radici di Capitalismo e Comunismo

Scialom Bahbout

Dieci generazioni passano tra Adamo a Noè e dieci generazioni da Noè ad Abramo (Pirkè avoth  cap. 5, 2): le prime tre parashoth della Torà ci raccontano tre inizi della storia dell’umanità. Possiamo porci una domanda generale: quale sia il motivo per cui la storia dell’umanità sia dovuta passare attraverso tre inizi e quale sia la relazione tra i due eventi che fanno da spartiacque nella narrazione tra i diversi inizi: il diluvio universale e la costruzione della Torre di Babele, narrati entrambi nella parashà di Noach.

Rav Mordechai Miller * si chiede quale sia la relazione tra i due eventi narrati in questa parashà.

La lezione del Diluvio

La distruzione dell’umanità viene decretata quando, come dice il testo, la terra si  era riempita di Hamas (violenza) e Rashi spiega che il testo si riferisce alla consuetudine di rapinare e derubare  il prossimo, ignorando e violentando  i diritti del singolo.  Ognuno cercava di accumulare quanto più beni possibile sottraendoli agli altri: possiamo individuare già in questo comportamento le radici  del capitalismo antelitteram.

Lo scopo del Diluvio sembra rispondere alla necessità di creare una nuova umanità e in effetti sembra che l’uomo abbia imparato la lezione perché decide di rovesciare il proprio comportamento. Il midrash (Bereshit Rabbà 38, 6) spiega l’espressione Devarim Ahadim: “ciò che è nella mani di uno è nelle mani dell’altro” e il commento Mattenot Kehukà: “tutto veniva posto in proprietà comune: un’unica tasca per tutti”: tutti i beni venivano messi in una cassa comune per raggiungere un unico scopo, cioè la costruzione di una Torre che arrivasse fino al Cielo. Quindi la lezione cui era stata sottoposta la generazione del diluvio sembra sia servita. L’uomo è passato da una concezione per così dire  capitalista a una socialista o meglio comunista ante litteram. In teoria un regime perfetto: eliminata la proprietà privata, l’uso della rapina sarebbe stata superato: ma non era questo il loro obiettivo!

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23 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Quindici paesaggi russi di Isaak Levitan che dovete ammirare

Aleksandra Guzeva

Isaak Levitan (1860-1900) nacque in una famiglia ebrea povera nel villaggio di Kibarty nell’ovest dell’Impero russo (oggi Kybartai, in Lituania). Sebbene i Levitan avessero pochi soldi, si sforzarono di dare ai loro figli la migliore istruzione possibile e si trasferirono a Mosca in modo che Isaak e il suo fratello maggiore, Avel, potessero studiare alla Scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca. Isaak mostrò grande talento e per i suoi risultati eccellenti venne persino esonerato dalle tasse scolastiche. I genitori morirono presto e il ragazzo rimase in povertà: soffrì la fame, e fu costretto a pernottare all’interno della scuola.

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21 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Religione, scienza e religione della scienza

Le comunità haredi di New York sembrano essere gli ultimi americani in grado di mantenere un sano equilibrio tra scienza e fede

Liel Leibovitz

La scorsa settimana, ho letto circa 407 articoli, alcuni sulla stampa ebraica e altri su pubblicazioni nazionali, che esprimevano orrore assoluto per le immagini di ebrei haredi che protestavano contro le nuove restrizioni collegate al COVID. Le storie sono tutte simili: ecco di nuovo gli uomini barbuti vestiti di nero, che feticizzano il loro modo di vivere arretrato e non riescono, nella loro medievale cattiva comprensione dei principi scientifici, a comprendere le minacce rappresentate dal virus. In tal modo, sono uno shonda[1] e non sono per niente come noi, sofisticati ebrei moderni, esperti, intelligenti e responsabili. Vergogna su di loro.

In questo spirito, permettetemi di offrire una replica: nel senso più completo, vero e letterale di queste parole, gli haredim si sono dimostrati questa settimana i veri Ebrei Americani, mostrando dedizione non solo ai fondamenti della fede ma anche ai valori concreti americani come la libertà o l’equità o, per quel che conta, la scienza.

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21 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Romanzo. La Bestia dei lager uccide ancora?

Riccardo Michelucci

È possibile confrontarsi con l’orrore senza rimanerne annichiliti soverchiati, schiacciati? Oppure la Shoah è un fardello che alla lunga può divenire insostenibile, fino a condurre alla perdita della ragione persino chi non l’ha vissuta in prima persona? In un prossimo futuro potrebbe persino essere diagnosticato un disturbo che colpisce chi è costretto a fare i conti con la dimensione umana dell’irrazionalità, a misurarsi con l’inimmaginabile fino a provarne un fastidio fisico e un terribile senso di colpa. Nei suoi libri indimenticabili, Primo Levi analizzò il rimorso e la depressione dei sopravvissuti, la condizione psicologica che in molti casi compromise gravemente l’adattamento sociale e lavorativo dei superstiti dell’Olocausto. 

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20 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Sono osservante, ma il comportamento di alcuni charedim crea problemi

Samy Legziel*

Premettendo che sono un ebreo osservante vorrei fare delle considerazioni inerenti alla lettera della Signora Cohenca su ‘Kolot’. Riguardo la polemica sui  haredim non penso che possiamo limitarci al fatto di chi metta la mascherina sull’aereo e chi no. In questo momento in Israele questo problema sta creando una divisione nella popolazione per dei motivi concreti e non per dei preconcetti. Da quando è iniziata la pandemia molti haredim sono andati contro le disposizioni dello Stato creando ‘uno stato nello Stato’.

Diversi Rabbanim di Bnei Brak (tra cui Rav Kanievsky) e di Gerusalemme hanno detto  agli appartenenti alle loro sette di non fare i tamponi e di non chiudere le Sinagoghe e le Yeshivot  e hanno creato così grandi focolai di contagio. Sono stati, nonostante  la proibizione, celebrati matrimoni con centinaia di partecipanti e funerali con migliaia di persone accalcate. Anche in America hanno creato problemi e hanno contestato le Autorità rischiando di incoraggiare l’antisemitismo.

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19 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Basta parlare di charedìm facendo di tutta l’erba un fascio

Un chiarimento doveroso sul “modello charedì” nei confronti della pandemia

Deborah Cohenca

Vorrei approfittare delle pagine di Kolòt, sul quale è apparso recentemente un articolo di Rav Somekh, per fare un po’ di luce sul mondo ebraico ortodosso e sulla posizione degli ebrei definiti “charedìm” riguardo alla pandemia da Covid-19.Anzitutto, la definizione di ebreo “charedì” (o ortodosso, oppure ultra-ortodosso a seconda dei punti di vista), dipende, appunto, dal punto di vista. Per qualcuno, una donna sposata che si copre il capo quando va al Tempio è una manifestazione di ultra-ortodossia; per altri, una forma di rispetto o di adesione minima ai principi normativi ebraici del codice Shulchàn Arùkh, per altri, ancora meno. E la stessa cosa vale per l’aderenza ad altre norme sull’abbigliamento e sull’osservanza di molti precetti. Io sono osservante per scelta, considerata più o meno ortodossa a seconda di chi mi guarda.

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18 Ott 2020 Comunità Ebraiche

Bereshìt – L’uomo, corona del creato?

Scialom Bahbout

Perché un uomo del 2020, non necessariamente credente, dovrebbe leggere il libro della Genesi e in particolare la descrizione della creazione? Possiamo dare risposte diverse a questa domanda e tutte accettabili. L’ignoto autore greco del libro “Sul Sublime” – il primo testo di filosofia dell’estetica – risponderebbe che un buon motivo per leggere la Genesi è la bellezza eccezionale del suo primo capitolo: infatti per spiegare cosa sia il “sublime”, l’eccellente per natura, egli sceglie l’inizio della Genesi: “E Dio disse: Sia la luce. E la luce fu”. E’ in effetti un attacco che sconcerta, per la fusione fra estrema semplicità e grandiosità del contenuto: la creazione di tutto dal nulla, in sei parole. Ma non è di questo che voglio parlare, ma piuttosto di quella che è considerata la “Corona della creazione”, cioè della creazione di Adamo.

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16 Ott 2020 Comunità Ebraiche