La Palermo Islamica, ebraica e cristiana medioevale | Kolòt-Voci

La Palermo Islamica, ebraica e cristiana medioevale

Musulmani, ebrei e cristiani: le tre anime di Palermo

Luca Fortis

La fiamma della lanterna a olio proiettava i suoi bagliori sulla cupola. Un uomo aveva steso un tessuto persiano stampato con melograni e pavoni in un angolo piatto del tetto. Sopra aveva riposto una ceramica turchese ricolma di fichi e prugne, un vassoio con del riso condito con frutta secca, mandorle e alcune salse. Poco lontano vi era un vassoio d’ottone con dei pesci che aveva comprato all’imbrunire da un vecchio pescator . Le sue mani scure presero un bicchiere di vino bianco preparato secondo i precetti della religione ebraica e incominciò a bere piano piano mentre il muezzin cantava.

Questa scena potrebbe essere accaduta chissà quante volte durante l’epoca del Califfato Islamico di Sicilia e durante il Regno Normanno.

Per più di 1500 anni in Sicilia aveva vissuto la più grande comunità ebraica del Meridione. I giudei, secondo alcune stime, sfiorarono le 25mila anime. Le comunità maggiori erano a Palermo, Messina, Siracusa, Catania, Agrigento e Trapani. Presenti già all’epoca romana, il periodo arabo fu per loro quello di massimo splendore. Commerciavano e intrattenevano rapporti scientifici, religiosi, filosofici e artistici con tutte le comunità ebraiche che vivevano sotto i regnanti musulmani, dal Nord Africa, alla Spagna, fino alla Siria e alla Persia. La loro cultura era vicina a quella sefardita e mischiava termini arabi e siciliani. Molti sono i testi, le lapidi e le architetture che ci parlano della loro presenza. Uno dei luoghi più fascinosi, seppur trascurato dallo stato italiano, è lo splendido Miqwe di Siracusa, il bagno rituale ebraico, ritrovato per caso durante i lavori di ristrutturazione di un hotel alla giudecca di Ortigia. Un luogo unico nel suo genere.

Le comunità ebraiche sopravvissero alla conquista dell’isola da parte dei normanni che continuarono, nonostante i primi problemi, a vedere negli ebrei una risorsa per lo stato. Anche Federico II di Svevia mantenne nei loro confronti una politica, seppur ambigua, di apertura. Fu con il dominio spagnolo che avvenne la frattura che tolse all’isola i suoi figli fedeli a Yahveh. Da allora solamente le architetture, le lapidi e i documenti notarili, mostrano, a chi ha le giuste lenti, quanto questa cultura sia profondamente legata ai siciliani.

Anche gli islamici ebbero una cultura fiorente in Sicilia e Palermo fu la capitale del loro Califfato.

La conquista islamica della Sicilia avvenne tra l’827 con lo sbarco a Mazara del Vallo e il 902, anche se l’ultima città bizantina a cadere fu Rometta nel 965.

Secondo gli storici i musulmani imposero ai cristiani che non intendevano convertirsi all’Islam la consueta fiscalità prevista dalla legge islamica, più pesante rispetto a quella riservata ai sudditi musulmani, così la parte occidentale dell’isola si convertì quasi al 50%, mentre la parte orientale mantenne prevalentemente la fede cristiana. Secondo la maggioranza degli storici, tra cui Amari, “la Sicilia, con la conquista, rifiorì sia economicamente che culturalmente e godette di un periodo lungo di prosperità. Vennero introdotte tecniche innovative nell’agricoltura, in particolare nel Val di Mazara e abolita la monocoltura del grano che risaliva al tardo impero, si passò alla varietà delle coltivazioni. Fu anche frantumato il latifondo. Nel commercio l’isola fu inserita in un’estesa rete marittima, divenendo il punto nevralgico degli scambi mediterranei”.

Palermo fu descritta da Ibn Hawqal, mercante e geografo del X secolo, nel suo “Viaggio in Sicilia” come città dalle “trecento moschee, nonostante la maggioranza della popolazione non si fosse convertita all’Islam”. Anche i Normanni durante il periodo della riconquista cristiana non cacciarono gli arabi e gli ebrei, tanto che moltissime delle architetture di influenza araba della città sono in realtà normanne.

Il tempo scorreva nel giardino. L’acqua di una fontana gorgogliava e proseguiva il suo percorso nei vicini canali. Nell’aria vi era un intenso odore di gelsomino. Tutt’attorno aranceti e alberi carichi di fichi. Questa terra non fu greca o romana, né musulmana, né cristiana o ebraica ma tutte queste cose insieme. Essa fu semplicemente mediterranea.

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