Ciao amore ciao. Per Bauman la norma culturale di oggi è l’erotismo | Kolòt-Voci

Ciao amore ciao. Per Bauman la norma culturale di oggi è l’erotismo

Intervista al filosofo ebreo scomparso. 17 febbraio 2013

“Al di sopra del fuoco primordiale del sesso, acceso dalla natura molto prima dei primi vagiti dell’umanità, si innalza la fiamma rossa dell’erotismo, al di sopra della quale vibra e freme la delicata fiamma azzurra dell’amore”.

Ritanna Armeni

Zygmunt Bauman comincia con questa citazione del poeta e scrittore messicano Octavio Paz un piccolo libro, “Gli usi postmoderni del sesso” (appena pubblicato dal Mulino, 84 pagine, 10 euro), per poi spiegare che oggi tutto è cambiato. Sesso, erotismo, amore non sono più legati e dipendenti l’uno dall’altro come nella metafora di Paz. Si sono separati e l’erotismo ha raggiunto una sua autonomia, pretendendo di vivere da solo, liberandosi dal legame con l’essenzialità della funzione riproduttiva del sesso, ma anche con quella meno obbligatoria, ma culturalmente fortissima, dell’amore. E’ stata una rivoluzione, dice Bauman, ed è evidente che non la ritiene una rivoluzione positiva.

L’erotismo, oramai autonomo, è diventato la nuova norma culturale del nostro tempo, “il desiderio che non desidera soddisfazione” e che vive con se stesso e per se stesso, cercando continuamente nuovi sogni, fantasie, aspirazioni senza una finalità o un limite. Mentre si legge il volumetto del sociologo polacco, di fronte a quella che lui descrive come una “rivoluzione senza emancipazione”, e all’impoverimento che ne consegue dei rapporti più intimi e umani, non si può fare a meno di pensare che nella storia della cultura non è la prima volta che uno di questi tre mondi cerca di autonomizzarsi. In altre epoche, sono stati il sesso o l’amore a fare questo tentativo. Con l’amor cortese furono “le fiamme azzurre” a liberarsi del legame con il fuoco. E qualcosa di simile avvenne con “l’amor romantico”. Quanto all’autonomia del sesso procreativo, essa era la regola in tante unioni coniugali fino a qualche decennio fa.

Ma è vero che oggi la rivoluzione riguarda l’erotismo.

Se c’è una causa, questa non è, come molti pensano, il mercato, cioè il fatto che l’erotismo si può comperare e vendere, e che da esso si possano trarre profitti. Le origini vanno cercate piuttosto nel crollo del modello di ordine sociale che i poteri moderni hanno costruito. La citazione di Foucault è d’obbligo. Le fabbriche, gli ospedali, le scuole, le caserme, sono stati per secoli produttori di ordine in quanto panottici, luoghi di controllo e di prescrizione. Se nella società postmoderna sono assenti gli stabilimenti industriali e le caserme – luoghi principali di produzione dell’ordine, soprattutto per il sesso maschile – crolla un modello di integrazione sociale che viene sostituito dalla seduzione, dalla pubblicità, dalla continua creazione di nuovi bisogni. Di qui il desiderio e il “desiderio del desiderio” come spinta costante e autonoma del vivere. Che – spiega ancora Bauman – si inserisce in una tendenza che domina in tutte le dimensioni della vita postmoderna: nella politica, nell’arte, nella cultura, nella quotidianità, in quella dimensione della frammentazione del tempo, delle esperienze disgiunte, in cui il presente non è mai collegato col passato e col futuro. Se il sesso, nell’unione di due persone mortali per proseguire nella specie, univa mortalità e immortalità; e se l’amore, che si sognava per sempre, riproponeva al di là del corpo un’esistenza eterna, l’erotismo vive solo nell’oggi e dell’oggi.

La domanda di fondo è: come si vive in un mondo in cui la norma culturale fondamentale è l’erotismo?

Zygmunt Bauman suggerisce che si vive peggio. Ma il mondo in cui sesso, erotismo, amore erano legati fortemente, il mondo dell’ordine e della prescrizione, era il mondo patriarcale regolato da una gerarchia pesante, da un dominio difficile da sopportare: quello del maschile sul femminile, dell’ordine determinato da un sesso e subìto dall’altro. Un mondo in cui il sesso garantiva la prosecuzione della specie, l’erotismo spesso nelle forme della pornografia ne affermava una controllata e necessaria trasgressione, e l’amore lo giustificava culturalmente. Quello dominato dall’effimero dell’erotismo forse non è un bel mondo. Ma siamo proprio sicuri che il precedente fosse il migliore dei mondi possibili?

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