Gli ebrei ultra-ortodossi alla scoperta della tecnologia | Kolòt-Voci

Gli ebrei ultra-ortodossi alla scoperta della tecnologia

Aperti corsi di informatica e inglese per giovani haredim. Il Rabbino Friedman: «Il mio bisnonno pose il divieto. La mia missione è riparare all’errore». Alla faccia della tradizione.

l43-haredim-tecnologia-160909142455_mediumAnche gli haredim usano la tecnologia. Secondo l’articolo di David Baker, per la Bbc, un sempre più crescente numero di giovani ebrei ultra-ortodossi sta rompendo con la tradizione, imparando l’inglese, seguendo corsi di informatica e di matematica e affacciandosi al mondo di internet.

MERITO DI FRIEDMAN. Alla testa di questa rivoluzione c’è il rabbino-imprenditore Moshe Friedman che con la sua Kamatech promuove l’incontro tra i giovani haredim e le loro start-up, con potenziali investitori laici. Il contesto di partenza in cui l’impresa di Friedman prende le mosse non è semplice: la comunità di haredim è principalmente basata sulla tradizione, che vieta qualsiasi tipo di attività che possa distogliere dal raggiungimento della comprensione del messaggio divino. In base alle sacre scritture, la famiglia – ovvero il modello fondamentale della comunità – deve essere numerosa, e mentre l’uomo impiega il proprio tempo negli studi della Bibbia e del Talmud (un insieme di elaborati e scritti di commento ai sacri testi), la donna esce di casa per andare al lavoro.

UN SOLO STIPENDIO NON BASTA. Tuttavia, a seguito dell’aumento dei costi per il mantenimento della famiglia, un solo stipendio non è più sufficiente. Per questo motivo anche i padri di famiglia si mettono in cerca di un impiego. Impresa non facile, data la mancanza di competenze di natura scientifica e linguistica. Ma è proprio qui che iniziative come quelle di Friedman entrano in gioco: promuovendo corsi per haredim viene data una possibilità di colmare le proprie lacune.

TUTTA COLPA DEL BISNONNO. Il fatto curioso è che è stato proprio il bisnonno di Moshe – allora capo rabbino di Gerusalemme – a porre il divieto agli ebrei ultra-ortodossi: «Lui pensò che la religione e la tradizione dovessero essere protette dalle influenze esterne. È stato 100 anni fa e lui ci è riuscito. Oggi, per colpa del mio bisnonno, ci sono in Israele un milione di persone tra gli ultra-ortodossi (circa il 12% del totale), che non hanno conoscenze scientifiche, che non parlano inglese. Io vedo la mia come una sorta di missione per riparare ciò che il mio bisnonno ha fatto».

Ma il capo dei Guardiani della Santità «Internet è una catastrofe»

Non tutti la vedono allo stesso modo del rabbino-imprenditore, come per esempio il capo dei Guardiani della Santità e dell’Educazione nella Corte rabbinica di Bnei Brak, Mordecai Blau: «Internet è una catastrofe. Ci sono famiglie che sono fallite a causa del web, perché una comunità che è stata educata a mantenere una vita appartata ha scoperto la Rete. È liberale ed è un pericolo».

AMISH CONTRO IL PROGRESSO. Queste dichiarazioni ricordano molto le motivazioni alla base del rifiuto del progresso di alcune comunità religiose occidentali, tra cui per esempio gli Amish.
Questi ultimi nel loro quotidiano, così come nei loro poderi, si impegnano a custodire una vita intatta e lontana dalle tecnologie, visto che quegli strumenti di tentazione potrebbero allontanarli dal proprio modello di integrità religiosa.

Ecco quindi che strumenti come internet e la televisione sono esclusi dalla quotidianità dei membri della comunità.

DISPONIBILI AL DIALOGO. Tuttavia occorre fare un approfondimento: come spiega John Fisher, amish di 69 anni, alla giornalista di Duerighe.it, Valentina Cordero, l’adesione a determinate regole è fondamentale per ogni individuo, ma si fa sempre una valutazione caso per caso.
A differenza di quello che si crede, gli amish non sono chiusi, o schivi, bensì aperti al dialogo e disponibili al confronto, specie in particolari circostanze.
Per esempio alla domanda sulla accettazione o meno delle macchine fotografiche dei visitatori, Fisher ha spiegato: «Non scattiamo mai fotografie tra di noi, nemmeno durante i matrimoni, ma capiamo anche che alcune persone, come il sottoscritto, se sono tutti i giorni a contatto con i turisti devono accettare di farsi fotografare».

QUESTIONE DI ”ADEGUAMENTO”. In questo senso le motivazioni del rabbino Friedman sono sullo stesso piano dell’approccio degli amish: la violazione del divieto è motivata dalle circostanze di sopravvivenza delle famiglie, dal contesto in cui si muovono, con il suo benessere, l’alto tenore di vita e costi sempre più alti.

Ma mentre gli haredim scelgono di adeguarsi ai requisiti aziendali della modernità, pur preservando la propria integrità religiosa, gli amish preferiscono uno stile di vita libero dal progresso.

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