L’Israele ironica di Eshkol Nevo | Kolòt-Voci

L’Israele ironica di Eshkol Nevo

Un vedovo del New Jersey torna a Gerusalemme per costruire un “mikveh”: ma deve affrontare un sacco di guai e le tentazioni di un amore focoso

Elena Loewenthal *

soli e perduti - nevoGeremia Mendelshtorm è rimasto solo. Ha perduto l’amata moglie e vive in un luogo terribilmente lontano, al di là dell’Oceano. Non si dà pace finché non decide di eternare il ricordo della compagna di una vita. Ma come? Le sostanze non gli mancano, non è quello il problema. Per un po’ si arrovella e poi trova una brillante soluzione: farà costruire un bagno rituale in una sperduta e immaginaria cittadina ultraortodossa in una imprecisata regione d’Israele. Il mikweh è un elemento fondamentale della vita religiosa: uomini e donne debbono immergersi nella vasca del bagno rituale con imprescindibile regolarità. Dunque ben venga, questa generosa donazione. Il problema è però che la «Città dei Giusti» non è un posto semplice. Intanto c’è una complessa burocrazia da rispettare. Poi ci sono già tanti altri bagni rituali, in città. Come se tutto ciò non bastasse, vi abita un sacco di gente con dei problemi. A incominciare dal braccio destro del sindaco, Moshe Ben Zuk: un pio ebreo sposato e devoto, ma con un passato ancora ingombrante e tempeste ormonali ancora in corso. A fomentare il suo desiderio è la bellissima e focosa Ayelet, sparita da tempo nella realtà ma mai nei suoi pensieri. Poi ci sono Anton e Katia, una coppia russa in crisi con un assetto familiare piuttosto complicata. E Naim, che è appassionato di birdwatching ma per questo finirà nei guai.

In sostanza, la costruzione di questo bagno rituale si rivelerà un affare più complicato del previsto. Per non parlare di quando sarà finito e pronto all’uso: un uso imprevedibile, con conseguenze ancor più imprevedibili.

Difficile dare una definizione dell’ultimo romanzo di Eshkol Nevo, capofila della nuova generazione di scrittori israeliani. Soli e perduti, appena pubblicato da Neri Pozza in italiano, è molto diverso da tutti gli altri suoi libri, che mettevano in scena la meglio gioventù del paese con le sue turbe, le sue nostalgie, il rapporto con la memoria e il futuro, l’intrico dei sentimenti. Qui lo scrittore tenta tutta un’altra strada. Chissà quale. Forse la parabola, l’allegoria sociale. Forse la novella pura e cruda. C’è, in questo romanzo, sicuramente un’eco della narrativa tradizionale yiddish. Se non altro nell’ambientazione, nei toni, nella ricerca di un costante filo d’ironia che possa legare la storia, il corso degli eventi. Questi suoi personaggi sembrano più ricalcare i racconti di Sholem Aleichem e Itzhak Leib Perez che rifarsi ai canoni della narrativa contemporanei.

Dunque forse qui Nevo tenta un’operazione letteraria in stile vintage, si cimenta con un genere affatto diverso e inconsueto, forse per mettere alla prova più se stesso come scrittore che noi suoi lettori. Il risultato è in effetti spiazzante, non sempre convincente. Forse avrebbe dovuto concentrarsi di più sul tema portante, che non è certo la costruzione di un bagno rituale e nemmeno l’esperimento narrativo di ricongiungimento a una lunga tradizione «classica» dell’ebraismo, bensì la forza del desiderio, lo scontro fra ragione e sentimento. Questo è infatti il messaggio della parabola, lo sfondo sul quale si gioca la vicenda e si muovono gli abitanti della fantomatica «Città dei Giusti» – più o meno ortodossi, più o meno sapienti, più o meno stolidi.

Forse si trattava di giocare di più, nella traduzione, con un’alternanza di toni che esprime nell’ebraico la varia umanità di questo libro, stretta in un piccolo posto e in un tempo breve eppure espressione di quella varietà inesauribile che abita davvero in Israele.

Forse questo romanzo va affrontato con calma e pazienza, accompagnando i personaggi per mano dentro la loro storia, perché è una vicenda ricca di anime, di passati da raccontare, di presenti complicati. E l’ironia sommessa che a tutto soggiace non sempre coinvolge eppure lascia negli occhi di chi legge una nota di malinconia autentica, che è la più tenace cifra narrativa di Nevo anche quando parla di slanci giovanili e tornei di calcio.

* scrittrice e traduttrice. Il suo ultimo libro, «Lo specchio coperto» 

http://www.lastampa.it/2015/06/12/cultura/tuttolibri/lisraele-ironica-di-eshkol-nevo-CC611aYoz8wntJvZoqYuRJ/pagina.html