Scoop. Moni Ovadia difende Israele | Kolòt-Voci

Scoop. Moni Ovadia difende Israele

Continua il viaggio di Kolot nella profonda sinistra radicale ebraica con una grande sorpresa. Parlando di zingari, ebbene Moni Ovadia sì, lo ammette. Gli ebrei non vengono più perseguitati come in passato. E perché? Semplice. Perché esiste lo Stato ebraico! Leggere per credere.

Moni Ovadia

moni-ovadiaA Roma, un’auto sulla quale viag­gia­vano, stando a quanto rife­rito dalla stampa, tre per­sone della comu­nità rom, non ha rispet­tato l’alt della poli­zia ed è fug­gita a velo­cità folle tra­vol­gendo e ucci­dendo un donna filip­pina e ferendo, anche gra­ve­mente, altre otto per­sone che si tro­va­vano sul suo cammino. Come era pre­ve­di­bile si è sca­te­nata la usuale canea raz­zi­sta con­tro i rom in quanto tali gui­data dal lea­der della Lega Nord, Mat­teo Sal­vini e da tutta la galas­sia nera dei nazifascisti.

Il tutto con­dito dall’inevitabile fol­klore media­tico. Ieri mat­tina, il gior­na­li­sta di Libero Piero Gia­ca­lone, nel corso della tra­smis­sione di attua­lità poli­tica de La 7, con pun­tuale chia­rezza, ha inqua­drato la que­stione nei ter­mini della lega­lità affer­mando un valore impre­scin­di­bile delle civiltà demo­cra­ti­che, ovvero che tutti i cit­ta­dini e gli esseri umani in gene­rale, davanti alla legge, sono uguali. Gia­ca­lone ha pro­se­guito il suo ragio­na­mento con sapi­dità iro­nica pren­dendo a ber­sa­glio due cate­go­rie di per­sone con­trap­po­ste: «buo­ni­sti» e «cat­ti­vi­sti» i quali, a suo parere, si limi­tano a reci­tare le loro parti in com­me­dia. Ora, appar­te­nendo io alla cate­go­ria dei primi, pro­verò a rin­tuz­zare, almeno in parte, la pur legit­tima stig­ma­tiz­za­zione iro­nica di Giacalone.

Se è pur vero che fra i buo­ni­sti si incon­trano talora per­sone super­fi­ciali inclini a gene­rici embras­sons nous, coloro che ven­gono spesso defi­niti con sprezzo « buo­ni­sti » sono in linea di prin­ci­pio esseri umani che si pon­gono il pro­blema dell’altro, delle mino­ranze e si riten­gono respon­sa­bili del «volto altrui», per dirla con il filo­sofo Levi­nass, o met­tono in pra­tica il det­tato evan­ge­lico: «Ciò che fai allo stra­niero lo fai a me». Del resto, la que­stione dell’accoglienza dell’altro è la madre di tutte le que­stioni, quella la cui man­cata solu­zione è causa di ogni vio­lenza e di tutte le infa­mie che deva­stano la con­vi­venza delle comu­nità umane.

Nel mio caso, appar­tengo ad una ulte­riore fat­ti­spe­cie, sono un ex «altro» entrato nel salotto dei pri­vi­le­giati. Io sono ebreo e so che signi­fica essere gra­vato da pre­giu­dizi, calun­niato, per­se­gui­tato, deriso, mas­sa­crato e sterminato.

Oggi, molti cat­ti­vi­sti vi diranno che l’ebreo non è come il rom. Oggi ve lo dicono, ma in pas­sato i «per­fidi giu­dei» erano trat­tati allo stesso modo, con una sola dif­fe­renza che i rom non rice­ve­vano l’accusa di essere dei­cidi, in quanto cri­stiani o mus­sul­mani. Cre­dete che l’antisemitismo abbia perso aggres­si­vità a causa dell’orrore pro­vo­cato dalla Shoà? Non è così, anche rom e sinti hanno subito lo stesso destino. La vera ragione è che oggi esi­ste uno stato ebraico ( la defi­ni­zione è di Teo­dor Her­zel, suo Ideo­logo, das Juden Staat ) con un eser­cito, un governo e ser­vizi segreti che sanno essere molto «cattivisti».

Per rom e sinti non c’è nes­suno Stato che parli e agi­sca, nes­suno li difende da posi­zioni di forza e gli attac­chi raz­zi­sti con­tro di loro sono solo azioni di vigliac­chi. È raz­zi­sta chiun­que attri­bui­sca reati di indi­vi­dui all’intera comu­nità. Ma io, che appar­tengo simul­ta­nea­mente anche ad un altra cate­go­ria, i set­tan­tenni, ho buona memo­ria. E che c’entra con l’argomento in discus­sione? C’entra!

Ricordo quando sui muri della pro­spera «Pada­nia», della sua capi­tale «morale» c’erano le infami scritte raz­zi­ste «via i meri­dio­nali dalle nostre città!», «non si affitta ai ter­roni!». Mi ricordo dell’eco di Mar­ci­nelle quando i nostri ita­liani più poveri, trat­tati come bestie in quanto ita­liani, veni­vano ven­duti come schiavi da miniera per­ché tutta l’Italia avesse car­bone. Mi ricordo delle scritte «vie­tato agli ita­liani e ai cani» nel civile Nord Europa.

Allora gli zin­gari era­vamo noi. Sal­vini se lo ricorda?

Ma cosa volete che si ricordi un popu­li­sta dema­gogo alla ricerca di voti? A lui, a quelli come lui, i voti non ser­vono per fare poli­tica, ma per fare un mestiere, quello del nazio­na­li­sta da pic­cola patria, come i Kara­d­zic, gli Arkan, i Mla­dic e i loro omo­lo­ghi croati, gli ster­mi­na­tori della ex Jugo­sla­via. Un mestiere molto red­di­ti­zio che si nutre di odio, appro­fitta della paura dei più fra­gili, garan­ti­sce posti nei par­la­menti e gra­ti­fi­cante visi­bi­lità mediatica.

C’è un solo nome per chi appro­fitta di un fatto effe­rato — com­messo que­sta volta da rom, ma decine e decine di altre volte da ita­liani, padani com­presi — per semi­nare odio: sciacallo.

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