Ci lascia Nichols, regista yiddish de «Il laureato» | Kolòt-Voci

Ci lascia Nichols, regista yiddish de «Il laureato»

Morto a 83 anni, fu il regista dei sentimenti

Maurizio Porro

LaureatoMike Nichols, il famoso regista de Il laureato, è morto ieri a Los Angeles a 83 anni: lascia tre figli e quattro mogli, l’ultima Diane Sawyer giornalista della ABC e una lunga scia di rimpianto trapuntato da sorrisi. E stato un pilastro del cinema e del teatro (anche della tv dove aveva girato la miniserie «Angels in America» con Pacino) e fu uno dei tanti europei obbligati per ragioni di razza a emigrare.

A 8 anni Michael Igor Peschkowky, nato il 6 novembre 1934 si trasferisce con famiglia da Berlino a Chicago, passa dal clan Nabokov e Pasternak a quello dei Kennedy, trovando un suo spazio nell’Actor’s Studio di Strasberg e Kazan. Del grande Paese sarà, da ospite molto integrato, un osservatore implacabile, denunciando i compromessi con la satira, osservandolo nella privacy sessuale e nelle stanze della Casa Bianca, nelle smorfie del piacere e del potere.

L’insaziabile Mrs. Robinson (la sexy Anne Bancroft) di Il laureato, seducendo e lanciando un arruffato Dustin Hoffmann al suono di Simon & Garfunkel, resterà personaggio di riferimento: la carriera inizia con la parodia dei Compass Players, gruppo fondato nel ’56 con Elaine May e Arkin, trampolino per i cabaret satirici di Broadway, bisogno brechtiano portato in dote da Weimar.

Figlio orfano a 12 anni di un medico, Nichols, col suo buon sangue yiddish, aveva bisogno di ridere soprattutto sulle cose serie: «Non capisco la divisione tra drammi e commedie, ci sono più risate in Amleto che nelle commedie di Broadway». Ambiente che conosceva bene perché fu collaboratore di Neil Simon di cui mise in scena ogni successo, da A piedi nudi nel parco alla Strana coppia (e al cinema l’autobiografia Biloxi Blues), poi allestendo Lui; di Murray Schisgal, The real thing, il musical Annie e nel 2012 Morte di un commesso viaggiatore. Fu regista delle donne, cui non faceva sconti né trucchi, neppure alla Taylor che per le alcoliche zuffe col suo Burton in Chi ha paura di Virginia Woolf? vinse un Oscar, così valorizzò Candice Bergen, la McLain, il tremendo presepe di famiglia in Cartoline daIl’inferno dal libro autobiografico di Carrie Fisher su mamma Debbie Reynolds, la Meryl Streep di Silkwood, denuncia del cancro per amianto e la rampante Sigourney Weaver Donna in carriera. Sull’evoluzione e infelicità dei rapporti si espresse, nella Hollywood post 68, con Conoscenza carnale scritto dall’umorista Feiffer, bollato dalla censura per il finale con Nicholson, audace ma virtuale.

II match tra amore e sesso lo tiene occupato a tempo pieno (ultima tappa è Closer, scambio di coppie, lancio di Owen e Portman) ma se la prese spesso con le istituzioni: dall’ottusità militare di Comma 22 di Heller al cinismo con cui guarda il potere democratico in I colori della vittoria con un Travolta clintoniano e La guerra di Charlie Wilson con Tom Hanks. Gran professionista, non aveva preclusioni, si concedeva anche al melò classico dell’uomo senza memoria (l’avv. Harrison Ford di A proposito di Henry), a Piume di struzzo, versione musical del Vizietto con Robin Williams, Nathan Lane e Gene Hackman.

Nichols ebbe gli scaffali di casa pieni di premi: oltre all’Oscar vinto per Il laureato (e 3 nomination) ci sono gli Emmy tv e almeno 9 Tony del teatro, di cui conosceva ogni segreto nella grande partita tra realtà e finzione che per l’elegante Nichols si risolveva spesso in un cocktail con oliva e risata senza speranza.

Corriere della Sera 21.11.2014