In un libro le lettere di fidanzati ebrei della famiglia Colorni | Kolòt-Voci

In un libro le lettere di fidanzati ebrei della famiglia Colorni

Lettere di fidanzamento di due coppie ebree, di fine Ottocento e di inizio Novecento.

lettera-amoreLettere di fidanzamento di due coppie ebree, di fine Ottocento e di inizio Novecento. I protagonisti sono i nonni e i bisnonni di Emanuele Colorni, presidente della Comunità ebraica di Mantova. Le ha trovate in casa Loredana Leghziel, moglie di Emanuele, e ne ha tratto un libro, “Corrispondenze d’amore”, Di Pellegrini editore, che sarà presentato giovedì 11 settembre alla libreria Di Pellegrini in via Marangoni. Va subito detto che Emanuele Colorni, quando la moglie ha pensato di pubblicare le lettere, non era d’accordo. «Come, vuoi mettere in piazza le cose di famiglia?». Poi però, letto il libro, ha cambiato idea.

La corrispondenza dei fidanzati ebrei, infatti, veniva letta in famiglia davanti a tutti e non conteneva espressioni di intimità fra i due giovani promessi, bensì notizie di vita quotidiana, di lavoro, di conoscenze, per cui ne esce un quadro economico sociale dell’epoca. Si parla anche del matrimonio, della dote, che la famiglia della fidanzata dava al futuro sposo e che era piuttosto consistente. Lui, però, a sua volta, doveva fare un regalo alla donna di un valore attorno al 15% della dote ricevuta. Queste erano le norme, non necessariamente rispettate, ma che forniscono informazioni interessanti sui matrimoni nelle famiglie ebraiche.

Ma chi sono i protagonisti? Emma Levi ed Emanuele Colorni, genitori dell’insigne storico Vittore – morto nel 2005 – per la corrispondenza durata 8-9 mesi nel 1909-10. I genitori di Emma, Elisa De Benedetti e Moise Levi per l’epistolario di 25 anni prima. «Quando sono mancati i miei suoceri – ci racconta Loredana Leghziel – mio marito consegnò alla Biblioteca Teresiana in comodato le opere di suo padre. Poi io ho svuotato i cassetti, trovando un pacchetto avvolto in una carta da regalo riciclata. Dentro c’erano vecchi fogli di giornale e due plichi. In uno le lettere di mia suocera, che abitava a Udine. Non quelle del fidanzato mantovano, ma ho potuto ricostruire i contenuti con notizie storiche e di famiglia». Nel secondo fascicolo, del 1885, ogni lettera cucita alla risposta. Moise Levi ed Elisa De Benedetti, piemontesi, famiglie monarchiche filo-Savoia, vissero nel periodo d’oro per gli ebrei italiani, che da poco emancipati e usciti dai ghetti, potevano fare qualunque lavoro. «Moise era funzionario di pubblica sicurezza, Per lavoro visse a Milano, Roma, Firenze, Venezia, Ancona e poi Udine, sempre con moglie e figli al seguito».

La storia oggi considera fonte privilegiata proprio gli epistolari femminili. Questo racconta la vita degli ebrei mantovani e italiani di due generazioni. Lettere che dovevano restare nella cerchia familiare e scritte quindi senza omissioni e prudenze. Alla presentazione ci sarà anche Stefano Patuzzi che approfondisce il tema del matrimonio ebraico. Il libro di Loredana Leghziel, già autrice di un volumetto sulle ricette della cucina ebraica, si inserisce nel tema della Giornata europea della cultura ebraica (14 settembre) che quest’anno è dedicata alla Donna sapiens.

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