L’etica bellica secondo la tradizione ebraica | Kolòt-Voci

L’etica bellica secondo la tradizione ebraica

Versetti e Midrashìm raccolti e redatti da Uriel Simon

uriel_simon-28Il bisogno di un’etica bellica “Quando in guerra ti accamperai contro i tuoi nemici, dovrai guardarti da ogni azione cattiva” (Deut. 23°, 10) Spiega il Rambàn: “Rashì interpreta ‘Dal momento che il Satàn è in agguato nei momenti di pericolo’ : secondo me è giusto, riguardo questa mitzvà, che il testo ci metta in guardia dal momento stesso nel quale compare un peccato. Del resto si sa che, quando ci si accampa per la guerra, si mangia ogni abominio, saccheggiando, depredando, e si compiono azioni violente e non ci si ferma neanche davanti allo stupro e a ogni turpe azione. Anche l’uomo più giusto infatti, si incrudelirà e si inferocirà nel momento di partire per la guerra; proprio per questo ci ammonisce il testo ‘…dovrai guardarti da ogni azione cattiva’ che anche secondo la semplice spiegazione testuale è un avvertimento da tutto ciò che è proibito. (“Perùsh Ha-Torà”)

“Dio ha donato a (popolo di) Israel tre buone caratteristiche: la misericordia, la vergogna e la pietà” (Talmùd Bavlì, Kiddushìn 4a), ma nessuna di queste tre caratteristiche ci può proteggere dall’istinto malvagio (yètzer ha-rà’) che risiede in ognuno di noi, che nei momenti della battaglia può portare anche il più giusto degli uomini alla crudeltà, allo scatenarsi dei freni inibitori della vergogna e allo scoppio del desiderio della violenza, a meno che non si ponga un solido ostacolo con il timore di Dio e con il timore del peccato.

Una doppia responsabilità – Salvare la vita e salvare l’anima

“Giacobbe molto impaurito ed angustiato (da Esaù), divise in due schiere la gente che era con lui, il bestiame minuto, il grosso e i cammelli”. (Gen. 32°, 8)

“Disse Rabbì Yehudà a nome di Rabbì Allay: (in quella situazione) non c’era né paura né angoscia, ma era solo ‘molto impaurito’ – di essere ucciso e ‘angustiato’ – di uccidere. Diceva (infatti): Se (Esaù) è più forte di me – mi uccide, se io invece sono più forte di lui – io lo uccido… (Bereshìt Rabbà, Parashàt Va-yishlàch, 76)

“Davìd disse a Shelomò: Figlio mio, avevo intenzione di costruire una casa in onore del Signore mio Dio. Ma a questo si oppose la parola di Dio dicendo: Hai sparso sangue in quantità, hai combattuto grandi guerre, non potrai costruire dunque una casa in Mio onore, poiché hai sparso troppo sangue al mio cospetto”. (Cron. 1 22°, 7-8)

Il dovere di trasgredire un ordine sanguinario…

“Disse il re (Shaùl): Tu morirai, Achimèlekh, tu e tutta la tua casa paterna. Disse allora il re alle sue guardie del corpo: Muovetevi ed uccidete i sacerdoti, poiché anche essi sono dalla parte di Davìd; sapevano che stava scappando e non me ne fecero giungere notizia! E non poterono gli schiavi del re alzare la mano per colpire i sacerdoti del Signore” (Sam. 1 22°, 16-17)

…e la forza di sopportarne le conseguenze

“Rav Shemuèl figlio di Rav Itzchàk disse : erano Avnèr e Amasà (quelle guardie). Gli dissero: ‘Vuoi qualcos’altro da noi (oltre questa richiesta) a parte questa cintura e questa corazza (che ricevettero dal re)? Ecco, te le restituiamo!’”

Il pericolo dell’ipocrisia

‘(Shaùl giunse fino alla città di ’Amalèk) e si appostò vicino al fiume’ (Sam. 1 15°, 5) – Disse Rabbì Mani: questo si collega al “fatto del fiume”! Nel momento in cui Dio ordinò a Shaùl: ‘Vai e colpisci ’Amalèk (Saccheggerete tutti i suoi averi, senza averne nessuna pietà; uccidendoli dagli uomini alle donne, dal poppante al lattante, dal toro al montone, dal cammello all’asino)’ (ibid., 3) Disse: Per una sola vita hai detto che c’è bisogno della vitella decapitata ([il cui sangue scorre] nel fiume) tanto più per tutte queste vite! Uscì (allora) una voce dal cielo e gli disse: ‘Non essere giusto più del necessario!’ (Eccl. 7°, 16) E nel momento in cui Shaùl disse a … ‘Va’ e colpisci i sacerdoti’ (Sam. 1 22°, 18), uscì una voce dal cielo e gli disse: ‘Non essere malvagio più del necessario’ (Eccl. 7°, 17). (Yomà, 22°, 72)

“Rabbì Shim’òn Ben Lakìsh dice: Chi si impietosisce invece di essere crudele, in fin dei conti diventa crudele quando bisogna impietosirsi. Da dove ricaviamo che diventa crudele quando bisogna impietosirsi? È detto: ‘Distruggerai Nov, città di sacerdoti, a fil di spada (e dall’uomo alla donna, da … al lattante, e quindi i tori, gli asini, montoni [passerai] a fil di spada)’ (Sam. 1 22°, 10). E Nov è forse come il seme di ’Amalèk?” (Kohèlet Rabatì 7°, 33)

I versetti precedenti vengono citati frequentemente per porre un ostacolo agli sforzi compiuti per salvaguardare l’immagine dell’uomo durante i combattimenti e come un invito ad adottare invece norme comportamentali tipiche di un nemico crudele. A tutto ciò bisognerebbe rispondere:

1. Secondo la spiegazione testuale della Torà, il re Shaùl non ha espresso delle obiezioni sulla legittimità dell’ordine di distruggere ’Amalèk, né prima né dopo la guerra. In pratica questi non ha neppure dimostrato nessuna pietà nei confronti di donne e bambini, dal momento che risparmiò solamente la parte migliore del gregge (che i sui soldati volevano predare) e il re Agàg (la cui cattura fruttò a Shaùl onore e gloria). Da tutto ciò si deduce che le obiezioni del midràsh non sono che le obiezioni dei nostri Saggi, che riflettono le loro preoccupazioni per il divario tra l’ordine di distruzione totale e tra l’attenzione che la Torà dedica alla preservazione della vita umana così come si riflette nel precetto della vitella decapitata. Non c’è dunque niente di sbagliato ad esprimere sinceramente tali difficoltà, ed in nessun caso bisogna vederle come il frutto di un “umanesimo” estraneo. La santità della vita umana – di ogni uomo creato ad immagine divina – è uno dei principi fondamentali della Torà.

2. La risposta di Rabbì Mani è che non ogni uomo ha il diritto di obiettare a questo comando di Dio, e men che mai un uomo come Shaùl che ha versato sangue innocente in abbondanza. La terribile malvagità di Shaùl nell’uccidere i sacerdoti di Nov gli toglie il diritto di esprimere qualsiasi obiezione morale, che da lui pronunciate sembrerebbero solamente un falso sentimento di pietà.

3. La risposta di Rabbì Shim’òn ben Lakìsh è che la pietà inopportuna causa successivamente la crudeltà; chi prova pietà per debolezza o a causa di un altra ragione negativa, alla fine non potrà contenere la propria aggressività e crudeltà quando queste si riveleranno in una situazione opposta.

4. Alla base di questi due moniti alla troppa pietà ingiustificata riveliamo una risposta comune al nostro problema: L’unica giustificazione al comando di distruggere totalmente ’Amalèk  viene dal fatto che il comando è stato dato esplicitamente da Dio. Così come Abramo chiese di sacrificare Isacco, così viene comandato a Shaùl di sterminare ’Amalèk. In assenza però di tale comando, rimangono più che valide tutte le norme fissate dalla Torà, così come definite dalle regole sullo spargimento di sangue da una parte e dall’altra dalle regole di guerra.

5. La più alta coscienza dell’uomo influenzò la creazione delle regole di guerra, così come si deduce dal prossimo midràsh.

Dio tiene conto del senso umano della giustizia

“Rabbì Yehoshùa di Sachnìn disse a nome di Rabbì Levì: Tutto quello che Mosè decretò, Dio era d’accordo. Come? Dio non gli disse di distruggere le tavole (della Legge), e lui decise di distruggerle. E da dove ricaviamo che Dio era d’accordo? Perché è scritto ‘Che hai rotto’ (Es. 34°, 1) (Dio disse) Le hai rotte? Ben fatto! Dio gli disse di combattere contro Sichòn come è detto ‘E gli dichiarerai guerra’ (Deut. 2°, 24) e lui non fece così ma ‘Inviò degli ambasciatori [dal deserto di Kedemòth a Sichòn, re di Chesbòn, con un messaggio di pace dicendo…]’ Dio gli disse: Ma Io ti avevo detto: ‘Vai e combattilo’! E tu vai a fare la pace! Sulla tua vita che io osserverò la tua decisione: ogni qualvolta dovranno fare la guerra non inizieranno se non con [un offerta di] la pace, come è detto ‘Quando ti avvicinerai ad una città [per combatterla, gli offrirai la pace]’ (Deut. 20°, 10). Chi osservò tale regola? Yehoshùa Bin Nun. Disse Rav Shemuèl Bar Nachmàn: Che cosa fece Yehoshùa? Pubblicava un diatagmà (in greco – proclama governativo, ordine reale) in ogni posto che doveva conquistare e c’era scritto: chi vuole scappare è libero di farlo, chi vuole combattere lo faccia. Che cosa fece dunque il popolo dei Ghirgassei? Si fece da parte al suo avanzare e Dio gli diede in dono una terra bella come la sua, l’Africa. Ai Ghivonei che si accordarono per la pace, Yehoshùa diede la pace. Ma i 31 re che decisero di combattere, Dio li fece cadere in mano sua (di Yehoshùa)”. (Devarìm Rabbà, Parashàt Shofetìm, 13)

Tratto da “Shefikhùth damìm, hebetìm hilkhyìm umusarìm” – Pirsumè “Oz Veshalòm” – Chug ra’ayonì-medinì letzionùth datìth. Gerusalemme.

Traduzione di David Piazza – 1994