Libeskind e il volo degli uccelli | Kolòt-Voci

Libeskind e il volo degli uccelli

Francesco Pacifico

Daniel LibeskindDaniel Libeskind è nato a Łódź nel 1946: i genitori, ebrei polacchi, sopravvissero all’Olocausto. Come archistar, fa parte dell’immaginario contemporaneo grazie al Museo ebraico di Berlino e il progetto del rinnovato World Trade Center, che poi però nei fatti ha conservato, del progetto di Libeskind, solamente l’idea simbolica di fare una torre di 1.776 piedi, a ricordare l’anno della Dichiarazione d’indipendenza. La torre in via di completamento sopra Ground Zero non è lo snello grattacielo curvo progettato da Libeskind, ma qualcosa di più standard e più corposo, per aumentare la metratura. So che ne avrei dovuto parlare in questa intervista, ma a fronte di questi drammatici confronti con il passato recente e meno recente di Undici settembre e Olocausto (i due temi forti dei due primi libri di Jonathan Safran Foer, mi viene da dire), ciò di cui voglio parlare nei venti minuti concessi su Skype, prima che lui venga in Italia al festival Le Conversazioni di Capri, è un suo progetto di grattacieli e case basse a Singapore: un assurdo sfondo da fantascienza, una serie di grattacieli curvi vicini tra loro come pinguini in letargo, piantati fra parco tropicale e mare.

INTERVISTATORE

Vorrei cominciare da Reflections at Keppel Bay (1), che ho visto quest’inverno. Stavo camminando sulle Henderson Waves (2) nel Southern Ridges e a un certo punto di colpo vedo questa cosa folle all’orizzonte sulla destra. E a me e alla mia fidanzata sono venute le vertigini perché sembrava, boh, una cosa di effetti speciali, Computer Generated Imagery. Allora abbiamo fatto un sacco di foto, di video, avevamo le vertigini perché il ponte pedonale era altissimo. Insomma, vorrei parlare un po’ di che cos’è una città, dell’utopia, e volevo cominciare da qui perché Singapore è una città impressionante. Insomma, qual era il progetto, qual era il suo obiettivo?

LIBESKIND

Il progetto… Be’, Singapore è una piccola città Stato in via di sviluppo e le case costano molto, per cui ho pensato a questa cosa: come si può dare unicità a ogni persona che vivrà qui? E poi ho inventato una cosa che non è mai stata fatta e che forse non sarà mai ripetuta, ossia delle torri, dei grattacieli, che sono doppiamente curvi: non sono curvi su un lato solo, è l’intero spazio a essere curvo, doppiamente curvo, il che significa che tutti coloro che vivono in quelle torri hanno una posizione diversa nello spazio, letteralmente, sembra una specie di mondo galleggiante, infatti hai detto che ti è sembrato di sognare. E sono anche riuscito a fare dei palazzi più bassi ad alta densità e ho potuto lasciare libero molto spazio, sai, per farci un’area pedonale, per le strutture ricreative, per gli spazi verdi. La sfida è stata come costruire palazzi ad alta densità. In un certo senso è una soluzione del tutto unica, e ovviamente, visto che è una zona tropicale, ci sono i giardini in cima alle torri, i giardini e i ponti e le strutture ricreative, e molto spazio. E comunque, in una città in cui ci sono molti grandi artisti dell’architettura, è diventato il progetto immobiliare più redditizio. E poi la gente ama abitare spazi nuovi, scoprire nuove idee, come sarà la città del futuro.

INTERVISTATORE

Certo, soprattutto a Singapore. Durante il viaggio, leggevo che lì hanno una tradizione di caseggiati popolari, che è stata la base della loro ricostruzione postcoloniale a partire dagli anni Sessanta. Quindi ora stanno cercando di ritornare a sviluppare edifici ad alta densità in onore di quella tradizione. Sembra una cosa che gli piace molto. Crede sia un modello esportabile? Non so, noi romani potremmo mai adattarci a quelle forme? O c’entra con la storia di un Paese?

LIBESKIND 

Credo che si bilancino fattori diversi. Credo che non puoi fare un progetto senza farlo derivare dalla città, dal posto in cui sei. Ma il posto, come per esempio Roma, è qualcosa di molto sorprendente, non è una cosa univoca, con un contesto visibile scontato, ovvio: devi immergere il cervello nella terra, in profondità, e devi pure, sai, fluttuare un po’ in mezzo al cielo per vedere davvero qual è lo spirito di una città. Non è solo ciò che è visibile, ma anche ciò che è invisibile, non è solo ciò che è udibile ma anche ciò che le voci sussurranti degli uccelli dicono. E devi osservare il volo degli uccelli da vicino, i cieli, per vedere com’è veramente il posto in cui devi costruire. Credo che ogni luogo meriti di farsi reinventare, perché viviamo in un’epoca in cui le nazioni cadono a pezzi, ora sono le città a competere per la creatività, l’economia, il benessere: sono gli enormi magneti del futuro.

INTERVISTATORE

Pensando ai singaporiani, si vede l’impatto dell’ambiente tropicale, combinato alla storia di alta densità abitativa. L’effetto che hanno sulle torri costruite nel nuovo millennio è incredibile. Vedi alberi su balconi e passerelle a piani altissimi: concetti che noi non abbiamo. Per noi, in cima, i grattacieli devono essere una cosa chiusa, ermetica.

LIBESKIND 

Certo, ma Singapore ha una latitudine molto particolare, un clima molto particolare. Secondo me ciò che rende unica Singapore, e il mio progetto Reflections on Keppel Bay, è che i costruttori hanno accettato di correre un rischio: nessuno ha mai costruito un grattacielo doppiamente curvo, e la gente ha detto: «Ma siete matti? Non è una torre come le altre». Ma credo che senza il rischio non puoi inventare qualcosa di nuovo.

INTERVISTATORE

Può farmi capire cosa significa «grattacieli doppiamente curvi»?

LIBESKIND 

Significa che la torre non è una torre verticale. Significa che ogni appartamento e ogni piano non è precisamente sopra o sotto un altro, ma è spostato completamente, a formare piano su piano un pezzo di vegetazione tropicale che si spinge verso il cielo in maniere diverse.

INTERVISTATORE

Quindi, per dire, condiziona tutto pure il modo in cui si fanno le rampe di scale?

LIBESKIND 

Sì. Le scale in effetti sono integrate in maniera molto molto razionale, in modo che l’infrastruttura e tutti gli elementi siano realmente meccanici, come una macchina, a un angolo giusto con la terra, ma l’intero volume di ogni palazzo si esprime in questa curvatura, che non è una decorazione, non è solo una cosa che ha un bell’aspetto vista da un certo punto di osservazione. È interna, è nello spazio effettivamente vissuto. Non so se hai visitato le unità abitative…

INTERVISTATORE

No, sono stato solo nella foresta, e c’era la tua roba sulla destra, e invece dal lato sinistro del ponte pedonale si vedevano i vecchi caseggiati colorati tutti di colori diversi.

LIBESKIND

Giusto.

INTERVISTATORE

Una visione pazzesca. Comunque. Quest’estate va a Capri al festival di Antonio Monda (3) a parlare di Purezza e Corruzione, che mi pare un buon argomento per l’architettura: dov’è l’architettura e che posta in gioco morale si dà con un progetto grande come Reflections, in una città controversa come Singapore?

LIBESKIND 

Be’, sai, devi cercare dentro la tua anima e guardare con i tuoi occhi e cercare di fare un progetto veramente integrato. Reflections non è qualcosa di esterno, non è un falso, non si limita a presentare un’immagine o un’icona: evolve in qualcosa che ha a che fare con le idee pure e la poesia. E ovviamente devi affrontare, nel lavoro, tutte le complessità, i costi, i permessi, e in qualche modo devi superare tutto questo per portare la tua idea in un mondo che è nel XXI secolo.

INTERVISTATORE

Se capisco bene, sta dicendo che la purezza ha a che fare con un’idea di spazio, e penso a Keppel Bay, che non è solo una superficie.

LIBESKIND 

Sì, hai ragione. La purezza può implicare una certa innocenza, una certa ingenuità: non le si addice il cinismo, l’essere sardonici, scettici, come stanchi esperti della professione: la questione è fare una cosa innocente. Ovviamente all’inizio quando presentai il progetto il cliente disse no, è impossibile, costa troppo: è una storia molto interessante, dovevo ovviamente considerare i problemi ingegneristici, dovevo cambiare il progetto e rendere le torri a curvatura singola invece che doppia, ma poi le autorità di Singapore dissero: «No, no, daremo il permesso per le torri a doppia curvatura: ci piace la forma». Poi allora ovviamente the developers dissero: «Ma certo, anche noi vogliamo fare le torri a doppia curvatura, ci daranno molto più terreno», insomma la verità è che a volte fare le cose che ami e che ritieni vere ti fa convincere gli scettici e la gente, che alla fine si innamora dei progetti.

INTERVISTATORE

Diventa più facile, via via che aumenta l’esperienza, affrontare queste incertezze, o rimane una parte spaventosa del lavoro?

LIBESKIND 

Non lo diventa mai, anzi peggiora, perché devi sempre liberarti la testa da tutte le cose che ti ci hanno ficcato dentro l’istruzione, il senso comune, la storia, la propaganda. Devi svuotare la testa completamente, e poi provare ancora una volta a pensare come un novizio, perché gli esperti sono quelli che ficcano a forza le solite idee nelle cose. L’idea di fondo è che ogni progetto si merita uno sguardo fresco. E uno sguardo fresco porta sempre polemiche. I clienti dicono: «Sei mica pazzo? Non puoi fare una cosa del genere»… Anche il pubblico, a opera completata, viene e dice: «Chi ci vorrà mai andare a vivere?». Ma poi si vede che il successo, anche quello economico, oltre a quello estetico, viene esattamente dall’aver superato i limiti di quanto fatto prima.

INTERVISTATORE

A proposito del liberarsi la testa, pensavo che sul fronte occidentale lei è famoso per musei e monumenti, dal World Trade Center (4) al Museo ebraico a Berlino (5): insomma lì deve affrontare il peso del passato, la storia della sua famiglia…

LIBESKIND 

Sì…

INTERVISTATORE

E invece in Oriente deve affrontare una cosa completamente diversa: pensare da zero, per nazioni tutte rivolte al futuro.

LIBESKIND 

Non sono d’accordo. Secondo me l’Oriente ha altrettanta storia, e una memoria spesso dimenticata o repressa, ma presente, tanta quanta ne ha l’Occidente. Sto costruendo un museo in Cina, a Wuhan (6): è il primo museo privato della storia cinese.

INTERVISTATORE

Come si fa a cambiare atteggiamento da un progetto all’altro?

LIBESKIND

In ogni progetto, in Asia o altrove, in Europa o Sudamerica, dovunque costruisco, vedrai che c’è qualcosa nel posto, nella storia, nella terra, nel cielo, che è unico, e credo che non esista una formula, va scoperto caso per caso, ogni volta è come la prima.

INTERVISTATORE
Quindi non sente le diverse velocità a cui vanno i diversi continenti in cui lavora: non sente un cambio di marcia passando da uno all’altro?

LIBESKIND

Be’, sì, vanno a marce diverse. L’Asia si sta sviluppando molto rapidamente dopo anni di colonizzazione e sfruttamento. Voglio dire, nel VI e VII secolo, per dire, l’India e la Cina erano Paesi ricchi, l’Europa era un povero piccolo continente, l’America era selvaggia, quindi le economie cambiano di continuo la nostra concezione del mondo, ma credo che dobbiamo pensare al mondo come a una cosa sola, intera, e dobbiamo pensare al divario fra ricchi e poveri, fra Nord e Sud, per occuparci di questo genere di ineguaglianza e a come dare a ogni persona la possibilità di avere un posto decente, ma non solo decente, un posto bello in cui vivere.

INTERVISTATORE

Al momento, nel mondo dell’architettura, quanto si riflette sulle abitazioni per strati sociali a basso reddito?

LIBESKIND 

Zero, assolutamente nulla. Ho intrapreso progetti per redditi bassi di cui al momento non posso parlare, e non solo il tema sono i redditi bassi ma la ricerca del più basso prezzo per metro quadro al mondo combinata con il tentativo di creare abitazioni belle e dignitose. Certamente non è stato fatto abbastanza. È chiaro che il lusso ha un suo posto speciale nell’architettura, ma dobbiamo pensare pure alle necessità della grande maggioranza delle persone. Quando lavoriamo in Brasile, in India o in Cina o nelle Filippine, in Corea, dobbiamo pensare a una popolazione in crescita, dobbiamo chiederci come possiamo creare città che siano belle e non solo incubi ad alta densità, non solo una massa di persone che vivono come api o formiche, è un ambiente orribile che non è più umano. Ma come facciamo a dare alla gente spazio, creatività, come dare alla giovinezza una cornice in cui un ragazzo possa trovare ispirazione per crescere. È la sfida del XXI secolo.

INTERVISTATORE

Sarà una questione prevalentemente urbana, vero?

LIBESKIND

Certamente. Non c’è dubbio che la popolazione mondiale stia spostandosi rapidamente verso la città, e la sfida è proprio questa. Come facciamo… specie con le città storiche: diventeranno città museo del passato? O saranno ancora in grado di avere il ruolo creativo avuto in passato? Per le nuove città, il fatto interessante, per esempio in Cina, è che ci sono centinaia e centinaia di città da tre milioni di abitanti in cui non vuole abitare nessuno. Tutti vogliono andare a Shangai, Pechino, e così via. Come si fa a tenere le persone in una città: come si fa a trasformare certe città in veri luoghi in cui sentirsi a casa e non in qualcosa di astratto?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-06-16/libeskind-e-volo-uccelli-125318.shtml?uuid=ABGH1fRB