Gli stereotipi antisemiti del papa “simpatico” | Kolòt-Voci

Gli stereotipi antisemiti del papa “simpatico”

Mentre proprio quello “antipatico” aveva tentato di correggerne alcuni. Intanto in Israele la ragion di Stato continua a prevalere

Sergio Minerbi

Sergio MinerbiNessuno può negare che papa Bergoglio, il nuovo pontefice, sia molto simpatico. La simpatia è destata dai suoi gesti, dal fatto che riceva almeno un giornalista al giorno e dalla semplicità del suo discorso, tutte caratteristiche di una persona che sa trovare il linguaggio del popolo. Di tanto in tanto però bisogna leggere i suoi testi originali per capire che evidentemente qualche problema di convivenza con gli ebrei resta.

Circa un anno fa, il 27 aprile 2013, dopo la sua normale messa mattutina pronunciò una predica offensiva per gli ebrei basata sui Vangeli. Egli ricordava che quando vennero i soldati romani ad annunciare la resurrezione di Gesù, gli ebrei avrebbero detto loro: “State zitti prendete, e con i soldi hanno coperto tutto. Invece la comunità chiusa, sicura di se stessa, quella che cerca la sicurezza proprio nel patteggiare col potere, nei soldi, parla con parole ingiuriose: insultano, condannano” .

Nessuno rilevò all’epoca il discorso inquietante di Bergoglio, ma oggi abbiamo a disposizione un esempio ben più grave. Le citazioni che seguono sono tratte dal: “Fatto Quotidiano”. Ripercorrendo i tempi di Gesù, il papa evoca la classe dirigente ebraica di allora che a suo dire “si era allontanata dal popolo, lo aveva abbandonato, incapace di altro se non di seguire la propria ideologia e di scivolare verso la corruzione. Questa gente era peccatrice? Sì, sì. Tutti siamo peccatori. Tutti. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto, con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori sono scivolati, sono diventati corrotti. (…) E passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: “È meglio che un uomo muoia per il popolo”.

Non è da oggi che alcuni cristiani lanciano contro gli ebrei accuse prive di qualsiasi base. Ma almeno un papa, Ratzinger, ha tentato di apportare una correzione. Nella sua trilogia su Gesù, al secondo volume, egli scrisse (cito a memoria): “Ma come poteva tutto il popolo ebraico entrare nella corte di Ponzio Pilato, per chiedere ad alta voce, che Gesù fosse crocefisso? Nel cortile di una casa romana dell’epoca non ci stava tutto il popolo ebraico che contava, circa un milione di persone ma ce ne saranno entrate forse duecento”. Questa citazione dimostra che si può essere papi e nello stesso tempo corretti verso gli ebrei. L’antisemitismo nasce con i primi cristiani, dopo la distruzione del Tempio verso l’anno 100 dell’era volgare nel desiderio di differenziarsi dagli ebrei, ormai privi di uno Stato e considerati nemici dai Romani.

Si poteva sperare che dopo la Shoah, dopo tutte le sofferenze subite dal popolo ebraico, i cattolici avrebbero corretto il loro odio contro gli ebrei. Lascio al lettore il giudizio se così fu.

Quando il papa fra circa due mesi visiterà lo Stato d’Israele, è prevista una sua messa sul luogo che è ritenuto essere quello dell’ultima Cena di Gesù, denominato il Cenacolo. In tutto il periodo del Mandato britannico, gli inglesi rifiutarono di accedere alle richieste dell’Italia e del Vaticano, per ottenere il Cenacolo.

Invertendo la rotta sembra che il Governo di Israele abbia accettato di cedere il Cenacolo senza nessuna contropartita. Perché?

http://moked.it/blog/2014/03/31/dialogo-e-equivoci-simpatie-e-incomprensioni/