Il rabbino e l’amico dittatore | Kolòt-Voci

Il rabbino e l’amico dittatore

Berel Lazar, nato a Milano, sostiene da anni lo “zar” Vladimir Putin, che contraccambia con stima e sostegno

Gadi Luzzatto Voghera

Lazar-PutinChissà cosa pensano i rabbini ucraini delle prese di posizione di Berel Lazar, il rabbino Lubavich noto per la sua familiarità con Putin e che ha applaudito in maniera convinta all’annessione della Crimea alla Russia. Noto per aver dato nuovo slancio alle attività ebraiche nella Russia postcomunista, che ormai in gran parte si svolgono nell’ambito organizzativo del mondo Chabad, il rabbino Lazar (che si è formato a Milano) esprime con il suo comportamento un ben noto e direi tradizionale rapporto di appeasement fra la leadership ebraica e il potere politico.

Nei secoli e nei millenni, la massima talmudica “dinà demalkutà dinà” (la legge del regno è legge) ha non solo permesso agli ebrei di sopravvivere come minoranza in luoghi altrimenti inospitali, ma anche e soprattutto ha costituito l’essenza stessa del discorso politico ebraico nella diaspora. Certo, la figura di Lazar è particolarmente discussa, come sottolinea Batya Ungar-Sargon in un bell’articolo sul Tablet Magazine, e rimangono tutte da chiarire le dinamiche del suo rapporto con il nuovo Zar.

E certamente può urtare non poco l’idea che il riconoscimento anche istituzionale del ruolo Chabad in Russia sancisca dopo secoli la sconfitta definitiva (e storicamente ingiusta) del mondo dei Mitnagdìm, spazzati via prima dal comunismo staliniano e poi dal nazismo. I luoghi della loro cultura, le yeshivot non chassidiche, le loro comunità, sono state rimpiazzate dal chassidismo di ritorno, made in USA, che si è di fatto sostituito e sovrapposto alle tradizioni religiose locali. In Europa orientale sta avvenendo un generale fenomeno di assestamento che coinvolge pulsioni nazionaliste, imperialiste, etniche e religiose che è forse solo agli inizi, e la componente ebraica ha in questo contesto un ruolo non secondario.

La questione antisemita riemerge e viene ampiamente utilizzata a fini propagandistici anche da parti contrapposte, dimostrando tutta la sua forza di ideologia politica aggregante. E in questo contesto ogni presa di posizione pubblica della leadership ebraica viene letta e strumentalizzata di conseguenza. Forse sarebbe opportuno mantenere un certo riserbo in momenti così alti di tensione, ma è chiedere troppo alle leadership ebraiche che per definizione sono divise e spesso contrapposte. Di certo a Kiev non avranno preso bene tutta questa storia.

http://moked.it/blog/2014/03/21/ucraina-4/