L’ebraicità dell’ultima serie tv americana | Kolòt-Voci

L’ebraicità dell’ultima serie tv americana

Curb Your Enthusiasm. Come la cultura ebraica è penetrata nell’immaginario popolare

Tim Small

larry-david_1453954cCome altre fantastiche parole ormai entrate nello slang newyorkese – putz, schlep, schmuck, bupkes, chutzpah, kvetch – anche schlemiel è una parola di origine yiddish. Il dizionario la definisce come «una persona imbranata e sfortunata per la quale le cose non vanno mai per il verso giusto».

Sebbene lo schlemiel sia parte della tradizione folkloristica yiddish, e quindi europea, Larry David, protagonista di Curb (che, lo dico subito, è una delle migliori serie comiche dell’ultimo ventennio) è la perfetta personificazione tv dello schlemiel americanizzato, un personaggio adattato al successo, un produttore miliardario a Los Angeles che è, allo stesso tempo, profondamente disadattato. Non c’è niente di più ebraico di questo: un personaggio ricco, sposato, apparentemente felice e “inserito” in società, che è comunque, inevitabilmente “altro”, diverso, odiato. La serie intera straripa di ebraicità: ci sono puntate chiamate The Bar Mitzvah o The Seder, gli amici di Larry sono quasi tutti ebrei che interpretano diverse “versioni” dell’esperienza ebraica americana, e Larry stesso si trova in diverse puntate a dover “fare i conti” col suo non essere “abbastanza ebreo”. Caso principe di questa dinamica è la puntata in cui Larry cerca di aiutare l’amico Richard Lewis e si trova a dover far finta di essere un «fondamentalista ebraico» (cit.) per ottenere un favore da un conoscente, iniziando a indossare la kippah, estremizzando il suo accento e usando parole yiddish inventate che suonano come schiarimenti di gola. Quando, più avanti nella puntata, si inventa di esser stato parte di una band jewish-folk – meravigliosamente chiamata Larry David and The Hipsters – i titoli delle canzoni che Larry improvvisa sono Gefilte Fish Blues e My Freakin’ Back is Killin’ Me and It’s Making It Hard to Kvell, e gli altri attori faticano a non mettersi a ridere.

Seinfeld è stata, prima di Curb Your Enthusiasm, forse la prima vera serie americana i cui protagonisti erano apertamente ebrei e che portava sul piccolo schermo, a milioni di non-ebrei, una versione modernizzata dell’umorismo ebraico. Certo, Ross e Monica erano ebrei in Friends, e anche Rachel lo era, teoricamente, ma la cosa non è mai stata sviluppata più di tanto, se non nel fantastico casting del grande attore ebraico Elliott Gould come padre dei fratelli Geller. E pure in Seinfeld – la serie più di successo degli anni ’90 e la serie più “ebrea” del panorama pop americano – i produttori della NBC avevano talmente paura che la serie potesse essere percepita come “troppo ebrea” che decisero di dare un nome italo-americano al personaggio di George Costanza, che era, ironicamente, basato integralmente su Larry David stesso, che di Seinfeld era produttore esecutivo e co-creatore.

Il problema non si è più presentato quando Larry David ha sviluppato Curb Your Enthusiasm per HBO: in questa nuova serie (nata da un mockumentary di un’ora e mezza in cui Larry interpretava se stesso che, dopo il successo planetario di Seinfeld, provava, fallendo miseramente, a tornare allo stand-up) il personaggio di Larry non sarebbe stato “adattato” in un italiano George. Larry sarebbe semplicemente stato se stesso, a 360 gradi: e quindi il personaggio-Larry si discosta dal Larry-vero solo per la sua ineluttabile onestà e la sua volontà di dire sempre quello che pensa, cosa che lo porta sempre e comunque a trovarsi incompreso, ostracizzato, umiliato e deriso. È da questa dinamica che nasce l’umorismo di Curb, un umorismo figlio di una tremenda osservazione dei microscopici dettagli della vita quotidiana: dal parcheggiare male al rubare dei gamberi a una festa all’entrare a metà fila al buffet facendo finta di riconoscere qualcuno che è già in fila da prima di te (il chat and cut), dallo scambiare un norvegese per uno svedese ai diversi tipi di conversazione telefonica organizzati per situazione (per esempio la chiamata per strada vale meno della chiamata da casa). Il tipo di umorismo che scaturisce da queste piccole osservazioni, con Larry che si erige a moralizzatore su quali di questi comportamenti siano “giusti” e quali “sbagliati”, è la base di Curb. Anche qui pesa l’eredità di Seinfeld, serie famosa per aver inventato termini come double-dip (quando una persona puccia un grissino in una salsa dopo averlo già pucciato e morso) o lo shrinkage (quello che succede alle parti private degli uomini se fanno il bagno nell’acqua fredda).

«Larry David in tv è diverso dal Larry David vero perché io non oserei mai comportarmi così», ha dichiarato David in un’intervista a Rolling Stone. «È la mia versione di Superman. Se potessi fare sempre quello che voglio, sarei così sempre, ma non si può. (…) Quella è una versione “idealizzata” di me. Pazzo com’è, potrei indossare i suoi panni anche ora, ma sarei arrestato o preso a pugni o cose del genere». Parlando con IFC, David ha rincarato: «Il Larry di Curb non è un rompipalle. È solo incredibilmente onesto, e io non lo sono. È per questo che affronta tutti. Ma dato che viviamo in un mondo delicato e con un equilibrio sociale particolare, non possiamo esprimerci così». Chi non vorrebbe poter essere più onesto? Chi non vorrebbe che tutti stessero alle proprie piccole e ferree regole? E chi, poi, alla fine, non si accontenterebbe di guardare un programma tv in cui un personaggio si comporta così? Se io fossi come Larry, vi direi tranquillamente che se non amate questo programma non avete capito niente della vita. Ma non lo farò. Perché, citando un rassegnato George Costanza, viviamo in una società.

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-08-26/curb-your-enthusiasm-170906.shtml?uuid=AbBtbYQI