La rabbinessa Aiello: Noi riformati abbiamo aperto la strada agli ortodossi nel Sud Italia | Kolòt-Voci

La rabbinessa Aiello: Noi riformati abbiamo aperto la strada agli ortodossi nel Sud Italia

Mentre l’organizzazione Shavè Israel di rav Birnbaum (Rabbino capo a Torino) nomina un giovane rabbino per il Sud Italia, la rabbinessa riformata Aiello rivendica con una lettera  appassionata a Kolòt la paternità dell’idea del “recupero” degli ebrei nascosti

Barbara Aiello

Il primo a dichiararlo fu Charles Caleb Cotton “Imitazione e’ la forma piu’ alta di adulazione”. Ma in questo caso sono gli Ortodossi che sono arrivati nel profondo Sud Italia a mettere in atto questa affermazione. Il Movimento Bene’ Anusim in Calabria e Sicilia che loro stessi chiamano “nuova” iniziativa e’ in realta’ iniziata dieci anni fa e da quel momento e’ cresciuta ogni anno di piu’. Come Rabbino di due comunita’ Bene’ Anusim e fondatore del Movimento Bene’ Anusim, abbiamo qui una simpatica storia da raccontarvi-una storia che contiene il nostro duro lavoro e che racconta di coloro che hanno tentato, occultando i nostri sforzi, di farsene un merito. Ho chiamato questa pratica come il gioco che fa il papà col proprio bambino mettendoselo sulle spalle, a cavalluccio.

Era il 5 Dicembre, 2004 quando mi trovai in un posto che non viene frequentato facilmente da un Rabbino Ebreo, la sala di una Chiesa Cattolica di Lamezia Terme. Avevo appena concluso una Conferenza sugli Ebrei dispersi della Sicilia e della Calabria quando una giovane donna si fece avanti tra la folla che si era formata attorno a me.

Monsignor Colafati, che al tempo dirigeva un animato gruppo di Calabresi- l’Associazione Sinergie Culturali -, aveva dato impulso a questo “storico” incontro. Nell’ aprire la chiesa Calabrese con la mia Conferenza “La Judeka di Nicastro e la Storia degli Ebrei,”il Monsignore mi introdusse ad un pubblico di oltre 200 persone Calabresi dicendo quanto fosse importante per ognuno capire la propria storia. Alla mia destra sulla pedana sedeva il noto Professor Vincenzo Villella, il cui libro sulla storia degli Ebrei di Nicastro era uno dei rari e pressochè unici libri esistenti che riconoscesse l’antica presenza storica degli Ebrei in Calabria. Anche se la mia “lingua Italiana” lasciava a desiderare, il pubblico lì seduto ascolto’ rapito da una profonda attenzione, completamente assorbito dall’ascolto della storia della mia famiglia. Quando la Conferenza si concluse, rimasi colpita dal numero di Calabresi locali, che volevano conoscere di piu’ circa questa storia. Fu in questo momento che la giovane donna si avvicino’ chiedendomi di prestarle attenzione. Lei si aggrappo’ a me e mi sussurro’ “ho sempre avvertito dentro di essere Ebrea ma non ho mai immaginato che la mia famiglia potesse essere Ebrea. Mi aiuti per favore”.

Il suo nome era Antonella e quando mi disse il suo cognome, ricordai subito che era tra quelli nominati nella lista dell’Inquisizione che avevo riportato alla luce e che indicava le sue discendenze Ebraiche. L’urgenza di Antonella divenne la mia stessa urgenza, e mi ripromisi di aiutarla. Fu quella promessa che diede luogo alle basi di cio’ che poi divenne un decennio di lavoro e studio sulla fiorente popolazione Ebraica che un tempo accolse centinaia di paesini e citta’ Calabresi , e che divenne la mia missione per dare supporto ed aiuto a tutti coloro che “ne volevano sapere di piu’”.

Come prima Rabbina donna del Movimento Liberale in Italia, tornai in Calabria, la terra delle mie radici dove organizzai quella che sarebbe divenuta la prima ed unica iniziativa per aiutare gli Ebrei del Sud Italia a riscoprire ed abbracciare quello che era stato nascosto a loro per oltre 500 anni. Ero quindi arrivata per aiutarli a ritrovare le loro radici Ebraiche. In Ebraico diciamo, “Bene’ Anusim” una frase che significa “i figli di coloro che furono forzati”. Forzati? Come? Piu’ di 500 anni fa, durante il tempo dell’Inquisizione le nostre famiglie furono forzate a scegliere tra due possibilita’: o forzati ad abbandonare la nostra religione Ebraica e quindi forzati a convertirsi, o venire espulsi dalle proprie case e paesi di appartenenza.

Come “Bat Anusim”, figlia dei Forzati, ho una esperienza personale con questa tragedia. I miei antenati, Ebrei Spagnoli, furono espulsi da Toledo, Spagna, giungendo in Portogallo, e successivamente in Sicilia dove in fine trovarono rifugio sulle montagne Calabresi per scappare alle persecuzioni dell’Inquisizione, arresti e pena di morte. Mia nonna infatti, Angela Rosa Grande, era una discendente diretta di Matheo de Grande, un “neofita” o “Cristiano Nuovo” le cui proprieta’ e beni vennero confiscati dalle Autorita’ Siciliane dell’Inquisizione della citta’ di Naro. La famiglia fu arrestata per aver “giudaizzato”, ossia per aver praticato le proprie tradizioni Ebraiche segretamente. Infine stabilitisi nel Reventino, nei piccolissimi paesini di montagna tra cui Serrastretta, dove i miei antenati trovarono un luogo per continuare a vivere da Ebrei, ma a seguito della loro spaventosa esperienza, essi scelsero di continuare l’osservanza nella clandestinita’. Per centinaia di anni accesero la candele il venerdì sera, e si astennero dal magiare il maiale, e quando un loro caro moriva si sedevano su sedie basse e coprivano gli specchi in tutta la casa, tradizioni Ebraiche che si praticano ancora oggi.