Se questo è un ebreo, Marco Alloni dialoga con Amos Luzzatto | Kolòt-Voci

Se questo è un ebreo, Marco Alloni dialoga con Amos Luzzatto

Roberto Russo

Ci sono delle realtà che tutti noi conosciamo e, pertanto, non ci sforziamo di approfondire. O meglio: esistono situazioni che tutti conosciamo superficialmente e siamo talmente convinti che non ci sia altro da sapere oltre quelle quattro cose stranote che non ci prendiamo la briga di valutare se effettivamente quanto sappiamo corrisponda a verità o meno.
È il primo dato che mi è saltato agli occhi (e al cuore, se volete) nel leggere (direi meglio divorare…) il libro Se questo è un ebreo in cui Marco Alloni dialoga con Amos Luzzatto. Scrive Alloni nella prefazione:

Rispetto a una conoscenza “allargata” dell’ebraismo, il problema principale che si pone ai nostri giorni è l’ostinata violenza che proviene dal conflitto israelo-palestinese. La stessa inversione possibile del termine in arabo-israeliano ribalta semanticamente le priorità e rimanda a un’ulteriore ragione di ostilità. Rimane il maggior ostacolo alla riflessione sull’ebraismo e in parte a quella sull’islam – ne costituisce, oltretutto, uno dei limiti – poiché il politico è diventato categoria sovradeterminante, che spesso mette in ombra radici, tradizioni e culture del tutto irriducibili alle sue logiche.

E prosegue:

Il politico tende a ricondurre all’idea stessa di conflitto qualsiasi tematica relativa all’ebraismo: ebraismo come persecuzione, ebraismo come diaspora, ebraismo come lotta, ebraismo come resistenza. Ebraismo come offesa. Ebraismo come olocausto. Ebraismo come realtà di tensione ormai millenaria, a cui sembra improponibile sottrarre l’etichetta della maledizione. Una sedimentata sineddoche – ebraismo per sofferenza – impone un sodalizio tragico fra questione ebraica e dolore. Ma è sbagliato che sia così.

Se questo è un ebreo, allora, è l’illuminate titolo – mutuato da Se questo è un uomo di Primo Levi – di questa chiacchierata tra Alloni e Luzzatto che porta a chiedersi in coscienza se quello che sappiamo è anche quello che è nella realtà.

Il saggio è organizzato in cinque capitoli che affrontano a tutto tondo la realtà del mondo ebraico. Anche la sola lettura dei titoli di tali capitoli, ben illustra la robustezza del saggio: O sono gli altri che non vogliono conoscerli. Misconoscenza e resistenza degli ebrei (I);Nessuno risponde mai veramente. La scissione tra ebraismo e cristianesimo (II); Dateci il nostro tipo di soluzione. Il sionismo e gli Stati nazionali europei (III); Anche questo è ebraismo. Relativismo, persecuzione, complotto (IV); Anche mentre si preme il grilletto. Il movimento pacifista internazionale (V).

Nella lettura del libro ho trovato un passaggio del filosofo ebreo Gershom Scholem che ho sempre trovato affascinante, fin dai tempi dei miei studi universitari:

Nel suo commento ai Salmi, Origene racconta che un dotto “ebreo”, probabilmente un membro dell’accademia rabbinica di Cesarea, gli ha detto che le Sacre Scritture sono come una grande casa con molte, moltissime stanze, e davanti a ogni stanza c’è una chiave – ma non è quella giusta. Le chiavi di tutte le stanze sono scambiate e confuse: trovare le chiavi giuste che aprono le porte è il compito grande e difficile insieme.

Apologo che potremmo commentare con una frase di Luzzatto presente nel libro:

Gli ebrei fanno paura, come tutte le cose che non si capiscono.

Marco Alloni dialoga con Amos Luzzatto
Se questo è un ebreo
Aliberti, 2013
ISBN 9788874249893
pp 92, euro 10,00