La nuova corsa all’oro nel Sud Italia | Kolòt-Voci

La nuova corsa all’oro nel Sud Italia

Riceviamo e pubblichiamo un resoconto dalla rabbina riformata che ora opera in Calabria in “concorrenza” con gli sforzi dell’Ucei (vedi Kolot del 26.9.2011) e con quelli del rabbino di Siracusa per “accogliere” i numerosi discendenti dei marrani. A Siracusa intanto, nonostante le numerose conversioni, non si riesce ad avere un minian regolare.

Rabbi Barbara Aiello

Emma D. (non il suo nome reale) e’ una Bat Anousim- che in Ebraico si traduce “figlia di coloro che sono stati forzati”. Le sue Radici Ebraiche Italiane, per quanto ingarbugliate, sono in ogni caso profonde. Emma rintraccia le sue ascendenze 500 anni indietro fino all’Inquisizione quando gli Ebrei furono forzati o a convertirsi al Cristianesimo o ad essere imprigionati, espulsi, messi a morte.

A differenza degli avi di Emma, ci furono Ebrei agiati e con migliori possibilita’ prima in Spagna poi in Sicilia ed in Calabria ( il “tallone” dello stivale Italiano ) che riuscirono a vendere i loro beni e gli ori per poter oltrepassare il mare e porsi cosi` in salvo. Altri Ebrei non ebbero tali fortunate possibilita’, per cui non potendo scappare si piegarono ad una conversione al Cristianesimo e professarono le tradizioni Ebraiche di nascosto passandole alle generazioni future.

 

In effetti, esistono documenti di famiglie Ebree del periodo dell’Inquisizione, con gli stessi cognomi delle famiglie di Emma, che furono denunciati alla Chiesa come “Giudaizzanti” per il loro modo di cucinare, di vivere in casa e coltivare. Molte di queste famiglie furono arrestate e bruciate vive ai roghi nelle piazze. Coloro che sopravvissero spesso divennero Cattolici praticanti e solo raramente poterono affidare ad altri membri della famiglia il prezioso segreto di essere Ebrei.

Confessioni sul letto di morte non erano rare. Una Bat Anousim proveniente da un paese di montagna di cui e’ risaputo che storicamente fosse un antico insediamento ebraico racconta delle ultime ore di sua nonna. “ Quando la nonna si avvicino’ al momento di partire chiese che i suoi figli venissero tutti attorno a lei, e disse: quando moriro’ non chiamate il prete, non mettete il rosario nelle mie mani, avvolgete il mio corpo in un lenzuolo bianco ed interratemi il giorno seguente. Mentre i membri della famiglia la guardavano incuriositi, la nonna concluse: non vi ho mai detto, noi siamo Ebrei”.

Sebbene nel caso della famiglia di Emma non vi fu il dramma del letto di morte, anche loro hanno mantenuto una ricca memoria che indica un patrimonio Ebraico. Da tradizioni della cucina conforme ai canoni delle leggi della kasherut ( “un uovo con la macchia di sangue era sempre gettato via “ ) a segni sul lato destro delle porte che stranamente avevano sembianze della lettera Ebraica “shin” che si nota ancora oggi sulle Mezuzah tradizionali, e benedizioni speciali per il matrimonio che si dicono sotto la coperta, fatta appositamente a mano per l’occasione per ricordare la chuppa’ ossia il baldacchino per il matrimonio che con certezza mettono le tradizioni di Emma tra quelle dei Bene’ Anousim. Emma e’ fiera di contarsi fra quelle famiglie Italiane le quali hanno conservato tracce dell’osservanza e tradizioni Ebraiche passandole di generazione in generazione.

“ Io so di essere Ebrea”, diceva Emma che esprimeva la sua gioia nell’apprendere che un rabbino in una sinagoga vicino casa sua si era di recente dedicato ad accogliere i Bene’ Anousim nelle comunita’ tradizionali.  Ma mentre lei e suo figlio iniziarono ad intraprendere il ritorno al loro patrimonio Ebraico, Emma si trovo’ a dover affrontare spiacevoli pregiudizi. Sebbene lei ed il figlio avessero studiato per tanti anni, e fosse stato assegnato loro un Certificato attestante la loro ascendenza ebraica perduta e nonostante  successivamente avessero completato un formale processo di conversione, il rabbino sembrava insoddisfatto. Si lamento’ che a lei mancassero documenti da parte di madre attestanti che avesse discendenze Ebraiche, cosa che molto raramente gli Anousim  possono produrre. Successivamente ci furono discussioni che evidenziavano come funzionari nella sinagoga fossero scettici circa le tradizioni Ebraiche della sua famiglia, una situazione che fece in modo che Emma si sentisse non accettata nella Comunita’.

In effetti l’organizzazione internazionale Kulanu  ( Ebrei per “tutti noi” ) che rappresenta nel mondo gli Ebrei delle comunita’ perdute ed isolate, mostra preoccupazione proprio su questi temi per cui incoraggia  l’osservanza di Tisha B’ Av per  riconoscere ed invertire ciò che spesso proprio gli Anousim devono affrontare.

“Noi di Kulanu invitiamo a ricordare gli effetti devastanti dell’Inquisizione … Purtroppo non tutte le sinagoghe sono disposte a dare un caloroso benvenuto al ritorno degli Anousim.”

L’esperienza di Emma indica un esempio reale di cio’ su cui Kulanu ci mette in guardia. Nel momento in cui lei affronto’ il rabbino, finalmente egli spiego’ le motivazioni alla base della sua riluttanza. Inizio’ raccontando la storia dell’Inquisizione, sottolineando che nel 1492 molti ebrei rifiutarono di convertirsi al cristianesimo. Il risultato fu che intere famiglie furono bruciate vive ( auto da fe`) in tutta la Spagna ed il Portogallo e successivamente anche in Sicilia e nel sud Italia. Il rabbino continuo’ dicendo che questi ebrei morti erano i veri ebrei e che gli Anousim,  ed i loro discendenti ( che si convertirono) scelsero un percorso più facile. Egli aggiunse che questi costretti alla conversione mantennero alcune tradizioni ebraiche all’interno delle loro famiglie, quindi il rabbino intimava a lasciare intendere che il loro ebraismo era sospetto, poiche’ non lo avevano vissuto pubblicamente da Ebrei.

Dal punto di vista tecnico il rabbino dice una cosa corretta. Gli Ebrei che si rifiutarono di convertirsi rimasero Ebrei anche nel momento in cui i loro corpi presero fiamme. Mentre gli Ebrei che si convertirono al Cristianesimo piuttosto che sottomettersi alla pena di morte non ebbero alcun modo di professare il loro Ebraismo pubblicamente. Contrariamente professarono le loro tradizioni di nascosto. A grandi sacrifici personali e con grande coraggio, questi Anousim  praticarono in segreto. Gli antenati di Emma meritano apprezzamento e rispetto. Hanno trovato un modo di vivere da Ebrei.

L’8 dicembre 2009, il rabbino Stephen Leon, rabbino per 24 anni al  B’nei Anousim  negli Stati Uniti sud-ovest, durante la Conferenza Biennale ha introdotto una soluzione delle Sinagoghe Ebraiche Unite Conservative (USCJ). Questa risoluzione, e’ stata approvata per acclamazione, incluso il seguente riconoscimento e tributo ai B’nei Anousim:

“Considerando che il giorno del digiuno di Tisha B’Av ricorda la data  ebraica in cui furono espulsi gli ebrei di Spagna dal loro paese nel 1492 e considerando che molti ebrei sono stati costretti a convertirsi al cristianesimo pubblicamente, e che nonostante tutto continuarono a praticare il giudaismo in segreto … SIA DELIBERATO … di accogliere i B’nei Anousim all’ebraismo ed accoglierli nelle loro comunita’ di appartenenza”.

Attualmente anche le tradizionali comunità ebraiche professano la stessa accoglienza. Nei mesi recenti sono state organizzate molte conferenze per riconoscere e celebrare questi Ebrei nascosti. I professionisti ortodossi presenti parlano con passione nelle conferenze  di come si debba includere l’apertura agli Anousim.

Infatti, Renzo Gattegna, il nuovo presidente eletto dell’UCEI, l’Unione delle Comunita’ Ebraiche, recentemente ha condotto a Reggio Calabria un incontro professionale sul tema incoraggiando che le comunita’ ebraiche del sud Italia vengano riconosciute senza pregiudizi.

In Italiano c’e’ un detto “sega la segatura.” Letteralmente significa “sega cio’ che e’ segato”, e figurativamente indica che noi Italiani preferiamo parlare piuttosto che agire. Risoluzioni, articoli e delibere a parte, i B’nei Anousim come Emma come tanti altri, in tutto il Sud Italia sono desiderosi di riscoprire le loro tradizioni e radici Ebraiche. Ma così come Emma rimangono confusi quando il così detto benvenuto e’ imbevuto di sospetto, scetticismo e richieste ridicole di documentazione dell’albero genealogico di cui sinagoghe ed ufficianti delle comunita’ gia’ sanno che possibilmente non esistono.

Fu Frederich Nietzsche che scrisse la cosa piu’ indicata alla situazione, “ Cio’ che non ti uccide ti rende piu’ forte”. Con esperienze come quella di Emma, molti Italiani B’ nei Anousim  possono capire cosa Nietzsche volesse dire. La forza e’ esattamente cio’ di cui Emma e molti altri avranno bisogno nel momento in cui cercheranno di aprire le barriere che continuano a derubarli dal loro Ebraismo vittimizzandoli ancora una volta.

Rabbi Barbara Aiello e’ una Bat Anousim, fondatrice della Sinagoga Ner Tamid del Sud (Luce Eterna del Sud ) fondata nel nel 2006, prima sinagoga attiva nel sud Italia dai tempi dell’Inquisizione. La sinagoga di stampo pluralista, e’ aperta agli ebrei di tutte le origini. La Rabbina Barbara ha di recente accolto Emma nella sua comunita’ ed ha ufficiato per il Bar Mizvah del figlio di Emma.