Santificato, vuoto ed erotico | Kolòt-Voci

Santificato, vuoto ed erotico

La caratteristica di ciò che è sacro è l’essere coperto. Nel rapporto tra il popolo e Dio, così come tra uomo e donna, non esiste profanazione più grande della scopertura di ciò che è nascosto. Un approfondimento sul rapporto tra Tishà beàv (il 9 di av) e Tu beàv (il 15 di av).

Rav Benny Perl

All’apice della Distruzione (del Santuario di Gerusalemme) Tito entra nel Sancta Sanctorum. Questa è la descrizione dell’episodio nel trattato talmudico di Ghittìn (56b): «… Questo è Tito il malvagio che offese e insultò il Cielo. Che cosa fece? Afferrò una prostituta ed entrò nel Sancta Sanctorum, prese come giaciglio un rotolo della Torà e vi compì sopra una trasgressione. Poi prese una sciabola e recise la cortina. Per miracolo allora la cortina iniziò a sprigionare del sangue che sgorgò copioso. Quello allora si suicidò»

La descrizione dell’episodio esprime orrore, ferocia terribile ed esplicità estrema con un’arroganza tremenda e senza misura. La narrazione talmudica lascia il lettore totalmente sconvolto, distrutto e angosciato.

Ma perché è stato scelto proprio il rapporto sessuale con una prostituta per descrivere la Distruzione? Che significato ha scegliere come giaciglio dell’atto di prostituzione un rotolo della Torà? E che cosa aggiungono al racconto la recisione della cortina e il sangue che scorre?

La prostituzione è sessualità offerta a chiunque; questa è in contrasto con la delicata intimità richiesta dal rapporto tra uomo e donna. La prostituta è pubblica, esposta e per questo la sua pratica è disprezzata. Contrariamente alla prostituzione, nascondere caratterizza il rispetto; tutto il suo rispetto è all’interno.

1. Santificato, vuoto ed erotico

Se ci concentriamo sull’essenza del Sancta Sanctorum capiamo che questo spazio è nascosto e che questo spazio rimane quasi inutilizzato. Proprio il luogo più santo è quello più nascosto. Vi entra il Sommo Sacerdote una sola volta all’anno, vi brucia il profumo, vi spruzza del sangue ed esce. Poi lo spazio si riempie dei fumi del profumo e torna a essere nascosto.

Ma che cosa si nasconde nel Sancta Sanctorum? Nel primo Tempio vi era collocata un’arca, ma nel secondo era vuoto: territorio senza contenuto. Non c’era nulla  salvo alcune decorazioni sui muri. Ed ecco, risulta che queste decorazioni erano particolarmente erotiche (cfr. TB Yomà 54a).

Anche nel primo Tempio c’erano motivi erotici: era presente l’arca che conteneva le tavole della Legge, e sull’arca erano rappresentati dei cherubini. Questi erano “intrecciati uno all’altro”. I cherubini (secondo lo Zòhar e anche secondo la spiegazione letterale di Rashì) avevano la forma di maschio e femmina, e l’espressione “intrecciati” – che vuol dire fusi uno nell’altro – simboleggia una situazione erotica (nel Talmùd la parola haa’raà indica essenzialmente il rapporto sessuale). Quindi erano presenti simboli erotici nel Sancta Sanctorum sia nel primo che nel secondo Tempio.

Secondo il Talmùd nel brano del trattato di Yomà citato, anche sulla cortina divisoria c’erano accenni erotici:

«Rabbì Yehudà metteva a confronto i seguenti versetti: “E le estremità delle stanghe erano visibili” (1 Re 8, 8) ma è anche scritto che “Non si potevano vedere da fuori” – come è possibile? – Potevano essere osservate, ma non erano viste. Così anche è stato insegnato: “E le estremità delle stanghe erano visibili”. Si potrebbe dedurre che non sporgevano dalla loro collocazione. Per insegnarci questo il Testo dice: “E le stanghe erano lunghe così”. Si potrebbe dedurre che superavano la cortina e si vedevano oltre; per insegnarci [questo] il Testo dice: “Non si potevano vedere da fuori”. E allora? Premevano e spuntavano come due seni di donna, com’è detto: “Come una fialetta di mirra è il mio amato per me, sta sempre tra i miei seni” (Cantico 13, 1).»

La rappresentazione della cortina come seni femminili è suggerita dalle stanghe che premono la cortina. Questa immagine è fantastica perché comprende copertura, allusione e immaginazione. La cortina nasconde, ma in maniera di far intuire ciò che è all’interno.

A volte però – come descrive in loco il Talmùd – la cortina viene un po’ spostata e al popolo viene rivelato ciò che è nascosto, ciò che è erotico:

«Disse rav Kattinà: Quando Israèl compiva i pellegrinaggi, aprivano per loro la cortina e mostravano i cherubini intrecciati uno all’altro e dicevano loro: L’affetto del Signore nei vostri confronti è come l’affetto tra un uomo e una donna».

Il Sancta Sanctorum è uno spazio di copertura, e questo ruolo viene svolto dalla cortina. Ma qual è il significato della copertura nell’esperienza umana?

Il nostro mondo acquista significato con la passione. Un mondo senza passione non è interessante, non ha nulla da scoprire, non ha nulla da spiegare, non ha nulla da far crescere.

Il Creatore, la sacralità, la purezza, la Torà – sono tutti oggetti della passione, oggetti della scoperta e la loro natura è quella di essere nascosti. La sessualità richiede all’uomo intimità, un linguaggio personale caratterizzato dalla sincerità e dalla scoperta e contemporaneamente coperto alla vista di tutti gli altri. L’esternazione è il nemico più grande dell’intimità.

Tutti si rivolgono al Sancta Sanctorum ma non possono vedere nulla. Solo una volta appare un elemento di sbirciamento, come la visione di un attimo, e quello che si può vedere è maschio e femmina intrecciati uno all’altro. E viene detto loro: guardate quello che è il rapporto tra l’uomo e il suo Dio, pieno di passione, tenerezza e tensione. E perché tutto questo si mantenga, copriamo e riportiamo la cortina a posto fino al vostro prossimo pellegrinaggio.

Il Sancta Sanctorum è lo spazio della Torà, lo spazio delle tavole consegnate a Moshè. La Torà deve essere nascosta dal momento che la missione della vita per l’uomo è scoprirla, ma proprio perché la scoperta abbia un senso è necessario un nascondimento.

Questa dialettica è un’azione interiore infinita che genera creatività, nascita, passione, delusione e fede.

2. Il comportamento del dominatore

Ed ecco che Tito appare. La Torà nascosta, quella che l’uomo deve scalare, si trova ora in basso: Tito in alto e la prostituta in mezzo. Questa immagine presenta la prostituta come il punto di transizione tra ciò che è intimo e ciò che invece è aperto a tutti. La prostituta è quello che fa scadere l’intimità nella banalità. Così facendo stabilisce uno specchio critico nei confronti della società, e nel caso nostro, nei confronti della Distruzione del Santuario.

Nella prostituzione è presente il rapporto sessuale, ma non la passione. È veramente e sinceramente impossibile provare passione verso qualcosa che otteniamo con la forza o con il denaro. E non abbiamo nemmeno bisogno di provare passione, quando si può comprare o prendere con la violenza.

Ed è qui che ci ritroviamo all’aspetto pubblico che è caratteristico della prostituzione. Con il denaro e con la forza non c’è intimità, c’è volgarità, esternazione e ostentazione.

La situazione in cui ogni cosa diventa rivelata porta all’Esilio, e in maniera dialettica l’Esilio porta al tikkùn – correzione, perché tutto quello che si trova in Esilio si trova profondamente nascosto. Questo nascondimento non è che il principio del rinnovamento dell’intimità.

L’espressione che indica i divieti sessuali è ghilùi ’arayòt (lett. scopertura delle nudità. NdT). La scopertura di per sé, senza l’elemento della copertura, può essere negativo. Da qui il legame che la Torà stabilisce (Levitico capp. 18 e segg.) tra ghilùi ’arayòt e galùt (esilio) dalla Terra.

Possiamo così capire la lacerazione della cortina. L’apertura della cortina che ha il compito di nascondere, indica l’annullamento dell’essenza del Santo dei Santi, la rimozione della copertura e la trasformazione dello spazio in spazio scoperto.

E affiora il sangue. Il sangue è ciò che è vietato, ciò che è nascosto. È vietato consumare il sangue, è vietato consumare in presenza del sangue e costituisce divieto anche il sangue mestruale. Questo nasconde, divide e allo stesso tempo concede la vita.

Tito è convinto che Dio è morto. Nel momento che non c’è nulla che possa essere nascosto all’uomo – non c’è nemmeno Dio. L’uomo si trova in alto, più in alto della Torà e più in alto della donna, e vede nei rapporti sessuali solo prostituzione e dominio. È tipico di chi domina sentirsi in alto.

La lacerazione della cortina è anche la lacerazione dell’umanità dell’ego monadico, chiuso in sé stesso. La scopertura totale elimina il nascosto totale, cioè Dio. È questo il momento supremo spaventoso e disgustoso dell’ego.

3. Gheulà – Redenzione

Forse la gheulà comporterà il dissolvimento dell’ego, dell’esternazione, della pubblicizzazione. Forse la gheulà vuol dire ritornare all’intimità, alla consapevolezza che esista qualcosa che non possiamo fare, che esiste ancora il nascosto, che esiste qualcosa di magico nel coprire e poi scoprire, tra uomo e donna, tra l’uomo e il suo prossimo, tra creatura e Creatore. Che esista ancora una dimensione, uno spazio, che non raggiungeremo e che sempre desidereremo raggiungere, toccheremo e lasceremo, e di volta in volta si scosterà una qualsiasi cortina per dire: «È questo l’affetto nei vostri confronti».

Makòr Rishòn 15.8.2008

Traduzione di David Piazza