Perché la lista unica non è un inciucio | Kolòt-Voci

Perché la lista unica non è un inciucio

Uno dei pattisti eccellenti della lista “Uniti per l’Unione” replica all’articolo sulla lista Binah pubblicato da Kolot del 20 maggio (clicca qui).

Victor Magiar

Il 10 giugno si eleggerà il nuovo Consiglio UCEI. Nei mesi scorsi il presidente Renzo Gattegna ha spiegato ai rappresentanti delle tre liste presenti nel Consiglio di Roma (Efshar, Hazak, Per Israele) che non avrebbe potuto candidarsi con nessuna delle tre liste, proponendo così la formazione di una lista unitaria. Motivo di tale proposta è stato il fatto che negli ultimi 6 anni il presidente Gattegna è riuscito a guidare l’UCEI “unitariamente”, con evidenti risultati positivi (operativi, politici ed umani): questa è stata la dote principale della “gestione Gattegna”.

È stato così che nelle tre liste romane è nato un dibattito, serrato e contradditorio, riassumibile nel dilemma se “gareggiare” ciascuna come lista (esprimendo una propria identità culturale e politica) o se rinunciare al proprio particolarismo per garantire invece all’ebraismo italiano una guida certa, collaudata, autorevole.

Alla fine è prevalso il senso di responsabilità: ci siamo fatti carico di dell’interesse generale, quello di tutti gli ebrei italiani, rinunciando a calcoli personali.

Registriamo invece che la nostra scelta è stata bollata come uno squallido accordo spartitorio, un espediente per eleggere meccanicamente i 20 delegati romani nel futuro consiglio nazionale composto da 52 consiglieri.

Con un articolo apparso su Kolot le candidate della lista Binah hanno sostenuto questa triste tesi dell’inciucio: scrivono che con questo espediente saremmo “entrati tutti e venti senza dare a nessun elettore la reale possibilità di scelta”.

Un pensiero tanto malizioso quanto squalificante,fondato su un presupposto totalmente falso: scrivono che “si è trattato di un accordo basato sulla teorica certezza che nessun’altra lista si sarebbe presentata”.

Chiunque avesse seguito le dinamiche romane sarebbe invece informato del fatto che la formazione di altre liste era oggetto di discussione e promozione da parte di diverse persone, personalità, gruppi … ambienti…

Del resto il nuovo sistema elettorale romano permette un facile accesso all’elezione anche alla più piccola delle liste.

La nascita della lista “al femminile”, Binah, ha convinto molte persone (molti uomini) a rinunciare a propri progetti e a scegliere di sostenere questa lista che per la sua indefinita o tenue  identità politica può facilmente raccogliere i consensi degli oppositori della lista Gattegna: insomma una lista trasversale, esattamente come quella unitaria promossa dal presidente Gattegna.

Stravagante il fatto che una lista trasversale a guida Gattegna sarebbe uno scandalo mentre sarebbe meritoria una lista trasversale e solamente femminile… curioso no ?

Ma non c’è niente da fare: assimilando il nostro impegno volontario nelle istituzioni ebraiche al comportamento dei politici nostrani siamo stati etichettati come delle figure torbide, opportunistiche, calcolatrici, nemici del pluralismo delle idee e della democrazia (un amico ha anche scritto “Victor hai ucciso la democrazia!”) .

Niente di più falso, testimoniato non solo da un generoso impegno decennale, ma anche dal fatto, per esempio, che i portavoce delle tre liste avevano deciso non candidarsi per meglio presentare la lista unitaria come la lista del Presidente: è stato invece Gattegna a volere la loro presenza a garanzia e testimonianza di un impegno serio e completo.

Discutere e litigare durante le campagne elettorali è un fatto normale, fisiologico… ma perché attaccare etichette ed alterare la realtà?

Perché enunciare nobili principi (e scarse proposte concrete) e non affrontare seriamente il nodo centrale di queste elezioni: sostenere e migliorare l’esperienza della gestione Gattegna ?

Perché definire la lista “Uniti per l’Unione” come la lista di Pacifici-Magiar-Sassun e non come la lista di e per Gattegna ?

Anche in questo “dimenticare Gattegna” e nell’insistere sui nomi Pacifici-Magiar-Sassun si coglie una malizia calcolata ed esperta.

Noi abbiamo scelto la responsabilità.

Come fondamento del nostro viaggio unitario verso la nuova consiliatura UCEI abbiamo posto due pilastri: il sostegno alla riconferma di Renzo Gattegna come presidente ed un programma largo ed articolato, innovativo pur nella continuità, fondato sui principi di accoglienza e pluralismo.

In conclusione, per quanto mi riguarda, sono pronto (e abituato) a sopportare o accettare qualsiasi critica …. ma la denigrazione, ovvero l’accusa di aver minato la democrazia con un accordo spartitorio, è un fatto inaccettabile e squalificante.

Non credo proprio che voterei Binah… meglio Gattegna (seppure con Pacifici-Magiar-Sassun… )