Tutte le dimissioni sono una sconfitta | Kolòt-Voci

Tutte le dimissioni sono una sconfitta

La lettera di dimissioni di un consigliere milanese che spiega il suo gesto

Yasha Reibman

Care amiche e cari amici, ho scritto queste righe tornato a casa dopo l’ultimo consiglio. … Abbiamo fallito nel tentativo di costruire un clima di collaborazione in Consiglio. L’altra sera è stata l’ennesima dimostrazione. In un libro pubblicato di recente sono riportati verbali di sedute del consiglio dei ministri di Israele dei primi anni sessanta. Anni di decisioni terribili e sofferte. Ben Gurion è primo ministro; in una riunione il ministro Eshkol si oppone a una proposta ed espone alcune considerazioni. Il ministro Shapira dice: “Possiamo sospendere la riunione per rifletterci? Non avevo mai preso in considerazione questi aspetti”.

Pensateci, in un verbale ufficiale di una riunione del governo, un ministro ha l’onestà di dire di non aver mai valutato un elemento. Potete ritenerlo un ingenuo, io penso sia invece segnale di dialogo e rispetto reciproco. Quelle persone lavoravano insieme davvero. E’ questo quello che ci è mancato. Come vi ho detto più volte siamo tutti responsabili, noi e voi. Vi dicevo che vedo tuttavia una differenza di ruoli. In una lezione anni fa, Haim Baharier diceva che è il fratello maggiore ad avere l’onere di fare spazio a quello minore. Dovrebbe essere così anche in un consiglio, sulla maggioranza ricade il peso più grande. Maggioranza e minoranza hanno il dovere di rappresentare chi li ha votati, ma la maggioranza ha anche quello di tenere conto dell’esistenza della minoranza, di tutelarla e garantirla.

La nostra Comunità non è omogenea, vive tensioni molto forti e, da più parti, l’unità è stata messa in dubbio. E’ compito delle maggioranze presenti di volta in volta di preservare le condizioni che consentono la convivenza. La vostra maggioranza non si è limitata a governare forte dei voti, ma – forse per restare uniti – avete avuto bisogno di inventare un nemico. Avete così mantenuto un continuo clima di accuse e tensione, sia all’interno del Consiglio che al di fuori. La giunta Yes Oui Ken si è insediata denunciando “l’assalto alla diligenza” che per anni vi sarebbe stato in comunità e ha per mesi impedito alla minoranza di assistere alle riunioni di giunta. Avete poi adottato il provvedimento dell’Esatri – costoso e con un insignificante margine di guadagno sui ricavi correnti – un provvedimento non di per sé inaccettabile, ma che applicato a tappeto e senza valutare caso per caso ha di fatto criminalizzato e minacciato di azioni legali molti membri della Kehillà. Con la stessa logica, attenta ai formalismi e non agli individui, avete consentito a grandi finanziatori di ridurre il proprio contributo.

Questo percorso di continue ferite al tessuto sociale della Comunità culmina con la “lettera dei 43”. Firmando quel documento, nove di voi, assessore al culto compreso, avete contestato pubblicamente le scelte di halachà del Rabbino capo e suscitato così grande tensione in una parte della Comunità. Avete rifiutato la nostra interpretazione, avete detto che non volevate mettere in dubbio l’autonomia del Rabbino sulle decisioni halachike, ma avete rifiutato di votare un documento di una riga in tal senso che sarebbe servito a tranquillizzare la Comunità. Ogni nostra proposta è stata tacciata di essere non costruttiva, ci avete dato prima dei ladri, poi dei “buffoni”.

Diversi consiglieri – non riuscendo a lavorare con voi (compreso lo stesso Alberto Foà, eletto con voi, da voi nominato vicepresidente e assessore alle finanze, non certo un ‘consigliere frustrato’) – si sono dimessi. Tra essi, Walker Meknagi e Daniela Zippel sono stati pubblicamente accusati (e per di più di Rosh Ha Shanà in Sinagoga) di essere dei “traditori”, quando per primi alcuni di voi si erano dimessi anni fa. Tutti i nostri segnali di collaborazione, a cominciare da un voto favorevole al vostro primo bilancio e agli apprezzamenti che abbiamo fatto al vostro lavoro (per esempio per l’inizio del risanamento del bilancio e per la Casa di riposo) sono stati evidentemente considerati scontati, mentre non avete colto i segnali di allarme che vi abbiamo lanciato, compresa – in un periodo di vacche magre – la nostra opposizione alle ultime inutili assunzioni di personale in ambito amministrativo e alla vostra decisione di ridurre del 30% il fondo per l’aiuto alla iscrizione a scuola.

L’ultimo Consiglio è stato emblematico, avete respinto con disprezzo un documento conciliante che conteneva proposte sulle quali a parole vi dichiaravate d’accordo (per chiarezza riporto sotto le nostre richieste concrete e costruttive che non avete saputo accogliere). In questo contesto, vi ho da tempo segnalato che il Bollettino è diventato sempre più l’organo ufficiale della vostra lista, un processo di beatificazione che ricorda l’atteggiamento dell’Osservatore Romano nei confronti del Papa.

Prendete un numero a caso, sfogliatelo. Mentre voi venite ripetutamente presentati come i salvatori della patria, le argomentazioni della minoranza vengono ridicolizzate o ignorate. Persino le foto che accompagnano gli articoli mostrano questo fenomeno. Nelle sedute del Consiglio, si vedono unicamente esponenti di ‘maggioranza’. Non vi è copia senza almeno due o tre foto del presidente, degli assessori o dei consiglieri di maggioranza o dei loro parenti. I consiglieri più critici con l’attuale gestione della comunità semplicemente non esistono; quelli che pur non facendo parte della maggioranza hanno l’onore di vedere la propria foto sul Bollettino guarda caso sono quelli ai quali la maggioranza ha fatto la corte e che possono essere sembrati apparentemente più malleabili. Siccome è improbabile che i consiglieri di opposizione siano sempre assenti dagli eventi comunitari dobbiamo dedurre che di una precisa scelta si tratti. ‘Non disturbare chi governa’ è una linea che impoverisce l’informazione, rende il lettore meno in grado di capire quello che succede e non aiuta la Comunità a crescere e a sentirsi coinvolta in tutte le sue componenti.

Quousque tandem…? La mia pazienza è purtroppo finita. Sono consapevole che le mie dimissioni dal Consiglio siano una sconfitta, innanzitutto mia. Se porteranno a elezioni anticipate penso potrà essere utile a far uscire un Consiglio nuovo e forse più in grado di lavorare insieme. Altrimenti, credetemi, auguro a tutti voi un buon lavoro. Sono molto grato che mi sia stata data la possibilità di far parte del Consiglio negli ultimi dieci anni. Ho sicuramente ricevuto più di quanto ho saputo dare.

Le 7 richieste rifiutate dalla maggioranza

  1. Sospensione del ricorso all’Esatri per il recupero crediti, quanto meno nel caso delle nuove pratiche, in attesa di definire nuove regole. Forte iniziativa di recupero degli iscritti dissociati, anche mediante l’adozione di nuovi toni e nuove modalità di ascolto con contatto di tutti i dissociati da effettuarsi entro il 30 maggio 2012.
  2. Revisione di tutte le procedure di iscrizione finanziaria a scuola, con comunicazione chiara all’utenza del principio che a nessun ragazzo sia preclusa la frequentazione della scuola per motivi economici da effettuarsi entro il 30 giugno 2012
  3. Rispetto dell’autonomia del Rabbino Capo e pieno sostegno ai progetti, in particolare:

a. Progetti di ambito educativo: potenziamento del beit hamidrash con pieno accoglimento delle richieste già presentate in Consiglio dal Rabbino Capo all’inizio del 2011, da attuarsi entro il 30 luglio 2012 a valere sul prossimo anno scolastico

b. l’istituzione di una nuova iniziativa, sotto l’egida del Rabbinato, che abbia come obiettivo la costituzione di nuove famiglie ebraiche a Milano, da avviare entro il 30 maggio 2012. Per queste iniziative, chiediamo che venga designato un consigliere referente ed un budget dedicato;

  1. Definizione della riorganizzazione dei processi comunitari e di ottimizzazione delle attività del personale da presentare al Consiglio entro il 30 giugno 2012
  2. Pieno sostegno al rafforzamento della Scuola in ogni ordine di studio: costituzione del gruppo di lavoro aperto alla Fondazione  che porti proposte di nuova governance all’attenzione del Consiglio entro il 30 settembre 2012;
  3. Costituzione di una commissione per l’elaborazione di una proposta di governance per la gestione del sostegno sul modello della Deputazione della Comunità di Roma da presentare al Consiglio entro il 30 ottobre 2012.
  4. Riteniamo infine necessario che vengano ridefinite le competenze dell’Assessorato al Culto. A tal proposito, vogliamo chiarire che la minoranza non chiede l’assegnazione di nessun posto in giunta.

NB Nell’introduzione tolta per favorire l’accoglimento delle richieste figurava anche la precisazione che queste comunque non avrebbero dovuto in nessun caso comportare lo sforamento del Bilancio Preventivo 2012.