Purim: dalla precarietà alla stabilità | Kolòt-Voci

Purim: dalla precarietà alla stabilità

Scialom Bahbout

Uno dei paradossi di Purim è che gli ebrei non lo festeggiano tutti lo stesso giorno: il 14 Adàr nelle “prazoth”, città aperte e prive di mura di cinta;  il 15 Adàr nelle “muqafoth homà”, città cinte di mura dai tempi di Giosuè – oggi in pratica la sola Gerusalemme: non sarebbe stato logico concentrare tutti i festeggiamenti il 15 per affermare e mantenere l’unità del popolo ebraico in festa?

Vi sono altre occasioni in cui una sola parte del popolo ebraico fa festa: è il jom tov shenì shel galujot, il secondo giorno di festa, che si celebra solo nella Diaspora e non in Erez Israel. Anche se spesso si sente dire che dovrebbe essere eliminato, secondo i Maestri questo giorno festivo verrà annullato solo quando verrà ricostruito il Tempio di Gerusalemme: nella sua apparente “inutilità”, esso serve a ricordarci che la precarietà della vita ebraica potrà essere superata solo trasferendosi in terra d’Israele.

Purim, per definizione, è la festa della Diaspora perché accaduta quando il popolo era in esilio e simbolo quindi della precarietà della vita ebraica nella Diaspora, sottoposta com’è alle intemperie e alle leggi dei governi degli Stati in cui dimora. Il Purim di prazoth è quindi il simbolo della vita precaria in cui il popolo ebraico, perseguitato e discriminato tra i popoli, è costretto a vivere; il Purim di muqafoth homà è, invece, quello cui ogni ebreo dovrebbe tendere per superare la sua precarietà, facendo di  Gerusalemme il proprio punto di riferimento

Prazoth teshev Yerushalaim: in quel tempo, dice il profeta (Zaccaria 2: 8), Gerusalemme sarà abitata come una città aperta, accoglierà tutto il popolo d’Israele e non saranno più necessarie mura entro le quali rinchiudersi per difendere la propria identità, perché nessuno potrà fare alcun danno in tutto il Santo Monte (Isaia 11, 9).

Nei tempi in cui verrà sconfitta la precarietà ebraica (ma cii auguriamo anche quella dell’uomo in generale), potremo festeggiare il Purim delle città aperte nel giorno del Purim delle città cinte di mura.

* Scritto nel giorno dell’anniversario di mio padre Eliahu z.l. nato a Gerusalemme