Spezzare le tavole per salvare il popolo | Kolòt-Voci

Spezzare le tavole per salvare il popolo

Come la fine e l’inizio della Torà sono unite

Alfredo Mordechai Rabello

La mattina di Simchat Torà terminiamo la lettura della Torà, che si chiude con le parole: “e per tutta la mano forte e per tutte le cose grandi e terribili che Mosè operò di fronte a tutto Israele” (Deut. 34:12) e Rashì commenta: “il suo cuore gli diede la forza di spezzare le tavole davanti ai loro occhi, come è detto: “spezzandole (le due tavole) davanti ai vostri occhi” (Deut. 9:17) ed il Signore fu concorde con la sua opinione, come è detto: “che hai spezzato” (Es. 34:1) venga aumentata la tua forza (= bravo) per averle spezzate“.

Siamo riportati davanti alla drammatica rottura delle tavole. Ci domandiamo: che alternativa poteva avere Mosè di fronte al vitello d’oro? Far finta di niente… non è da Mosè, non è il modo di agire di una guida e tanto meno del nostro Maestro. Rimaneva allora la possibilità di restituire le tavole al Mittente, ma sarebbe stato come dire che quello che viene spezzato è il legame fra Israele e la Torà e questo il nostro Maestro non poteva concepire: meglio un Israel peccatore, meglio le tavole spezzate ma è necessario che sia chiaro ed indiscutibile per tutti che senza Israel non c’è Torà e senza Torà non c’è Israel. Per darci questa lezione eterna Mosè è stato disposto a spezzare le tavole e noi, popolo di Israele, abbiamo cercato di capire: bravo per averle spezzate!

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Ed eccoci subito dopo a Shabbat Bereshit, e si inizia di nuovo da Bereshit:

In principio creò  il Signore il cielo e la terra. E Rashì commenta: “Ha detto Rabbì Izchak: Non si sarebbe dovuto iniziare la Torà se non da questo mese sarà per voi

(Es. 12:2) che è la prima Mizvà che ci è stata comandata. E perchè ha iniziato da Bereshit? Dato che <Ha annunciato al Suo popolo la potenza delle Sue opere, per dare loro il possesso delle genti> (Salmi 111:6). ..Tutta la terra è del Santo e Benedetto Egli sia, Egli l’ha creata e l’ha data a chi è giusto ai suoi occhi…”.  Normalmente noi vediamo in questo passo di Rashì la conferma alle nostre aspirazioni, la giustificazione del nostro possesso di Erez Israel: questo è scontato, ma vi è di più:

Rashì vede in questo passo la prefazione alla Torà stessa; la Torà non è solo un libro di Halachà; ci sono Midrashim di Halachà che iniziano appunto da Esodo 12:2; Rashì ci vuol dire che il libro di Bereshit, più in generale le parti non propriamente di Halachà sono anch’esse parte integrale, inseparabile, della Torà, che ci vuole insegnare l’importanza della Creazione del mondo e del continuo intervento del Signore che <Ha annunciato al Suo popolo la potenza delle Sue opere> e dobbiamo esserne convinti noi per primi, e solo dopo potremo cercare di convincere le nazioni: fin dall’inizio Rashì ci vuole insegnare l’unità fra la Torà, il popolo di Israel ed Erez Israel. Rashì scriveva in Francia ai tempi delle Crociate, quando Erez Israel passava di mano in mano di nazioni straniere. Noi oggi, scrivendo a Jerushalaim, gli siamo grati per l’attualità del suo insegnamento.