Leadership: consenso o comando? | Kolòt-Voci

Leadership: consenso o comando?

Grazie alla traduzione di Gady Piazza siamo in grado di offrire ai lettori di Kolòt il commento alla parashà di questa settimana (Nitzavim-Vayelech) del Rabbino capo d’Inghilterra

Jonathan Sacks

Un grande cambiamento è alle porte. Sta infatti per finire la carriera di Moshè come leader e sta per cominciare quella di Yehoshua. Moshè benedice il suo successore, e successivamente lo fa anche Dio. Ascoltate attentamente che cosa dicono e la sottile differenza tra i due. Moshè dice: “Sii forte e coraggioso, perchè tu andrai con questo popolo nella terra. che il Signore giurò di dare ai loro padri, e tu la darai loro in possesso”. (Devarim 31:7)

E questo è quello che dice il Signore: “Sii forte e coraggioso, perchè condurrai i figli d’Israele nella terra che giurai di dar loro ed Io sarò con te”. (Devarim 31:23)

La differenza in ebraico è ancora più sottile. Moshè usa il verbo tavò (andrai con). Dio usa il verbo tavì (condurrai). È una lievissima sfumatura, ma Rashì ci dice che le parole sono dei mondi a parte nel loro significato. Si riferiscono a due tipi di leadership completamente diversi:

Moshè disse a Yehoshua:”Fai in modo che gli anziani della generazione siano con te. Agisci sempre secondo la loro opinione e consiglio”. Però Dio disse a Yehoshua: “Perchè condurrai i figli d’Israele nella terra che giurai di dar loro” – che vuol dire: “Portali anche contro la loro volontà, dipende tutto da te. Se necessario, prendi un bastone e picchiali sulla testa. C’è un solo leader per generazione, non due”. (Rashì su Devarìm 31:7)

Moshè consiglia il suo successore di guidare il popolo consultando e con consenso. Dio dice a Yehoshua di guidare il popolo fermamente e con autorità. Anche se le persone non sono d’accordo con te devi prenderli di petto. Essere chiaro, decisivo, forte e tenace.

Ora questo è un commento strano se consideriamo quello che abbiamo imparato sugli stili di leadership, rispettivamente di Moshè e di Dio. Ascoltate il commento di Rashì sulla creazione:  ”Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” Chi sono i “noi”? A chi sta parlando Dio e perchè? Rashì dice:

Da qui impariamo l’umiltà di Dio. Dal momento che l’uomo fu creato a immagine e somiglianza degli angeli, questi erano gelosi. Per questo Lui li ha consultati. Anche se gli angeli non Lo hanno aiutato nella creazione e il verso potrebbe offrire un’opportunità di ribellione agli eretici, la Torà lo scrive lo stesso per insegnarci la cortesia e l’attributo dell’umiltà, cioè che il più forte dovrebbe comunque consultare il più debole. (Rashi su Bereshit 1:26)

Rashi dice che Dio prima di creare l’uomo, si consultò con gli angeli; non lo fece perché aveva bisogno del loro aiuto, e neanche perché aveva bisogno di un loro consiglio; infatti aveva già deciso di creare il genere umano.

Fece questo invece per mostrare loro rispetto, per prevenire la loro gelosia verso l’uomo, per evitare il loro risentimento per non essere stati consultati su una decisione cosi importante, e per mostrarci l’inattaccabile verità che la grandezza va mano nella mano con l’umiltà. Quindi è stato Dio che si è comportato come Moshè ha consigliato a Yeoshua: ”Fai in modo che altri siano con te”.

D’altro canto, Moshè si è comportato come Dio ha consigliato a Yehoshua: “Se necessario, prendi un bastone e picchiali sulla testa” e non è la stessa cosa che ha fatto Moshè a Kadèsh quandò colpì le persone con le parole e la roccia col suo bastone?

Quindi sembra che Dio dica quali siano gli attributi che possiamo associare alla leadership di Moshè – fermezza, forza, decisione – e Moshè sostenga il tipo di leadership – consensuale, consultivo – che Rashì associa a Dio. In effetti dovrebbe essere il contrario.

Tuttavia, forse Rashi ci sta dicendo qualcosa di più profondo.

Alla fine della sua vita, Moshè riconosce uno dei più grandi fallimenti della sua leadership. Ha portato il popolo fuori dall’Egitto, ma non ha portato l’Egitto fuori dal popolo. Ha cambiato il destino degli ebrei, ma non il loro carattere. Solo adesso ha capito che per riuscire a far questo bisogna cambiare tipo di leadership: una che responsabilizzi il popolo, e in particolare i suoi saggi. Finché c’è Moshè che fa i miracoli le persone non hanno bisogno di prendersi le loro responsabilità. Per far sì che crescano, Yeoshua dovrà usare una leadership partecipativa, incoraggiando le diverse opinioni e ascoltarle.

Dio non ha cambiato opinione. Non sta affermando che Yehoshua debba diventare un leader autoritario, ma solo che dovrà esserlo per una sola volta. Ascoltate attentamente il verso: “Perché condurrai i figli d’Israele nella Terra”.

Ricordando l’occasione che ha condannato un’intera generazione a morire nel deserto – l’episodio degli esploratori, quando il popolo mancò di fede e coraggio per entrare a conquistare la terra. È stato là che due uomini, Yehoshua e Calev, restarono fermi sulle loro posizioni e contraddicendo gli altri dieci sulla possibilità di conquista.

Dio sta dicendo a Yehoshua che ci sarà una prova, e lui dovrà rimanere deciso anche contro la maggioranza, e che questo succederà quando si accingeranno ad attraversare il Giordano. Sarà in quel momento che la sua leadership dovrà basarsi non nella consultazione, ma nel non tollerare alcun dissenso. Quel momento sarà quando: “Dipende tutto da te, c’è un solo leader per generazione, non due”. Certe volte anche i leader che si basano maggiormente sul consenso devono prendere le cose in mano e guidare il popolo con decisione.

C’è un tempo per discutere e un tempo per agire, un tempo per cercare consenso, e uno per tirare avanti senza ostacoli. Questo è quello che Dio e Moshè stanno dicendo a Yeoshua in due maniere diverse.

Un leader deve avere il coraggio di condurre, la pazienza per consultarsi, e la saggezza per sapere quando è tempo di seguire le due strade.

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