L’unicità della Shoah è un’eresia cristologica | Kolòt-Voci

L’unicità della Shoah è un’eresia cristologica

E tre. Israel risponde per le rime a un “indignato” Belli Paci che ieri su Kolòt (clicca) aveva attaccato il suo articolo del 4/9 (clicca).

Giorgio Israel

Egregio signor Belli Paci, lei esibisce come titolo per ribattere al mio articolo, che l’ha “profondamente disturbata”, l’essere parente di deportati ad Auschwitz. Lei deve essere molto suggestionato dal mito dell’“unicità”, altrimenti avrebbe evitato di esibire un simile titolo. Su queste basi probabilmente vincerei la contesa a tavolino, visto che, a parte mio padre, uno zio e una cugina (peraltro ormai deceduti), non un solo mio parente è sopravvissuto alla Shoah, salvo probabilmente qualcuno molto lontano di cui ignoro l’esistenza. Quindi, a meno che non voglia dire che sono un “rinnegato”, lasci perdere questo genere di argomenti.

Pur dichiarandosi non storico lei attesta il fondamento “oggettivo e incontestabile” dell’ “unicità” e “sacralità” della Shoah in qualche riga con argomenti inconsistenti, in particolare se rapportati al Gulag staliniano, le cui analogie con la Shoah lei contesta.

a) Non è vero che Stalin ha massacrato soltanto i nemici politici per le loro opinioni politiche. Ha massacrato interi gruppi sociali per quel che erano. Milioni di kulaki sono stati sterminati per il semplice fatto che erano kulaki: non bastava dichiararsi o essere convintamente comunista per salvarsi, venivi ammazzato o fatto morire di fame per quel che eri. Non era “igiene razziale”, come nel caso degli ebrei, ma “igiene sociale”, secondo l’efficace definizione di Victor Zaslavski.

b) Procedimenti industriali e trasporto organizzato? Forse lei non sa che l’organizzazione del Gulag era scientifica e, in particolare, contemplava un piano alimentare (ideato da un detenuto poi divenuto un boss cekista) basato sulla tecnica matematica della programmazione lineare, che prevedeva la simultanea massimizzazione del lavoro prodotto e minimizzazione dell’apporto alimentare in modo da produrre una selezione dei migliori e la rapida e progressiva eliminazione dei più deboli e, in definitiva, un circuito che sfruttava in modo ottimale le prestazioni dei detenuti. Quanto all’organizzazione dei trasporti, si può dire che i tedeschi abbiano soltanto copiato.

c) Ordine di cattura, arresto, detenzione, deportazione? Esattamente la metodologia del Gulag.

d) Stalin ha continuato a esercitare un controllo totale politico, ad arrestare, deportare persino mentre stava per subire la sconfitta totale.

e) E quanto al numero dei morti… meglio lasciar perdere.

Il mio articolo l’ha disturbata? Figuriamoci quanto l’avrebbe disturbata sentire (come io ho sentito) un autorevole israeliano (sionista ed ebreo doc) affermare: «Diciamoci la verità. Hitler ha fatto cose terribili contro di noi ma al confronto di Stalin era un dilettante».

Difendere il fatto che la Shoah sia stata uno dei più grandi orrori della storia – della storia, non della “metastoria”! – magari anche il più grande, è più che legittimo, giusto e sacrosanto. Ma è molto più giusto e nobile riferirsi ad essa come modello ed esempio del crimine contro l’umanità, piuttosto che isolarla dal resto.

Lei vuole conservare alla Shoah un piedistallo di sacralità? Penso che di sacro vi sia soltanto il Signore e che la tentazione di fare dell’ebraismo un Agnus Dei sia alquanto pagana e idolatrica. Ha provato a leggere l’ontologia della Shoah di Fackeheim? Ho recensito il suo libro sul Foglio del 3 aprile 2010 (clicca) mostrando come la sua sia una tipica eresia cristologica. Su questa via delirante l’ebraismo rischia di chiudersi in un ghetto mentale suicida.

Quanto a coloro che pensano – e ve ne sono! – che il mito dell’unicità della Shoah e della sua elevazione a evento metastorico o teologico, serva a difendere contro l’antisemitismo, non si avvedono che per questa via si ottiene soltanto un’antipatia crescente. Cosa vuole che pensi un non ebreo quando, alla menzione di qualsiasi crimine di massa, si sente opporre che, certamente sì, quei morti sono degni di compassione, ma non possono essere accostati al crimine supremo e unico senza profanarne la memoria e rendersi colpevoli di negazionismo? Al posto suo penserei molto ma molto male.

Un consiglio. Legga i libri di Vasilij Grossman. Tutti. E se troverà disturbante anche lui penso che sia su una brutta china.