La sacralità della Shoah | Kolòt-Voci

La sacralità della Shoah

Una risposta all’articolo di Giorgio Israel. Tutti i crimini, di destra e sinistra, sono da condannare. Ma la Shoah è “sacra”

Luciano Belli Paci

L’articolo di Giorgio Israel “Grass è ambiguo, ma la Shoah non è unica” mi ha profondamente disturbato. Vorrei tentare di ribattere, anche se non sono uno storico ed i miei soli titoli per parlarne derivano forse dal fatto di essere figlio, nipote e pronipote di deportati ad Auschwitz.

Israel contesta giustamente vari casi di banalizzazione della Shoah, che viene mescolata con i fatti più disparati, ma al tempo stesso nega che si possa parlare di “assoluta unicità di questo evento”.

Dopo di che stabilisce un parallelo tra Lager e Gulag, proclama che “il mito dell’unicità della Shoah è servito ai postcomunisti per derubricare i crimini di Stalin a qualcosa di non tanto grave” e sottoscrive l’affermazione di Gunter Grass “l’Olocausto non è stato l’unico crimine”. In effetti un’ovvietà.

Quel che non si capisce è perché mai, nel contorto pensiero di Israel, per riconoscere che “non è stato l’unico crimine” occorra proprio negare che si tratti di un crimine unico.

Non penso di essere obnubilato dalla mia storia familiare se dico che l’unicità di cui si parla ha un fondamento oggettivo ed incontestabile.

La pianificazione dell’eliminazione in senso biologico di un intero popolo, senza altri scopi che quello di farlo sparire dalla faccia della terra e senza eccezione alcuna in rapporto alle opinioni ed alle azioni dei singoli; la sua realizzazione con procedimenti industriali e con il trasporto a grande distanza dai luoghi di cattura; l’applicazione di asettiche procedure giuridiche statuali (ordine di cattura, arresto, detenzione, deportazione) e del “trattamento” finale anche a neonati di pochi giorni, a vecchi centenari, a malati moribondi; il perseguimento del genocidio anche a scapito di vitali esigenze belliche della nazione, mentre il Terzo Reich stava perdendo la guerra; per non parlare delle dimensioni della strage (sei milioni in meno di cinque anni), che fu fermata solo dalla disfatta bellica e dall’occupazione della Germania.

Non mi dilungo oltre, mi pare strano dover ricordare cose che sappiamo tutti.

Altro che mito ! Quando mai, prima o dopo, si è verificato qualcosa di realmente equiparabile ?

Certo che c’è qualcuno che con cattiva coscienza tenta di usare la Shoah per sminuire i crimini del comunismo ! E c’è perfino qualcun altro, questo a Giorgio Israel forse è sfuggito, che tenta di usare la Shoah per rivalutare il fascismo, che sarebbe diventato “il male” solo quando (traviato naturalmente dalle cattive compagnie) si mise a perseguitare gli Ebrei, mentre nel ventennio precedente, tutto sommato …

Ma davvero è necessario, o anche solo utile, per smascherare la cattiva coscienza di chi è indulgente, o peggio, verso i totalitarismi comunisti o fascisti, impedire a noi stessi di pensare e di dire che la Shoah è un fatto storico con caratteri di tangibile unicità ?

Davvero è necessario “stabilire una relazione tra Lager e Gulag”, come se solo da questo opinabile accostamento potesse scaturire la piena esecrazione dell’uno e dell’altro ?

Invece di decidere noi stessi (con una certa dose di autolesionismo) di far scendere dal piedistallo che le compete la Shoah, a me pare più sensato, corretto e rispettoso della verità storica e dell’etica ribattere ai giustificazionisti di ogni risma semplicemente che i crimini dei totalitarismi non si elidono l’un l’altro, ma si sommano. E che i delitti commessi da Stalin (e prima e dopo di lui) non potranno mai trovare giustificazione o attenuanti nelle nefandezze di Hitler e viceversa. E che il fascismo ed il nazismo sarebbero comunque orrende perversioni totalitarie, da condannare e combattere, anche se non avessero torto un capello neppure ad un Ebreo.

Non abbiamo nessun bisogno di “desacralizzare” la Shoah per dire tutto questo.