Quest’estate entriamo in un lungo inverno | Kolòt-Voci

Quest’estate entriamo in un lungo inverno

[CORRETTO 13.20] Due interventi sul risultato delle elezioni torinesi. Nel primo G. Levy descrive in toni apocalittici i sentimenti di chi ha perso. Nel secondo G. Segre denuncia il tradimento degli ideali di chi ha vinto.

Gabriele Levy

E’ col cuore infranto che ho assistito alla sconfitta di Comunità Attiva alle elezioni della Comunità di Torino. La nostra primavera ebraica, primo caso in Italia di rivoluzione culturale, e’ stata soffocata dall’odio e dalle bugie dei vecchi burocrati di un tempo, che si sono ripresi il potere per rivaticanizzare la nostra casa.

Rivedremo di nuovo quei preti nostrani leccare il c. al rav che si crede un Papa, garantendogli l’esclusività e la chiusura totale al mondo esterno che tanto propugnava.

Di nuovo dovremo entrare in comunità e sentire quel fetore da chiesa, quegli sguardi insipidi del clero nostrano, che niente hanno a che fare con l’ebraismo ed i suoi principi.

Gente che per anni ha escluso gli ebrei che cercavano di inserirsi e di parlare, di dire la loro e partecipare.

Gente che vive da sempre la comunità come un centro di potere esclusivo, dove chi non e’ dei loro è guardato come uno straniero non voluto.

Le scene di giubilo degli Anavim che ho visto pochi minuti fa mi ricordano l’arrivo dei carri armati a Praga nel 1969, la restaurazione del potere con la forza.

Ho visto l’odio nei loro occhi e li ho sentiti gridare di gioia come se avessero sconfitto i peggiori nemici del popolo ebraico.

Ci gridavano:”Ora andate via dalla comunità, maledetti!”.

Come è strana la vita: mi ricordo quando ero ragazzino negli anni ’70 e vedevo nei cortei della sinistra extraparlamentare molti di coloro che oggi si chiamano Anavim; e li sentivo gridare slogan contro lo Stato di Israele; e quando ci incontravano in comunità ci dicevano “voi dell’Hashomer Hatzair siete dei sionisti fascisti”.

Oggi si sono convertiti tutti all’ortodossia spinta all’estremo. Ieri sera ballavano cantando “Am Israel Hai!”.

E mi è venuta in mente quella scena del libro di Orwell dove i maiali fanno festa sotto lo striscione con su scritto “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali di altri”.

Non c’è proprio più religione…

Peccato, chaverim, è stata una breve e bellissima stagione.

Abbiamo visto partecipare finalmente decine di persone nuove, abbiamo gioito e cantato per mesi ritrovando quell’ambiente ebraico che tanto ci mancava.

Ora tutto si spegnerà e tornerà l’atmosfera di lenta morte che da trent’anni e più si respirava nella nostra piccola comunità.

Bisogna anche saper perdere, così si dice; mi scuserete, ma non so farlo, non con questi personaggi che hanno passato la loro vita a rendere la comunità chiusa ad ogni ebreo che non fosse di pura razza piemontese ortodossa.

Per fortuna che la fuori c’è lo Stato di Israele, dove si respira sempre un’ottima atmosfera ebraica.

Quest’estate entriamo in un lungo inverno. Chissà se un giorno risorgerà il sole.

Grazie a tutti, Rav Birnbaum in testa, per questa bellissima primavera che non scorderò mai più.

Torino, 13 Giugno 2011


Fenomenologia di Anavim. Anatomia di un tradimento politico e culturale

Gavriel Segre

A ridosso della vittoria elettorale della lista Anavim alle elezioni della Comunità Ebraica di Torino si impone una riflessione critica sulla natura della compagine che la maggioranza degli elettori ha mandato al potere.

La chiave di lettura per comprendere la natura culturale e politica di siffatta compagine può essere riassunta in una parola: tradimento.

Tradimento, da parte di chi per decenni ha militato nel Gruppo di Studi Ebraici per poi fuoriuscirvi per dare vita ad Anavim, di tutti i valori e le idealità da esso espresso e legate ad una concezione progressista dell’Ebraismo, sostituite da un miope ed ottuso fondamentalismo religioso ben evidenziato dall’organo di informazione, la newsletter Kolot di Morashà, scelta da Anavim per comunicare all’interno del mondo ebraico italiano.

Tradimento di tutti valori e le idealità veicolate per decenni dal Gruppo di Studi Ebraici in merito ad un posizionamento non manicheisticamente filoisraeliano in materia di conflitto israelo-palestinese, ad un adesione al Campo della Pace di movimenti come Shalom Achshav e ad una decisa condanna dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi conquistati nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, tradimento ben riassunto dalla alleanza contro natura dei transfughi del Gruppo di Studi Ebraici che hanno dato origine ad Anavim con alcuni degli elementi politicamente e culturalmente più sprovveduti della più retriva e reazionaria compagine allineata con l’associazione Italia-Israele, personaggi come Fiamma Nirenstein od il sito Informazionecorretta.

Tale tradimento, già ravvisabile in fieri nell’ultimo periodo di guida, da parte di David Sorani, del giornale Hakeillah e significativamente riassunto da alcuni sbandamenti come la compiacente intervista ad un colono di Kiriat Arba o l’adozione della locuzione “territori contesi” in vece della più realistica locuzione “territori occupati”, appare oggi, a ridosso della vittoria elettorale di Anavim, in piena luce in tutto il suo squallore morale, politico e culturale.