Il primo mutante | Kolòt-Voci

Il primo mutante

Intervista al produttore di X-Men: l’inizio, Bryan Singer e la decisione di inserire la scena della Shoah

Robert Bernocchi

Senza Bryan Singer non ci sarebbe mai stata la serie degli X-Men. Ma forse, non ci sarebbero mai stati tanti altri adattamenti dai fumetti supereroistici. Dieci anni fa, l’arrivo del primo capitolo delle avventure dei mutanti dimostrava che c’era un folto pubblico per questo tipo di prodotti, ma soprattutto che non dovessero per forza essere pellicole per bambini. Per questo, il ritorno di Singer come produttore ha reso felici tutti gli appassionati.

Perché ha deciso di tornare a lavorare sulla saga?

Amo molto l’universo degli X-men e volevo raccontare questa storia in particolare. Il rapporto tra Magneto e Xavier era molto importante e ci ho pensato tanto quando ho realizzato i primi due film. Così, è stato bello tornare indietro nel tempo per raccontare questa storia.

Nella pellicola avete ripreso la scena iniziale del primo X-Men…

Nel primo film quella scena era molto realistica. Preparando quel progetto, dovevamo decidere se Magneto fosse ebreo o meno, così come se vederlo perdere la famiglia. Era importante mostrarsi sensibili a questo dramma e capire il suo desiderio di vendetta, quindi Matthew ha continuato a raccontare questo aspetto e l’ha inserito nella storia. Se prendi sul serio i personaggi e non vuoi creare una farsa cinefumettistica, ma creare passioni e desideri reali, è assolutamente una buona idea inserire la tua vicenda nel contesto dell’Olocausto. Comunque, tutti gli esseri umani avvertono il bisogno di trovare un posto dove stare al sicuro, quindi il film è un’allegoria, che parla di gruppi di persone strappati dalle loro terre. Gli ebrei sono sempre stati sradicati, ma sono anche pieni di risorse.

Anche in questo film ci sono tante tematiche comuni alle sue opere…

Quasi tutti i miei film parlano di storia, sono affascinato dalla seconda guerra mondiale e dall’Olocausto. Essendo ebreo, sono interessato a come questa società illuminata, la Germania, un Paese straordinario, abbia portato al potere i nazisti e gli effetti che ha avuto. Noi americani abbiamo avuto l’11 settembre e penso che, se subito dopo ci fosse stato un referendum nell’America centrale, magari si sarebbe deciso di espellere le persone di origini mediorientali in preda all’isteria del momento. Comunque, penso che la reazione che abbiamo provato alla morte di Bin Laden sia stata catartica. E forse, non abbiamo visto le foto, perché in realtà è stato ucciso dai mutanti (risate).

A proposito di questioni razziali, cosa pensa delle parole di Lars Von Trier a Cannes?

Non so bene cosa dire, sicuramente Von Trier è stato stupido. Posso dire che le persone che fanno tante interviste, talvolta abbassano la guardia e iniziano a dire delle cretinate. Non posso sapere le ragioni, forse era veramente stanco ed è sprofondato in questo abisso. Magari sarebbe stato meglio se qualcuno gli avesse dato uno schiaffo. Povera Kirsten Dunst.

Cos’è che le interessava in particolare di questo momento storico?

Negli anni Sessanta i protagonisti Xavier e Magneto avevano vent’anni, mentre la situazione geopolitica era instabile, stava iniziando la guerra in Vietnam, così come il movimento per i diritti civili, la guerra fredda e anche la nascita della CIA. Peraltro, il fumetto degli “X-Men” è stato creato nel 1963, quindi il periodo era perfetto. Mi piaceva che nei primi film degli X-Men i due protagonisti combattessero, mentre qui sembrano Malcolm X e Martin Luther King. Peraltro, durante la crisi di Cuba, è avvenuto un momento incredibile quando Kruscev ha mandato un messaggio a Kennedy molto emozionante e appassionato sulla follia della guerra. Lui ha avuto quasi un crollo nervoso quando l’ha scritto, era un momento in cui il mondo poteva finire. Per fortuna, due uomini forti hanno preso posizione e hanno mostrato una compassione notevole. Se avessero prevalso generali russi o qualche fanatico americano, il mondo sarebbe finito. Era un periodo paranoico, con dei punti di vista tipici della guerra fredda.

Come sarebbe stata la pellicola, se l’avesse diretta lei e non Matthew Vaughn?

Alcune scene sarebbero state un po’ diverse stilisticamente, soprattutto per quanto riguarda i movimenti di macchina, ma in generale il suo lavoro mi sembra molto efficace e simile ai miei film, soprattutto X-Men 2 per quanto riguarda il livello emotivo. Io comunque avevo un legame forte con Matthew e la prima chiamata con il responsabile della Fox Tim Rothman è stata divertente. Lui era sorpreso che noi tornassimo a bordo dopo aver lasciato la serie, anche perché in quel momento la Fox non era stata molto contenta delle nostre decisioni.

Siete riusciti a inserire momenti comici e drammatici nello stesso film…

Penso che l’universo degli X-Men faccia storia a sé, questo non è un prequel, ma una pellicola di origini, quindi siamo liberi di avere tanti cammei e cose carine. Potevamo ironizzare su elementi come lo spandex giallo e divertirci sui nomi dei personaggi. D’altronde, anche un film drammatico come American Beauty è molto divertente. Se vuoi trasmettere delle emozioni al pubblico, li fai ridere e quando sono vulnerabili inserisci qualcosa di pesante.

Quali sono le differenze rispetto a quando girava il primo episodio di questa saga?

Quando abbiamo fatto il primo film, non c’era nessun riferimento e l’ultimo prodotto del genere era stato il quarto film di Batman. Non c’era nessuna attesa particolare nei nostri confronti, lo abbiamo fatto con un piccolo budget e delle riprese molto rapide. Ogni volta che Matthew era stressato, gli ho spiegato com’era la situazione dieci anni fa e che comunque non lo avrei licenziato.

Avete già qualcosa in mente per il sequel?

Ho un’idea, ma non ne ho ancora parlato con nessuno e non voglio parlare del sequel fino a quando non avremo definito meglio i particolari.

Anche questo episodio è pieno di interpreti inglesi…

Io e Matthew siamo affascinati dagli attori inglesi, in effetti Xavier e Magneto erano già stati interpretati da inglesi nel film originale. Comunque, ci sono anche altre nazionalità coinvolte, per esempio Fassbender, che ritengo tedesco come formazione, Zoe Kravitz, Kevin Bacon e Álex González. Forse, il fatto che spesso i cattivi siano inglesi, dipende dal loro modo di parlare. Mi rendo conto che è una cosa terribile da dire, ma per un americano sentir parlare un inglese fa pensare ai tedeschi e provoca un certo timore. Basti pensare a Peter Cushing in Guerre stellari.

Cosa pensa del fatto che I soliti sospetti sia stato copiato da tutti?

Mi è capitato anche di recente vedendo Green Hornet, quando alla fine tutto viene messo insieme. Ma potrei citare anche L’illusionista, Il sesto senso e altri film. Per me è incredibile, per rivelare qualcosa non viene ripreso solo lo stile, ma anche la musica di sottofondo. Comunque, quel film mi ha portato tante cose a livello professionale e ogni tanto McQuarrie mi fa giocare con il suo Oscar, quindi non posso certo lamentarmi.

È vero che il primo script di questo film era molto più adolescenziale?

Non c’è nessun rapporto con quella sceneggiatura, che era basata sul fumetto di “First Class”. L’unica cosa che ho voluto mantenere era il titolo, non mi sarebbe piaciuta una cosa come ‘Origini’, io volevo parlare di quel mondo con i suoi giovani personaggi e questo è l’inizio di tutto.

Cosa pensa del terzo episodio di X-Men girato da Brett Ratner?

Alcune parti mi sono piaciute, forse non avrei fatto morire tanti personaggi. Comunque, è difficile per me commentare il lavoro di un amico come Brett.