Le “plate” che hanno salvato lo shabbat a San Nicandro | Kolòt-Voci

Le “plate” che hanno salvato lo shabbat a San Nicandro

Progetto Meridione – Il Gargano e l’ebraismo

Gadi Piperno

Con lo shabbaton tenutosi nei giorni scorsi a Torre Mileto nei pressi di San Nicandro Garganico si è ufficialmente aperto il Progetto Meridione. Questo progetto è organizzato dal dipartimento Educazione e Cultura dell’UCEI in partnership con Shavei Israel e con la collaborazione della Comunità Ebraica di Napoli.

Descrivere in un articolo le emozioni che abbiamo provato durante questo shabbaton non è semplice. L’evento si è tenuto presso il villaggio vacanze Cala Del Principe in un paesaggio di mare decisamente suggestivo. All’evento hanno partecipato circa sessanta persone provenienti principalmente da Roma ma anche da Napoli, Brindisi, Bari, Palmi, Reggio Calabria e Bologna. All’evento, è stata invitata come ospite Daniela Abravanel, che ha tenuto una lezione su Rabbi Shim’on Bar Jochai e Cabalà.

Fra i presenti anche il Rav Shalom Bahbout, rabbino capo di Napoli, che ha tenuto una lezione sui racconti talmudici inerenti Rabbi Shim’on Bar Jochai. Ma ciò che ha reso veramente straordinari questi giorni è stato l’incontro con la Comunità di San Nicandro, che ha partecipato all’intero shabbaton. Come molti sanno, dopo la Aliyà di circa settanta persone nel 1949, da quattro donne rimaste a San Nicandro, si è riformato un nuovo gruppo, che ora conta una trentina di persone e che ha già dato luogo alla prima conversione, quella di Grazia Gualano.

Può sembrare incredibile ma oggi a San Nicandro vivono una decina di famiglie che si incontrano ogni shabbat nel loro Bet Hakkeneset, piccolo sì ma ottimamente tenuto e ben fornito. A proposito, un aneddoto. Giovedì in piena fase preparativa scopriamo che la spedizione che avrebbe dovuto dotarci di piatti kasher, plate, siddurim, libri di Torah non sarebbe arrivato in tempo. Per i piatti poco male, ma il resto rischiava di metterci in grossa difficoltà. Avremmo mangiato freddo, e pregato senza siddurim. Lo sconforto stava per prenderci ma non avevamo tenuto conto del fatto che a San Nicandro c’erano (almeno) cinque famiglie che usano la Plata di shabbat!

Quanto ai libri poi… la mia station wagon è tornata al villaggio carica di tutto quanto ci ha permesso di portare a termine uno splendido shabbat. Il nostro mashghiach Ettore Segrè era letteralmente incredulo. La domenica il gruppo si è trasferito a San Nicandro dove, oltre alla visita del tempio e delle altre strutture della Comunità, abbiamo potuto gustare orecchiette, parmigiana di matzot, e altre prelibatezze locali. Il tutto si è concluso con una Bircat hamazon cantata e quasi strillata: un modo per esternare la grande gioia che ha pervaso tutti i partecipanti.

Tutti sono rimasti affascinati e colpiti dalla forza di questa Comunità che pur distando 400 chilometri dai principali centri ebraici è riuscita a risorgere e a vivere un ebraismo intenso, fatto di rispetto delle mitzvoth, ma anche di tradizioni che solo in questo posto si possono trovare. Per ragioni di brevità non posso andare oltre, chiunque voglia saperne di più deve solo chiedere a chi è stato con noi. Ma i racconti non riescono a riprodurre le sensazioni che abbiamo provato lì.

L’unico modo è andare a San Nicandro.

Gadi Piperno, coordinatore Progetto Meridione,

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