Io mi vergogno – Terza lettera al Manifesto | Kolòt-Voci

Io mi vergogno – Terza lettera al Manifesto

Gabriele Levy

Cari amici, è passato molto tempo dalla mia ultima lettera; continuo a leggere il Manifesto e continuo a porvi delle domande, ma purtroppo non ricevo da voi delle risposte.

Io mi vergogno di vedere sul web un sito che si chiama “Ebrei Contro l’Occupazione”, che chiede ad Israele di ritirarsi prima da tutti i territori occupati, e poi di ritirarsi del tutto, sparire, per ottenere i “diritti legittimi del popolo palestinese”, riportando nei suoi confini sette milioni di profughi, presunti o veri, cancellando così l’unico stato ebraico del mondo.

Io mi vergogno che ci siano ebrei che vogliono restituire il Muro Occidentale, cuore del cuore ebraico. Il muro a cui gli ebrei non avevano accesso dal 1948 al 1967.

Io mi vergogno che ci siano ebrei contro lo stato ebraico, quando esso altro non è che l’assicurazione sulla vita di tutto il popolo ebraico.

Io mi vergogno a leggere che ieri, in pieno Shabbat, due arabi armati sono entrati in una casa ebraica ed hanno ucciso a coltellate un padre, una madre e tre figli, uno di 11, l’altro di 4 e l’ultima, neonata di quattro mesi. Come si fa ad uccidere un esserino di 4 mesi a coltellate? Quale livello di salute mentale c’è in uno che fa un gesto del genere? A Gaza stamattina i miliziani di Hamas distribuivano caramelle alla popolazione per festeggiare l’omicidio di una neonata di 4 mesi. A me sembra che l’Islamismo sia una malattia mentale di massa, esattamente come lo fu il Nazismo. E che la cosiddetta “sinistra” continui ad evitare di rendersene conto. Gheddafi in queste ore sta macellando migliaia di esseri umani che chiedono democrazia e libertà.

E gli “Ebrei contro l’occupazione” protestano contro Israele… Solo il grande Fellini potrebbe descrivere una situazione così grottesca.

Siete contro l’occupazione di cosa, esattamente? Tutta la Palestina è territorio occupato, vero? Ma quando mai è esistito uno stato chiamato Palestina? Dal 1948 al 1967 i “Territori occupati” erano in mano giordana. E la striscia di Gaza in mano egiziana. Perchè a quel tempo nessuno chiedeva la costituzione di una stato palestinese? Alcune settimane fa è stato pubblicato uno studio realizzato da, e solo da, giornalisti arabi. Ebbene, da questo studio risulta che negli ultimi 30 anni sono morti circa 11 milioni di islamici nelle guerre, negli attentati e in quant’altro dello stesso stile. Il 96% di questi morti ammazzati è stato ucciso da islamici stessi. Il 3,9% e’ sato ucciso dagli eserciti occidentali. Israele ha ucciso solo lo 0,1% di islamici ed arabi. Eppure voi continuate ad accusare Israele di essere il principale responsabile della sofferenza dei popoli arabi.

Io mi vergogno anche solo a sentire il termine “Territori occupati” riferito a Giudea e Samaria, quando qui dietro, in Francia, ci sono 25 zone del paese che si chiamano “Zone urbane sensibili”, in cui ne’ la polizia, ne i pompieri e neppure i medici possono entrare perchè li vige un altra legge, la Sharia. Quelli sono i veri Territori Occupati. La comunità ebraica di Malmoe, in Svezia, sta emigrando, perchè in città il 60% degli abitanti è islamista. Ed anche violento. In Inghilterra la corte costituzionale ha deciso che la Sharia può essere utilizzata come legge civile, e sono sorti centinaia di tribunali islamici. Stanno nascendo sotto i nostri occhi i quartieri dove le donne sono trattate come bestie, dove un clero islamista medievale spinge le masse all’odio verso chi è Dhimmi, non islamico.

Io mi vergogno a vivere in una città come Torino, dove girano sempre più donne con il burka, ma se giri con una kippà in testa vieni picchiato a sangue, al grido di “itbach el yahud”, “massacriamo l’ebreo”. Ho visto questo con i miei occhi. Torino, città capitale della Resistenza. Abbiamo pianto milioni di morti per la Libertà e la Giustizia. Ed ora cediamo questi principi e questi diritti ad una banda di malati di mente chiamati Imam integralisti.

Io mi vergogno a sentir chiamare la Barriera di difesa “Il muro dell’apartheid”: per anni i terroristi della Cisgiordania salivano sugli autobus israeliani, dove viaggiavano esseri umani di tutte le religioni e di tutti i colori, e si facevano esplodere al grido di “Allah hu akbar”. Da quando c’e’ la barriera di difesa il numero degli attentati terroristici è sceso del 95%. No, dico, ci siamo già dimenticati delle scene dei brandelli di carne che ciondolavano dagli autobus israeliani esplosi tra il 1993 ed il 2003? Quello è il muro della vita, non dell’apartheid. Serve a salvare vite umane. Tra 50 o 500 anni, quando gli islamisti avranno imparato a non odiare, forse lo butteranno giù, come il Muro di Berlino nel 1989.

Alcuni mesi fa nel corso dei negoziati Netanyahu ha offerto ad Abu Mazen un piccolo scambio di territori: Israele si tiene un pezzo di Cisgiordania in cambio di un eguale pezzo nella Israele pre-67 dove vi sono solo villaggi arabi, che passerebbero così alla Palestina.

E sapete cosa è successo? Gli arabi residenti in Israele si sono ribellati chiedendo di rimanere in Israele. Come sarebbe a dire? Gli arabi israeliani preferiscono rimanere cittadini di seconda classe in Israele, piuttosto che diventare cittadini di prima classe in Palestina? Ma sono matti? Oppure hanno capito che se nascesse la Palestina, loro si troverebbero a vivere nel cinquantanovesimo stato islamico del mondo, dove un regime dittatoriale e fascista governa sbattandosene altamente dei diritti umani e della libertà, della democrazia e della giustizia sociale?

Alcuni giorni fa i manifestanti libici a Bengazi esponevano un cartello con la scritta in Inglese: USA, EUROPE: PLEASE HELP US!”. Sabato scorso una manifestazione di anarchici e noglobal ha attraversato San Salvario con in cima al corteo un grande striscione bianco su cui c’era scritto “USA ed Europa fuori dalla Libia!” Ma dov’è la vostra coerenza, cari compagni? Con chi state? Con chi chiede democrazia e libertà o con chi li reprime?

Sino ad ora Israele si è tenuta ben fuori dal fuoco che sta sconvolgendo il mondo arabo. Ed ora giro per San Salvario e vedo manifestini attaccati al muro che invitano a partecipare alla Flottilla numero 2, con accanto le immagini delle rivolte arabe correnti. Solo questo ci mancava: andare a far casino anche a Gaza, per supportare il regime fascista di Hamas, che domina con la violenza un popolo oppresso.

A Gaza i mercati sono pieni di cibo, anche in questi giorni. La fame è altrove: in Egitto ed in Libia, in Siria e tra gli schiavi/lavoratori stranieri del Golfo Persico. Mi sembra che avete poche idee, ma ben confuse, cari compagni.

Tra poche ore l’Italia compie 150 anni. Di questi 130 sono stati anni di democrazia e libertà. Non male, per un paese immerso nel Mediterraneo. Le masse arabe ci stanno chiedendo aiuto, vogliono la democrazia e la libertà. I ribelli chiedono aiuto, come lo chiedevano i partigiani agli alleati durante la seconda guerra mondiale. L’Italia potrebbe avere un ruolo determinante nel Mediterraneo, in appoggio della lotta dei popoli per la libertà. E voi scrivete sui vostri manifesti di uscire dalla Libia?

In queste ore quel delinquente di Gheddafi sta vincendo a suon di bombe e morte la guerra contro gli insorti. E che cosa fate voi per aiutare le forze democratiche arabe? Chiedete di non intervenire? Pensate se durante la seconda guerra mondiale ci fosse stato un movimento pacifista che chiedeva nelle piazze il non intervento degli alleati… Senza gli americani e gli inglesi avremo ancora quel pazzo di Hitler tra i piedi….

A volte mi chiedo se sto sognando o se è vero: i compagni appoggiano i fascismi mediorientali, con la scusa dell’antimperialsimoo con quella dell’antisionismo. E’ anche grazie a questi compagni che il nostro paese si sta spostando a destra. Più i “compagni” appoggeranno i fascismi mediorientali, e più la gente voterà a destra. Anzi, la destra di oggi è già la nuova sinistra. Si sono semplicemente invertiti i ruoli.

Gianfranco Fini è molto più di sinistra di Bertinotti. Bertinotti non ha mai visitato un Gulag. E’ quasi ora che lo faccia. Forse potrebbe salvare la faccia. Almeno la sua.