Quale rapporto tra ebraismo e cultura dominante? | Kolòt-Voci

Quale rapporto tra ebraismo e cultura dominante?

Alfredo Mordechai Rabello

La preghiera ‘al hanissim ci offre in poche parole il significato di Hanukkah che i Chachamim volevano che ci portassimo dietro nei secoli; il regno della tirannide greca non era propriamente quello dei Greci, bensì dei Seleucidi (eredi di Alessandro Magno nella regione) che, nella loro tirannide, vollero “farci dimenticare la Tua Torah e far trasgredire gli statuti della Tua volontà”. Non sospettiamo i Seleucidi di essere dei proseliti di Socrate, Platone o Aristotele, e del resto quanti ebrei allora potevano essere sotto questa influenza?

La pericolosa influenza a cui si riferisce Hanukkah riguardava alcuni aspetti della vita popolare greco-seleucida, come il mettere in mostra il corpo, la promiscuità dei sessi, l’edonismo, l’idolatria; non si era ai tempi dell’empio Haman che si proponeva “di distruggere, trucidare e disperdere tutti i giudei, giovani e vecchi, donne e bambini”;al posto del pericolo fisico dei tempi di Haman, vi era ora un pericolo non meno grave, ma più subdolo ed allettante, che arrivava fino alla profanazione del Santuario. Molti dei nostri non trovarono la cosa pericolosa, essendo essi oramai sulla china dell’assimilazione ma Mattatià l’Asmoneo con i suoi figli compresero che si era creata una situazione insopportabile dal punto di vista spirituale e che era giunta l’ora di far prevalere l’educazione ebraica e l’indipendenza politica che avrebbe dovuto proteggerla.

E la cultura greca? L’atteggiamento ebraico non è di netta condanna, dipende con chi hai a che fare. Per esempio Rabban Shim’on ven Gamliel permette la lettura della Bibbia in greco e Rabbì Jochanan ne spiega il motivo (Talmud Bavlì, Meghillah 8b): “Ha detto la Tor: «Possa D-o far stendere Jefet ed abiti nelle tende di Scem» (cioè) le parole di Jefet siano nelle tende di Scem…. Rabbi Chiya bar Abba dice: «Questa è la ragione, perché è scritto: ‘Possa D-o concedere la bellezza a Jefet’», (cioè) “la bellezza di Jefet sia nelle tende di Scem”. Il problema diventa allora fino a che punto sia lecito inserire il bello di Jefet, la cultura greca o occidentale in genere, nelle tende di Scem, cioè nell’insegnamento ebraico.

È questo il problema su cui si sono cimentati i Maestri di ogni generazione, e in particolare quelli a noi più vicini nel tempo, quando incominciarono a sgretolarsi le mura dei ghetti, e tutto sembrava permesso alla mente assetata di conoscenza e soprattutto alla libertà da ogni limitazione. Il vero problema, come hanno sottolineato il Rav Shimshon Refael Hirsh nella Golah tedesca, e il Rav Avraham Izhak Hacohen Kook in Erez Israel, il vero problema non è tanto accogliere il bello di Jefet, quanto avere prima delle salde tende di Scem, cioè a dire avere una salda preparazione di Torah, di Talmud Torah che ci permetta di poter prendere dall’esterno insegnamenti che si fonderanno con quelli tradizionali e ne diventeranno parte integrante.

Normalmente non vi è problema a fare nostri gli insegnamenti scientifici; il mondo della Halachah dei nostri tempi è pieno di discussioni su come risolvere problemi scientifici e medici alla luce della Halachah, e spesso siamo sorpresi dalla liberalità delle soluzioni offertici. Più difficile è il cimentarsi con problemi di valori, con problemi filosofici e soprattutto con “la strada” del mondo occidentale e già lo Scemà ci mette in guardia di tener presente anche “per strada” “quelle Parole”.

La situazione non è facile, ma forse è proprio il cimentarci con questi problemi, l’alternarsi di chiusura ed apertura verso il mondo esterno, che è segno della vitalità delle tende di Scem, tende che hanno saputo resistere ai forti venti delle persecuzioni, e ai venti apparentemente dolci dell’assimilazione, che ci ci invitavano a mettere da parte le nostre stesse tende, perdendo così i nostri figli per il popolo ebraico; l’insegnamento dei Maestri è che è possibile apprendere, a patto che tu sia consapevole di dover essere te stesso, di non perdere anzi di rafforzare le tende di Scem, di accogliere in queste tende i nostri figli e i nostri nipoti, non in forma passiva, bensì come costruttori e rinforzatori delle Tende della Tua Torah.

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