Pio XII santo? La Chiesa pensi alla pedofilia | Kolòt-Voci

Pio XII santo? La Chiesa pensi alla pedofilia

intervista all’attore che nella fiction propagandistica di Rai Uno interpreta il papa che parlò solo per salvare i propri interessi

Francesca Gentile

«Posso parlare liberamente? Perchè in questo caso, secondo me, il papa, nei confronti del nazismo, ha agito come ha agito per una ragione ben precisa: il Vaticano aveva interesse a recuperare le terre e le chiese perse sul territorio tedesco». James Cromwell non le manda a dire quando si tratta di fare un’analisi storica del pontificato di Pio XII, il papa che si accinge ad interpretare sul piccolo schermo nella fiction Sotto il cielo di Roma, in onda su Rai Uno, domenica 31 ottobre e il primo novembre.

«Nei paesi dove il protestantesimo si radicò, il Vaticano perse moltissimi beni e la Chiesa si allineò con il partito nazional socialista per cercare di recuperare, attraverso un concordato, quanto perso». Cromwell sarà Papa Pio XII nel progetto della cattolica Lux Vide di Ettore Bernabei, teso a sponsorizzare la causa di beatificazione di papa Pacelli. «Sono comunque innegabili i tanti sforzi fatti da parte della Chiesa cattolica per salvare gli ebrei. – prosegue l’attore americano che è stato George Bush sr in W. di Oliver Stone e il Principe Filippo in The Queen La Regina, valso il premio Oscar a Helen Mirren – Ci sono sempre due parti da ascoltare quando si tratta di fare un’analisi storica, e bisogna tenere in considerazione quali sono gli obiettivi delle istituzioni nazionali e quanto invece riguarda la sfera della coscienza morale degli individui. Probabilmente papa Pacelli ha sottomesso la propria coscienza agli obiettivi superiori delle istituzioni». Un comportamento da politico più che da santo.

Che ne pensa della causa di beatificazione?

«Questa è una questione che riguarda la Chiesa cattolica ed i fedeli. Posso comprendere che per i cattolici la beatificazione sia un qualcosa di molto importante, ma per me, non cattolico, individuo che ha un credo spirituale proprio e personale, il concetto di beatificazione è un po’ un mistero, qualcosa che non comprendo benissimo». Insomma, secondo lei, la chiesa sulla terra è composta da uomini, non da santi… «E in quanto uomini, capaci di fallire e sbagliare. Ci sono problemi molto più importanti della santificazione di papa Pacelli che la Chiesa dovrebbe affrontare».

Mi faccia un esempio.

«Dovrebbe prima di tutto riconoscere le proprie responsabilità in merito agli abusi compiuti sui bambini, per esempio. Quella questione è stata gestita in maniera assolutamente deplorevole». Sarebbe diverso, secondo lei, protestante, se i preti cattolici potessero sposarsi? «Ritengo che la base sulla quale si esclude la presenza delle donne dalla vita ecclesiastica e dalla vita dei preti sia assolutamente assurda, dannosa e controproducente. Le donne sono coloro che trasmettono e danno vita alle comunità, portano in grembo le nuove vite. Come diavolo è possibile che vengano escluse dalla vita ecclesiastica? È qualcosa che assolutamente non comprendo, è inaccettabile e mi fa arrabbiare, tanto quanto il mancato sostegno al clero indigeno in Africa e Sudamerica, a quella gente che lavora con le popolazioni, con i poveri, spesso in contrasto con i governi locali ai quali la Chiesa si è allineata per mantenere la propria presenza e il proprio potere nel Paese».

La Chiesa non ha speso molte parole neppure nei confronti delle guerre intraprese dagli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq.

«Queste guerre sono immorali e fondamentalmente sbagliate. Sì, anche in questo caso avrei voluto che la Chiesa avesse preso posizione in merito e invece è rimasta passiva, esattamente come in passato aveva fatto con Hitler». Corsi e ricorsi storici, dunque. «Esatto, perché gli uomini non hanno imparato la lezione e forse perché non è mai stata detta la verità sulla storia, se fosse la verità non si chiamerebbe “history “… “his story”…ovvero la storia di uno, del vincitore».

Chi sono i responsabili di questa storia a senso unico?

«Sicuramente le persone al potere che lo vogliono mantenere a tutti i costi e che quindi controllano la verità e manipolano la storia perché sia utile ai propri scopi e poi ovviamente le persone che la dovrebbero divulgare: gli insegnanti, gli intellettuali, i liberali e i progressisti. Noi abbiamo la responsabilità di trasmettere la verità e lo dico con umiltà, anch’io ho fatto o detto cose di cui non vado fiero, facciamo quello che possiamo, considerata la condizione del mondo in cui viviamo e la debolezza umana».

Se lei potesse essere papa davvero, di cosa vorrebbe occuparsi?

«Del divario fra ricchezza e povertà. Prendiamo gli Stati Uniti: questo divario continua a crescere, a fronte di pochi, estremamente ricchi, c’è una stragrande maggioranza di popolazione al limite della povertà, popolazione che cresce ogni giorno, e cresce al costo di ogni istituzione che consideriamo necessaria per il mantenimento di una vita dignitosa: la sanità, l’educazione, l’organizzazione familiare, l’edilizia, l’ambiente. Un brillante economista cileno, Manfred Max-Neef, una volta disse: non c’è una sola persona a Washington che non sappia cosa non bisogna fare. Sappiamo benissimo quali sono le cose non funzionano, perché abbiamo continuato a farle per 200 anni. La prima cosa da fare sarebbe smettere di fare le cose sbagliate e provare a fare, una volta, la cosa giusta».

C’è una figura religiosa che ammira?

«Giovanni Paolo I. Ho sempre creduto che, se il suo pontificato non fosse stato stroncato sul nascere, avrebbe messo fine al celibato dei preti e avrebbe permesso l’utilizzo dei mezzi di contraccezione, ad esempio. Credo che avrebbe analizzato tutte le questioni odierne in modo onesto, empatico, vero, per essere utile al maggior numero di persone possibile. La mia personale opinione è che sia stato ucciso e che i responsabili facciano capo alla banca Vaticana e agli interessi legati al riciclaggio di centinaia di milioni di dollari destinati alla banca Vaticana. È la mia opinione, ma credo che non sia possibile un’esistenza “etica” di una grande organizzazione. Gli interessi prevalgono sempre sulla moralità». Anche Papa Pacelli si piegò a questo dettato.

L’Unità – 30 ottobre 2010