L’isola degli animali | Kolòt-Voci

L’isola degli animali

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Un nuovo racconto scritto in adesione alla manifestazione di Fiamma Nirenstein del 7 Ottobre Per la Verità, Per Israele

Mario Pacifici

C’era una volta, nel più lontano dei mari, un’isola bellissima. Il Signore Iddio l’aveva creata nei primi cinque giorni ma poi, forse a causa di molti e più importanti impegni, l’aveva dimenticata. Priva dell’uomo, l’isola era così rimasta in dono agli animali che si erano sparsi in ogni angolo del suo territorio, popolandone le colline e le praterie, i boschi e le montagne. L’isola era florida e rigogliosa come un giardino dell’Eden e per lungo tempo gli animali vissero felici sulle sue terre, spartendosi di buon grado le delizie della natura.

Nessuno saprebbe dire quando e perché, ma un giorno le Scimmie si accorsero di essere le uniche ad avere le mani. Questo è un segno di particolare predilezione, disse il loro Re ed emise un decreto che faceva della Foresta degli Alberi Frondosi il loro territorio esclusivo. Va bene disse il Re degli Elefanti, ma noi siamo grandi, grossi e abbiamo la proboscide. Questo ci rende prediletti più di voi e da oggi i Grandi Prati della Savana apparterranno solo a noi. Nessuno ha il collo lungo come il nostro, obiettò la Regina delle Giraffe e per decreto rivendicò ai propri sudditi la Terra degli Alberi Alti. Forse che la nostra criniera non conta nulla? tuonò allora il Re dei Leoni, e si dichiarò padrone delle Grandi Terre della Caccia.

Presto non ci fu un solo Re che non rivendicasse per i suoi sudditi qualcuno dei territori dell’isola.

Ci furono zuffe, scontri e violente inimicizie ma alla fine ciascuno ebbe il suo territorio.

Tutti pensarono di essere più ricchi ma invece tutti furono più poveri. Le delizie dell’isola, che prima bastavano a tutti, ora non bastavano a nessuno, mentre i giovani animali, che un tempo correvano spensierati, furono costretti a difendere i loro territori.

Non si può andare avanti così disse allora il Re delle Scimmie. Occorre un luogo in cui discutere e prendere le decisioni che governino tutti gli animali. Così salveremo la pace.

Poiché nessuno doveva rinunciare a nulla, tutti trovarono geniale l’idea delle Scimmie.

Si costruì una grande casa di vetro e con strepito e schiamazzi fu convocata la prima grande assemblea.

Tutti i Re di tutti gli animali arrivarono da ogni angolo dell’isola, e fecero a gara nell’ostentare la grandezza e la tronfia prosopopea del proprio seguito.

Quando l’ultimo dei sovrani si fu accomodato, il Re delle Puzzole si alzò e chiese di cosa si dovesse discutere. Nessuno lo sapeva o forse nessuno più lo ricordava.

Il Sovrano dei Serpenti propose allora di condannare le Manguste per il loro atteggiamento aggressivo, ma fu subito rintuzzato dal Re dei Criceti che chiese la condanna dei Serpenti per l’uso sproporzionato dei loro poteri ipnotici.

Quando fu chiaro che la discussione non avrebbe portato ad altro che a rutilanti proclami, il Gran Duca degli Usignoli si fece coraggio e denunciò il genocidio commesso da chi si nutriva delle uova nei nidi.

Il Principe dei Cobra si mostrò sensibile al problema. Obiettò tuttavia che la denuncia non poteva essere presa in considerazione se prima non si fosse definito il concetto di genocidio.

Fu a questo punto che il Marchese delle Pecore decise di contestare ai Lupi i crimini di guerra perpetrati con la loro tecnica di caccia collettiva, di cui con forza chiese la messa al bando.

Il Re delle Puzzole si rese conto che quel solenne raduno stava sfociando in un clamoroso fallimento ed avvertì come propria responsabilità ricompattare gli animi, per salvare il consesso e con esso la pace dell’isola.

“Silenzio!” gridò allora, sollevando la coda. E bastò il gesto, per ottenere obbedienza.

“Per i problemi sollevati, creeremo delle commissioni e se necessario delle sotto commissioni. Ma non sprecheremo il nostro tempo per simili quisquilie, mentre resta insoluta la questione dei Panda dal Mantello Turchino.”

Molti dei Sovrani non avevano mai sentito nominare quella specie e nessuno era a conoscenza di contenziosi aperti a suo carico.

“Quella razza subdola” stava però dicendo il Re delle Puzzole “si è mischiata a noi e si è distribuita nei nostri territori. Quegli animali immondi consumano le nostre risorse mentre rifiutano di giurare lealtà ai nostri Monarchi.”

Il Presidente dei Panda dal Mantello Turchino si guardò intorno incredulo. Smise di sgranocchiare il suo germoglio di bambù e chiese la parola.

“Potrai parlare a tempo debito” gli disse il Re delle Puzzole, mentre stabiliva l’ordine degli interventi.

Parlarono i Cobra, parlarono i Lupi, parlarono le Iene e i Coccodrilli e tutti si scagliarono contro i Panda dal Mantello Turchino, felici che le proprie questioncelle rimanessero lontane dall’attenzione dell’assemblea.

L’insana predilezione di quei panda per i germogli del bambù, dissero, nel giro di alcuni secoli metterà a repentaglio la sopravvivenza sull’isola di quell’arbusto. E comunque è inconcepibile la loro arbitraria intrusione in territori che le razze autoctone hanno conquistato al prezzo di sangue e sacrifici.

Quando finalmente prese la parola il Presidente dei Panda dal Mantello Turchino, l’atmosfera del consesso era ormai livorosa.

“Noi amiamo i germogli” disse l’anziano animale “e li coltiveremo con cura perpetuandone l’esistenza fino alla fine delle generazioni. E poi, se ci confondiamo alle altre specie è solo perché i Rettili ci hanno cacciato dalle Terre dei Germogli. Siamo costretti a vivere nella diaspora, ma rispettiamo le usanze di ognuno così come chiediamo che siano rispettate le nostre.”

“Fuori da qui” gridarono i Rettili, sibilando che non avrebbero accettato quel travisamento storico. I Panda non avevano mai abitato le Terre dei Germogli, dissero. E perfino il toponimo era illegittimo dacché il nome eterno di quei territori era Distesa dei Grandi Rettili.

Le proteste del Presidente si persero nel frastuono dei fischi.

L’indomani tutti gli animali furono informati dei risultati del Consesso della Casa di Vetro.

I Panda dal Mantello Turchino, gracchiarono per tutta l’isola le Cornacchie, erano stai smascherati prima che potessero mettere in atto il loro piano di sterminio di tutti i rettili.

Fu l’inizio di una campagna mediatica tanto falsa quanto assillante, coordinata con astuzia dai Grandi Condor e dai Piccoli Avvoltoi. Un giorno dopo l’altro le accuse dei Rettili si fecero più fantasiose e inverosimili, ma nessuno aveva voglia di inimicarsi animali così pericolosi solo per il gusto di contraddirli.

A dire il vero i Cardellini tentarono di opporsi a quella che denunciavano come una mistificazione mediatica ed una propaganda d’odio. Ma la loro voce era flebile. E poi, per qualche ragione che nessuno ricordava più, vivevano in piccole gabbie da cui non si allontanavano mai. Le cornacchie ebbero dunque buon gioco nel sovrastarne la voce e nel promuovere l’odio di tutti contro la popolazione dei Panda dal Mantello Turchino.

In breve tempo l’ esistenza di quella specie pacifica e mansueta fu messa a dura prova. Alcuni Monarchi emisero decreti di espulsione mentre altri preferirono fomentare e tollerare le crescenti aggressioni perpetrate da Iene, Lupi e Cani Selvatici.

Quello, comunque, fu solo l’inizio. Presto l’impunità delle prime violenze incoraggiò gli eccidi e poi le stragi e poi il sistematico sterminio dei Panda dal Mantello Turchino.

In fuga da ogni luogo essi giurarono di non lasciarsi annientare e non avendo dove altro andare fecero ritorno alle Terre dei Germogli.

Lì avevano vissuto felici, disse il loro Presidente e lì avrebbero stabilito la loro dimora, rivendicando finalmente un territorio, come avevano fatto tutte le altre specie.

Bastò questo proclama per scatenare un pandemonio.

I Rettili si riunirono e mossero guerra ai Panda. Inutilmente questi si dichiaravano pronti ad una spartizione delle terre e ad accogliere di buon grado chi volesse vivere in mezzo a loro.

“Mai!” tuonò il Principe dei Cobra. “Mai un singolo palmo della sacra Distesa dei Grandi Rettili sarà ceduto a dei miserabili mammiferi.”

In men che non si dica mise insieme una grande coalizione e mosse guerra all’Entità dei Nemici degli Esseri Striscianti.

Cobra, Aspidi, Vipere, Boa, Bisce, Lucertole, Colubri e Ramarri si avventarono all’unisono contro il territorio conteso, ma i Panda non si lasciarono sopraffare. Sfibrarono gli aggressori con interminabili ritirate, per poi aggredirli separatamente e metterli in fuga.

Il Principe dei Cobra, rimasto solo e scornato dalla sconfitta, vibrò il sonaglio e proclamò la propria trionfale vittoria, spalleggiato nella mistificazione mediatica da Corvi, Cornacchie ed Avvoltoi.

A dispetto della guerra vinta, i Panda non ebbero pace. Non c’era giorno che non fossero attaccati e la difesa della propria sicurezza divenne la loro prioritaria occupazione.

Fu cosi che sull’isola avvenne un fatto inconsueto.

Sebbene nessuno degli animali avesse mai sentito parlare di Charles Darwin, i cuccioli dei Panda dal Mantello Turchino cominciarono a nascere con artigli acuminati e denti aguzzi.

“Perché preoccuparsi?” diceva il Presidente alle mamme spaventate, “forse che i vostri cuccioli ringhiano a quanti li amano? No, lasciate che crescano e che mostrino gli artigli a chi li odia e li perseguita.”

La cosa non passò a lungo inosservata.

Nella casa di vetro quegli artigli, di cui ora i Panda andavano fieri, divennero il più grande dei problemi. Anzi, l’unico.

“Questa sordida evoluzione altera l’equilibrio strategico della regione” gridavano i Rettili inviperiti,

giurando di annientare l’Entità dei Nemici degli Esseri Striscianti.

Non trascorse molto tempo che nei Campi dei Serpenti a Sonagli si cominciarono a notare strane attività. I Cobra, che per natura amavano crogiolarsi al sole, lavoravano invece fino allo sfinimento per sviluppare un allevamento intensivo di Bruchi dalla Testa Rossa.

“Anche noi abbiamo diritto a coltivare la terra” proclamava il Principe dei Cobra, sebbene il suo popolo vivesse solo nelle pietraie “e i Bruchi dissoderanno per noi il terreno.”

I Panda dal Mantello Turchino sapevano che la verità era tutt’altra. Sapevano che i Bruchi dalla Testa Rossa si nutrivano solo di germogli di bambù. La loro crescita indiscriminata avrebbe offerto ai Rettili l’arma finale del conflitto, privando gli abitanti delle Terre dei Germogli del loro unico nutrimento.

Consapevoli del rischio mortale, si recarono alla casa di vetro e denunciarono con forza la dissennata politica dei Rettili. Tutto ciò che ottennero furono risibili raccomandazioni alla moderazione.

“Il nostro è solo un programma pacifico” giurò d’altro canto il principe dei Cobra. E le sue parole riportate da Corvi e Cornacchie risuonarono per tutta l’isola, senza che si levasse alcuno a metterle in dubbio ed a chiedere garanzie.

D’altro canto, secondo i calcoli dei Panda, presto l’allevamento intensivo dei Bruchi dalla Testa Rossa avrebbe raggiunto un punto di non ritorno decretando la fine dei germogli e di chi se ne nutriva.

Io francamente non so come sia finita la vicenda, perché da tempo non incontro un Cardellino e di tutti gli altri uccelli non mi fido.

Quel che so è che se il Signore Iddio si ricordasse di quest’isola e tornasse a dare un’occhiata non sarebbe contento di quel che troverebbe.

mario.pacifici@gmail.com