Sukkah City, New York 2010 ha richiamato 600 architetti e designer da tutto il mondo | Kolòt-Voci

Sukkah City, New York 2010 ha richiamato 600 architetti e designer da tutto il mondo

ARCHIVIO: Sukkot


Federica Sasso

Nei giorni scorsi Union Square ha ospitato dodici opere in legno, vetro, filo spinato e molto altro. Sono il frutto della “Sukkah City, New York 2010”, un concorso internazionale che ha richiamato 600 architetti, designer e artisti di tutto il mondo, ognuno con il proprio concetto di sukkah, la capanna che gli ebrei osservanti costruiscono ogni anno durante la festa di Sukkot, in italiano e’ la festa delle Capanne, per commemorare le strutture realizzate dagli ebrei durante l’esodo nel deserto. I dodici vincitori hanno ricevuto i fondi per realizzare le opere e sono stati selezionati da una giuria di prestigio composta da architetti e giornalisti del calibro di Ron Arad e Paul Goldberger. La sukkah piu’ votata dai newyorkesi restera’ esposta per tutta la settimana di Sukkot.

L’idea e’ di Joshua Foer e Roger Bennett, giornalisti e membri di Reboot, associazione che riflette sull’identita’ ebraica contemporanea a partire dalla citta’ che ospita la piu’ grande comunita’ ebraica al mondo al di fuori di Israele. Roger Bennet, 39 anni, ha spiegato al quotidiano israeliano Haaretz che “la sukkah era una delle tradizioni piu’ importanti custodite dagli ebrei americani, ma oggi solo una piccola minoranza la osserva”. Il concorso nasce come occasione per riflettere sul significato della sukkah, perche’ “la sua storia puo’ essere biblica, ma i valori che racchiude hanno un senso anche per la nostra epoca”.

La sukkah puo’ essere costruita su un cammello. O su una barca. La sua forma deve invitare l’occhio a guardare in alto, verso il tetto e il cielo. E’ sorretta da almeno tre muri, fatti di un materiale che non venga scosso dal vento. La notte, attraverso il tetto, si devono intravedere le stelle. Questi sono solo alcuni dei precetti che riguardano la sukkah.

La sukkah e’ la casa di un popolo in cammino nel deserto, richiama il senso di non appartenenza a un luogo, ma di intimita’. Rappresenta la precarieta’ della vita, e’ composta di elementi naturali, fragili ma efficaci nell’offrire protezione. “Sukkah City, New York 2010” e’ l’invito a riimmaginare la sukkah a partire dai suoi valori, riadattata alla nostra epoca nei materiali e nelle forme.

L’anno prossimo Sukkah City si allarghera’ da New York ad altre citta’ del mondo.

http://www.america24.com/news/new-york-ebraica-il-concorso-che-celebra-sukkot

http://sukkahcity.com/