Ebrei in Svizzera: più integrati e più divisi | Kolòt-Voci

Ebrei in Svizzera: più integrati e più divisi

Lo studio più significativo degli ultimi 50 anni sulla società ebraica in Svizzera rivela una comunità in evoluzione. Numerosi sono gli ebrei che si distaccano dai precetti religiosi ortodossi per adottare una visione più liberale.

Jessica Dacey

L’indagine “Giudaismo svizzero in transizione” è stata condotta nel quadro di un Programma nazionale di ricerca (PNR 58) che si prefigge di studiare l’evoluzione del paesaggio religioso nella Confederazione. I ricercatori dell’Istituto di studi ebraici dell’Università di Basilea hanno focalizzato il loro lavoro sulle comunità di Ginevra, Basilea e Zurigo, città in cui vive il 70% degli ebrei svizzeri.

Dallo studio emerge l’immagine di una comunità in profonda trasformazione: «Le mutazioni sociali degli ultimi decenni hanno avuto un grande impatto sulla vita religiosa degli ebrei», rilevano i ricercatori. Fino alla metà del secolo scorso, indica lo studio, in Svizzera risiedevano solamente delle comunità ortodosse. L’apertura sociale osservata a partire dagli anni ’60 ha poi favorito l’emergenza di un certo bisogno di libertà individuale. L’attrito tra le rivendicazioni di una società moderna e i precetti religiosi più conservatori si è fatto sempre più forte.

Ebrei integrati

Oggigiorno, il 75% dei 18’000 ebrei che vivono in Svizzera è membro di una delle 25 comunità ebraiche presenti sul territorio. «Si tratta di uno studio importante: è la prima indagine scientifica sugli ebrei in Svizzera dalla Seconda guerra mondiale», dice a swissinfo.ch Yves Kugelmann, caporedattore della rivista ebraica Tachles. Un aspetto interessante, annota Kugelmann, è che il cambiamento in seno alla comunità ebraica rispecchia quello dell’intera società. «È un fatto positivo che mostra come gli ebrei siano molto ben integrati ed emancipati. Non siamo più di fronte a un ghetto nella società».

Non ebrei marginalizzati

Punto cruciale di tale cambiamento sono i matrimoni misti, il cui tasso supera il 50%: oggigiorno, sono sempre di più gli ebrei – uomini o donne – a sposare un partner non ebreo. Questo avvicinamento alle società non ebraiche, sottolinea lo studio, testimonia da una parte una «completa integrazione». Dall’altra, però, rappresenta una minaccia per le tradizioni ebraiche. Conformemente alla legge religiosa, soltanto i bambini nati da madri ebree sono infatti considerati ebrei.

I ricercatori hanno evidenziato che le comunità ortodosse e i loro rabbini hanno reagito ai matrimoni misti emarginando i membri non ebrei di queste famiglie. La conseguenza è che le persone interessate hanno spesso deciso di tagliare i ponti con la comunità. A partire dagli anni ’70 si è così assistito all’apparizione di nuovi gruppi più propensi ad accogliere i membri non ebrei delle famiglie miste. L’emergenza di queste comunità, puntualizza il rapporto, è stata favorita anche da altre mutazioni.

Numerosi ebrei non accettano ad esempio più di sostenere le comunità religiose con contributi finanziari o mettendo a disposizione il loro tempo. Altri hanno invece rimesso in discussione l’autorità dei rabbini, la cui figura è considerata superata.

Le comunità riformiste hanno poi fatto passi verso una maggiore parità, abolendo la separazione tra uomini e donne durante il rito religioso in sinagoga. Questa tendenza non è limitata alla Svizzera, ma è stata osservata in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle comunità sono ad esempio riformiste o conservatrici, ma raramente ortodosse.

Pluralismo e polarizzazione

L’apertura della società, scrivono gli autori dello studio, è considerata un pericolo da una parte delle comunità ortodosse. Negli ultimi anni si è così assistito all’apertura di scuole ebraiche, finanziate da privati, che insistono sull’insegnamento religioso. Una strategia non però priva di inconvenienti, visto che i giovani non dispongono di sufficienti competenze per inserirsi nel mondo del lavoro. «Non è raro vedere famiglie ultraortodosse dipendere da aiuti privati o pubblici», indica lo studio. «Si nota un certo pluralismo e una polarizzazione», afferma a swissinfo.ch Daniel Gerson, coautore della ricerca.
«Il nostro studio copre gli ultimi 50 anni: abbiamo chiaramente notato che alcuni ortodossi sono diventati ancor più ortodossi perché vedevano una minaccia nel cambiamento. Hanno iniziato a innalzare muri invisibili, in particolare creando delle scuole ebraiche per i loro figli».

In futuro, ritiene Gerson, ci saranno sempre più comunità liberali, all’interno delle quali le pratiche religiose ebraiche saranno trasmesse trascurando l’autorità del rabbino. Questi gruppi, aggiunge, «non disporranno tuttavia di infrastrutture quali un centro ebraico o un cimitero».

Il vantaggio della diversità

Agli occhi di Yves Kugelmann, le conclusioni dello studio non sono sorprendenti. Sono comunque significative, dal momento che si basano su dati empirici. «È importante avere una visione sulla direzione in cui si stanno muovendo le cose ed è importante disporre di tali risultati in un Programma nazionale di ricerca. Ciò significa che le organizzazioni e comunità ebraiche dovranno forse rivedere le loro politiche».

Parlare di un “terremoto” in seno alla comunità, come suggerisce lo studio, è tuttavia esagerato, sostiene Roger Charteil, responsabile della comunità israelita di Ginevra. «Siamo di fronte a un pluralismo, che io considero un vantaggio. Questa diversità è molto utile per il giudaismo».

Traduzione e adattamento di Luigi Jorio

http://www.swissinfo.ch/ita/societa/Comunita_ebraiche_in_movimento.html?cid=28348896