Ma perché mai si suona lo shofar a Rosh Hashanà? | Kolòt-Voci

Ma perché mai si suona lo shofar a Rosh Hashanà?

Rav Sergio Sierra z”l – Tratto da: Il valore etico delle Mitzvot

Diverse sono le spiegazioni scientifiche o pseudoscientifiche che gli studiosi di storia delle religioni hanno dato ricercando l’origine e il valore dello Shofar. Prescindendo da queste teorie, più o meno accettabili per noi ebrei, qui descriveremo qual è il valore simbolico di questo caratteristico strumento di manifestazione religiosa nella tradizione d’Israele, la quale sola riesce a dare un vivo contenuto etico alle forme rituali ebraiche.

La Mizvàh dello Shofar è esplicitamente espressa per la prima volta nella Toràh: « Parla ai figli di Israele e di’ loro; nel settimo mese, nel primo giorno del mese avrete un giorno di riposo, una commemorazione a suono di tromba, una santa convocazione» (Lev. XXIII v. 24) ed inoltre: « Nel settimo mese, nel primo giorno del mese avrete una santa convocazione, non farete alcun lavoro; sarà per voi giorno del suono (dello Shofar) » (Num. XXIX v. I). Da questi due passi della Toràh noi rileviamo che l’uso dello Shofar è una delle caratteristiche essenziali della festa di Rosh Hashanà, la festa del Capodanno, dedicata al rinnovamento spirituale dell’ebreo. Il suono dello Shofar costituisce infatti il punto centrale della Tefillà di Rosh Hashanà. Molte parti della liturgia di questa giornata si riferiscono direttamente al cerimoniale del suono dello Shofar.

In uno dei piutim (poesie religiose) più caratteristici della festa, precisamente nel piut «Adonai bekol shofar » viene ricordato che la redenzione d’Israele sarà celebrata col suono dello Shofar.

Inoltre, sempre nello svolgimento della Tefillà di Musaf del Rosh Hashanà, il suono dello shofar è parte integrante di tre momenti culminanti della suddetta preghiera; dopo ognuno di questi tre momenti viene emesso un complesso di suoni che prende nome, il primo, di Malkuiot e che ha il valore di riconoscimento di Dio come Signore e re del mondo; il secondo di Zihronot, cioè ricordo del patto stabilito da Dio con Israele e ricordo della pronta obbedienza e fiducia di Abramo quando gli fu richiesto da Dio di sacrificare il suo unico figlio, Isacco; il terzo, infine, Shofaroth, che ribadisce il precetto di usare lo Shofar in questo giorno festivo.

Da quanto abbiamo sopra accennato è evidente che diversi sono i valori simbolici dello Shofar, infatti esso è in relazione con la festa di Rosh Hashanà che è il giorno in cui particolarmente l’ebreo rivolge il suo cuore al Creatore del mondo, ne riconosce la Sua regalità nell’Universo, opera magnifica della Sua bontà. L’ebreo nell’intimo del suo cuore sottopone a revisione il suo operato durante l’anno trascorso e, nella certezza della giustizia e d’ella clemenza di Dio, promuove nella sua coscienza quel ritorno sincero, la Teshuvàh, che dalla cattiva strada percorsa può ricondurlo sul retto sentiero. Speranza dunque di redenzione e di perdono in sincerità di propositi.

Per quanto riguarda il valore del suono dello Shofar, altamente significativo è poi il ricordo del sacrificio di Isacco, che, più propriamente, secondo me, dovrebbe chiamarsi per il suo significato morale e religioso, ii sacrificio di Abramo. Infatti se il sacrificio del piccolo Isacco non fu effettuato, quello di Abramo incominciò a delinearsi fin dal momento in cui il povero padre ode il comando di Dio di sacrificare il suo unico figlio e si appresta ad esaudirlo. Ed è proprio questa rassegnata ed indefettibile fiducia del nostro primo patriarca in Dio che la tradizione associa al significato dello Shofar, il quale deve essere simbolo di grande fede in Dio da parte del popolo ebraico, fede nella Sua giustizia, nella Sua bontà e clemenza verso l’umanità traviata, fede intramontabile nella redenzione. Il corno di montone di cui è fatto lo shofar, si ricollega al predetto sacrificio di Isacco in quanto, come è noto dall’episodio biblico, fu il montone ad essere sacrificato in vece di Isacco.

Il grande Maestro e filosofo Maimonide, nel suo Mis’hnè Toràh così interpreta il suono dello Shofar (Hilcoth Teshuvàh III 4): Esso (lo shofar) dice: «o dormienti, destatevi dal vostro sonno; o voi che siete immersi in letargo, svegliatevi, scrutate le vostre opere e pentitevi; ricordatevi del vostro Creatore, voi che dimenticate la verità eterna per interessi contingenti e trascorrete la vita in opere vane e senza profitto; scrutate nelle vostre anime e migliorate la vostra condotta e le vostre azioni; abbandoni ciascuno di voi la malvagia via e il pensiero disonesto ». Lo shofar, quindi, è considerato per il suo originario valore storico e per il suono caratteristico che esso emette, come un coefficiente valido ad influire notevolmente sull’animo del credente, affinché questi sia stimolato a compiere quella indispensabile opera di introspezione e di valutazione sincera ed obiettiva della sua condotta morale onde ritrovare in contrizione quella forza morale necessaria a riportarlo sulla strada dell’onestà e quindi della redenzione. Lo Shofar viene suonato pure a conclusione della giornata del Kippur quale auspicio di conseguita redenzione da parte della Comunità.

Non staremo a dilungarci sugli usi che si fece dello Shofar nelle diverse circostanze storiche della vita del popolo ebraico, come per l’incoronazione di un re o in occasione di eventi luttuosi e gioiosi o come squillo d’allarme per richiamare il popolo alla battaglia; ricorderemo soprattutto che questo strumento accompagnò la prima grande redenzione spirituale di Israele e di conseguenza dell’Umanità, cioè la rivelazione del Sinai. Nella Toràh poi il sinonimo di Shofar, cioè la parola Iovèl, diede il nome ad una delle più geniali istituzioni sociali dell’Ebraismo: l’anno giubilare, per cui ogni cinquantesimo anno, al suono dello Shofar, veniva ristabilito l’infranto equilibrio economico e sociale tra le classi del popolo e veniva proclamata la liberazione degli schiavi.

Secondo la tradizione ebraica, inoltre, lo Shofar farà risuonare le sue note gravi e solenni nel giorno della completa resurrezione nazionale ebraica e, nei giorni a venire, saluterà il sorgere dell’alba messianica per l’umanità travagliata, il giorno cioè, in cui questa avrà ritrovato la via della fratellanza umana ed avrà riconosciuto Dio, come è venerato da Israele, quale l’unico Signore dell’Universo. Così «il suono dello shofar riporta nel meraviglioso passato d’Israele e anticipa ii suo ideale futuro, e nello stesso tempo diventa un appello al ricordo e alla speranza ». Una voce antica dunque destinata all’introspezione per il rinnovamento della nostra vita spirituale, un ammonimento all’osservanza dei nostri doveri ebraici ed umani per servire un nobile passato e un futuro sublime.

Grazie al Prof. Alfredo-Mordekahi Rabello e a Jonathan Sierra