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Novità La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

I gioielli di Elùl

Cos’hanno in comune la pop star Lady Gaga, Il regista e produttore cinematografico Eli Roth e il 47enne David Shapiro, che ha appena scontato una condanna di 27 mesi per possesso di stupefacenti? Apparentemente nulla. Ma ad accomunarli è Craig Taubman, musicista e curatore del sito web Jewels of Elul, alla sesta edizione. Ogni anno sono raccolte 29 testimonianze di diversi autori, ciascuna per ogni giorno del mese di Elul, che nascono dalla riflessione sulla possibilità di evolversi, cambiare, migliorare. Sempre e continuamente.

“L’ arte di rinnovarsi…di nuovo”, così definisce i gioielli di Elul il suo autore Taubman. Un modo per attualizzare e concretizzare l’impegno ebraico alla Teshuvàh del mese di Elul in preparazione a Rosh HaShana e Yom Kippur, facendo un bilancio di quanto fatto nell’ultimo anno e preparandosi a una nuova crescita, a nuovi cammini, a nuovi progetti in una spirale che, pur nella ripetitività ciclica di alti e bassi, segni un percorso in avanti, che mai ritorna su sé stesso.

E proprio su questo si incentrano i vari autori,che in una confessione privata e personale, danno la loro testimonianza di come la vita sia e debba essere in ogni sua fase un continuo rinnovamento di progetti e speranze. Il sito, oltre ad offrire la possibilità di lettura dei 29 racconti di quest’edizione e degli anni passati, permette l’iscrizione a una mailing list che invia al proprio indirizzo mail un “Gioiello di Elul” per ogni giorno del mese.

http://www.jewlicious.com/2010/08/the-art-of-beginning-again/

Sterilità difficile

Come vivere da donna ebrea la propria sterilità in rapporto a una religione che ha tra i suoi precetti fondamentali proprio quello di “essere fecondi e moltiplicarsi”? Phoebe Potts racconta la sua dolorosa vicenda in “good Eggs”, una raccolta di memorie grafiche che ripercorre in modo pregnante e ironico anni di fecondazione assistita, operazioni, medicinali, agopuntura e yoga, sfociati nella scelta finale di adozione.

Il tutto è sempre visto nell’orizzonte del’Ebraismo per cui figure come Sara, Channa e Rahel, nelle loro vicende di sterilità, seppur risolte, diventano punti di riferimento in una cultura religiosa che pur valorizzando la procreazione, indaga tuttavia anche il dramma del non poter creare. Keiko Zoll, in un video visibile online, ripercorre le emozioni e i pensieri di una giornata tipo di una donna con problemi di sterilità, affrontando quello che per molte coppie è un tabù, vissuto come colpa e menomazione.

“Che fare se anche oggi non vedrai un risultato positivo sul tuo test di gravidanza?” “Che fare se anche oggi su facebook leggerai di qualche nuovo annuncio di gravidanza e maternità?” “Come far passare la gelosia per una donna che fa naturalmente quello che per te è tanto difficile?” Questa ed altre domande nel video di Zoll, nella cui esperienza Ebraismo e Torah diventano motivo di conforto, e non ulteriore testimonianza di fallimento.

http://www.tabletmag.com/life-and-religion/43578/breeding-ground/

Arte e mikve

La stessa tematica è affrontata nell’opera dell’artista Jacqueline Nicholls, questa volta in rapporto al rituale mensile della preparazione al Mikve. Quello che è un rito di purificazione e rinnovamento, diventa per una donna con problemi di fecondità, un momento di delusione, ma anche di aspettative e attese. Così la Nicholls colleziona, in un’opera, che, per sua stessa ammissione, è estremamente personale e intima, sogni e speranze associati ad ogni bagno rituale, ricamando i propri pensieri su 15 pannelli di stoffa bianca per il controllo, cuciti insieme a formare un collage di vita.

http://zeek.forward.com/articles/116916/

Bloccati nel traffico prima di shabbàt? Accolti in famiglia

Una bella storia a lieto fine è invece quella accaduta a Geva Binyamin, in Israele, dove lo scorso Shabbàt sono rimaste bloccate in una coda di traffico una dozzina di famiglie ebree, che trovandosi ancora per strada all’entrata di Shabbàt, hanno deciso di parcheggiare le automobili ai lati della strada e di andare a piedi ad Adam, un paese vicino per cercare ospitalità. Qui hanno trovato persone che con grande generosità hanno aperto le loro case e ospitato le famiglie per il Sabato, in un clima di gioia e serenità. Un imprevisto piuttosto spiacevole si è trasformato in una bellissima esperienza, che ha dato la possibilità di vivere in concreto la Mitzvà dell’ospitalità e di trasformare lo Shabbat in un momento di autentica condivisione a apertura verso l’altro.

http://www.vosizneias.com/63109/2010/08/28/geva-binyamin-israel-dozens-stranded-traffic-jam-before-shabbat

Quando nero ed ebreo può essere troppo

A chiedersi quanto l’appartenenza religiosa possa definire l’identità di una persona, sono i numerosi “Monkeys”, ossia quel 7% di ebrei americani, costituito da neri, asiatici, ispanici o indiani d’America, che si sono convertiti all’Ebraismo o vengono da famiglie ebree da generazioni. A Crown Heights, uno dei quartieri ebraico ortodossi di New York, un gruppo di “Jews of color” (giudei di colore) ha costituito un proprio minyan, il minimo di 10 uomini richiesto per un gruppo di preghiera.

Yitzchak Jordan, un rapper nero Ortodosso, che viene molto apprezzato per la sua musica tra gli ebrei americani ed è seguito in Israrele dalle nuove generazioni, lotta per fare emergere la propria identità ebraica al di sopra del colore della sua pelle. L’avvocato Akeda Fulcher, che vive a Crown Heights, afferma che si può essere ebrei e neri allo stesso tempo, e conservare una duplice identità senza che questi due aspetti entrino in conflitto.

http://www.vosizneias.com/63108/2010/08/28/crown-heights-ny-being-a-black-orthodox-jew-without-dividing-loyalties