Torà in rima: Reè | Kolòt-Voci

Torà in rima: Reè

Massimo Foa

Deuteronomio 11-26/16-17

Una benedizione e una maledizione

vedete dunque che pongo a voi davanti:

la benedizione se ai precetti darete adesione

e la maledizione se sarete esitanti,

se dalla strada che vi comando devierete

per seguire divinità che non conoscete.

Tutti i luoghi dei quali in possesso verrete,

se destinati al culto dei loro dei, li distruggerete:

sui monti, sulle colline e sotto gli alberi frondosi

farete a pezzi le immagini delle loro divinità.

Porterete i vostri olocausti e i sacrifici doverosi

solo nel luogo che il Signore, vostro Dio, sceglierà.

Quando vi stabilirete nel paese per voi prescelto

e il Signore da tutti i nemici vi avrà liberato,

nel luogo che per sede del Suo Santuario avrà scelto

voi porterete tutto ciò che vi ho comandato.

Potrete macellare carne finchè vorrete,

ma dal mangiare il sangue vi asterrete,

perché il sangue è vita e voi non lo mangerete,

ma per terra come acqua lo verserete.

Il sangue dei sacrifici sull’altare sarà versato,

mentre la carne la potrete mangiare.

Mettendo in pratica ciò che vi ho comandato,

bene a voi e ai vostri figli ne potrà derivare.

Quando vi sarete insediati nei paesi conquistati,

non lasciatevi ingannare seguendo il loro esempio.

Perfino i loro figli ai loro dei sono stati bruciati

e il Signore vostro Dio ha in odio questo scempio!

Tutto ciò che vi comando osserverete,

senza nulla aggiungere o levare.

Se un profeta o un sognatore troverete

che altri dei vi invitasse ad adorare,

non ascoltatelo e a morte sia condannato,

perché ha parlato per farvi allontanare

dalla via che il Signore vi ha ordinato:

in questo modo il male potrete estirpare.

Se un fratello, un figlio, la sposa o l’amico risoluti

vi seducessero dicendo, proprio loro che amate molto:

“Adoriamo altri dei a noi sconosciuti”,

non acconsentite e non dategli ascolto.

Non dovrete avere misericordia né pietà:

poiché ha tentato di sviarvi dal Signore vostro Dio,

con la vostra mano lo lapiderete e morirà.

Tutto Israele avrà timore e finira questo armeggio.

Se in una città che il Signore vi ha dato

sentirete di uomini scellerati

che gli abitanti abbiano sviato,

dopo averli bene interrogati,

se la cosa è vera, distruggerete la città

e tutto ciò che contiene a fil di spada.

Tutto il bottino in piazza brucerà

e non sarà più ricostruita la contrada.

Voi siete figli per il Signore, Dio del creato.

Non fatevi tagli né vi radete per i morti,

perché siete un popolo al Signore consacrato,

il prediletto fra quelli sulla terra sorti.

Nessun essere abominevole verrà mangiato.

Solo gli animali che siano ruminanti

e che abbiano lo zoccolo spaccato.

Fra gli animali nell’acqua solo quanti

hanno pinne e squame potrete mangiare

ed ogni tipo di volatile puro, anche quello,

ma l’aquila e l’avvoltoio dovrete evitare,

come il gabbiano, la cicogna e il pipistrello.

Ogni insetto alato impuro riterrete

e gli animali morti di morte naturale.

Il capretto nel latte di sua madre non cucinerete.

La decima parte di ogni prodotto dovrete prelevare:

del mosto, dell’olio e del frumento

e i primogeniti del bestiame adulto,

di cui farete vostro nutrimento

nel luogo scelto dal Signore per il Suo culto.

Quanto al Levita che abita nelle vostre città,

non lo dovrete abbandonare perché lui non ha

né proprietà, né alcuna eredità.

Ogni tre anni un decimo del prodotto si toglierà:

ne mangeranno l’orfano, la vedova e il levita

e il Signore benedirà ogni opera che compirete.

Alla fine di sette anni la remissione verrà sancita:

i crediti al vostro prossimo rimetterete.

Poveri fra di voi non ci saranno

perché il Signore nella terra che vi ha dato vi benedirà,

ma solo se i Suoi precetti si osserveranno.

Nessuna nazione su di voi dominerà.

La mano al fratello bisognoso non chiuderete,

ma, senza dolervene, darete con generosità,

perché il Signore in tutto ciò che intraprenderete,

proprio per questo atto vi benedirà.

Se un fratello ebreo vi viene venduto,

egli per sei anni vi servirà,

ma lo lascerete libero al settimo anno scaduto

e doni dal gregge, dal raccolto e dal tino gli si darà.

Che siete stati schiavi in Egitto ricordate

e che il Signore, vostro Dio, vi ha liberati.

Di mandarlo libero non vi rammaricate:

dei salariati il doppio vi sarebbero costati.

Ogni maschio primogenito che nel bestiame nascerà,

al Signore vostro Dio lo consacrerete,

ma se avrà difetti non lo si sacrificherà;

tutto, meno il sangue, lo mangerete.

La festa della primavera verrà osservata

e celebrerete il sacrificio pasquale:

non mangerete alcuna cosa lievitata

per sette giorni tutti gli anni in modo uguale.

Mangerete il pane azzimo, dell’afflizione,

perché in fretta siete usciti dall’Egitto;

di ciò dovrete averne sempre cognizione

e sacrificherete l’agnello come prescritto.

Sette settimane dovrete contare

da quando inizia la mietitura

e l’offerta al Signore dovrete recare,

il vostro benessere prendendo a misura.

Quando raccoglierete i prodotti dell’aia e del tino,

per sette giorni la festa delle capanne celebrerete:

ognuno farà offerte per il servizio divino

e nella festa tutti vi rallegrerete.