Giora Feidman, il re del klezmer a Montechiarugolo | Kolòt-Voci

Giora Feidman, il re del klezmer a Montechiarugolo

“Quando prendo in mano il clarinetto lo faccio per condividere un messaggio con gli esseri umani”. Queste parole, che aprono il sito di Giora Feidman, il musicista applaudito in tutto il mondo come il ‘re del klezmer’, fanno capire subito cos’è la musica per questo artista dalla vitalità indomabile, nato a Buenos Aires da genitori ebrei emigrati dalla Moldavia e dall’Ucraina nei primi decenni del secolo scorso, clarinettista dalla carriera luminosa che ha scritto le musiche di Schindler’s List di Spielberg, e che con il suo Trio venerdì 2 luglio alle 21.15 al Castello di Montechiarugolo apre alla grande Estri d’estate, la 14^ edizione della stagione concertistica promossa dalla Provincia di Parma e Solares Fondazione delle Arti, con il sostegno di Parmalat (ingresso gratuito, The spirit of klezmer, in collaborazione con il Comune di Montechiarugolo e con Dall`Alabastro allo Zenzero, in caso di maltempo Centro Polivalente di Monticelli Terme).

È un’idea della musica come linguaggio che supera barriere culturali, fa piazza pulita di pregiudizi. “Con la sua incomparabile maestria Feidman colma molti gap generazionali, culturali e sociali”, ha detto non a caso Leonard Bernstein. Un miracolo che accade perché al posto delle parole c’è la forza dirompente di una musica che parla a tutti. Così almeno la intende e la suona l’uomo che “fa uscire l’anima dal clarinetto”, come scrivono i suoi fan, cosmopoliti come lui, sui video cliccatissimi di Youtube. Un fenomeno che a 74 anni macina 200 concerti all’anno e con Jens-Uwe Popp alla chitarra e Guido Jäger al contrabbasso ha fatto rinascere il klezmer arricchendolo con la musica classica e moderna e gettando un ponte con il tango. Perché la musica nata dai klezmorim, i musicisti senza fissa dimora viaggianti per le città dell’Europa orientale, la musica dei matrimoni e delle feste, che contiene un intreccio struggente di malinconia e gioia di vivere, di allegria e di lacrime, si è contaminata con le culture musicali dei paesi in cui ha dovuto migrare il popolo ebraico, e si mescolata al jazz in America, al tango in Argentina, e così via.

È la formazione classica di Feidman, il Trio, che sa rendere le canzoni klezmer qualcosa di più di semplici arrangiamenti musicali, attraverso il modo emozionale di interpretarle, che fa risuonare l’anima profonda di quella musica. Forse per questo si crea un forte feeling col pubblico, a tal punto che Feidman ha dichiarato: “Il nostro trio si unisce con il pubblico fino a creare un quartetto”. Il cuore del programma del concerto di Montechiarugolo è fatto allora di classiche canzoni klezmer arrangiate dal maestro, ma ad esse si aggiungono pezzi classici e jazz. In questo mix c’è il senso dell’operazione musicale di questo artista figlio e nipote di musicisti, che ha scoperto di amare la musica da ragazzino, quando l’emozione e lo stupore lo vinceva a sentire la madre che cantava per lui le canzoni yiddish. Il clarinetto diventa molto presto il suo compagno più fidato, se inizia da ragazzo a suonare col padre nei festival e a soli 18 anni diventa calrinettista nell’orchesra del Teatro Colon, il teatro d’opera più importante del Sud America. Tre anni dopo ecco la ‘grande scelta’, quella di stabilirsi come tanti altri ebrei della diaspora in Israele, e il giorno dopo il suo arrivo già prova con la Israel Philarmonic Orchestra, con cui per diciott’anni girerà le più importanti sale da concerti del mondo diretto da bacchette di gran nome, da Raphael Kubelik a Zubin Mehta. “In Israele ho trovato me stesso – dichiara Feidman – Finalmente sono tornato a casa”. Una patria che lui percepisce nella sua essenza di mosaico culturale, perché gli ebrei che arrivano alla Terra promessa da tutto il mondo portano in dote, assieme alle sofferenze e alle ingiustizie patite, le eredità culturali dei paesi in cui avevano vissuto o erano nati. Israele come Gli Stati Uniti, patrie del melting pot. Per il giovane argentino Feidman, che non parlava né ebraico né yiddish e neanche inglese, era la scoperta di un universo musicale che avrebbe cambiato la sua vita: “La canzoni ebraiche sono una parte fondamentale della cultura e della società ebraica. Quelle melodie contengono una incredibile profondità interiore”, ha dichiarato. Poi, negli anni ’70 che Feidman lascia Israele, e inizia a viaggiare come solista. Ed è così che il mondo scopre il klezmer, di cui Feidman diventa l’ambasciatore più autorevole e amato.

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