Macché razzismo: solo criteri di ammissione | Kolòt-Voci

Macché razzismo: solo criteri di ammissione

Un lettore di Kolòt  smonta le tesi di chi vede nella controversia sulla scuola ultra-ortodossa di Emanuel un caso di razzismo

Caro David, mi spiace che da questa newletter si propaghino informazioni completamente distorte sugli ebrei ortodossi. Di solito lascio passare, ma in questo caso mi sembra opportuno informare. Checche’ ne dica la stampa, le regole di ammissione nella scuola in questione riguardavano solo criteri di osservanza religiosa che, piacciano o meno, sono accettati in altre scuole pubbliche ultra-ortodosse-chassidiche (Bet Yaakov). A prescindere dalle origini (ashkenazite o sefardite) chiunque volesse sottoscriverli veniva ammesso. Tant’e’ che il 30% delle ragazze che frequentano la scuola incriminata di Emanuel sono sefardite, un dato in linea con moltissime altre scuole ultra-ortodosse e una percentuale enorme per una scuola che si autodefinisce chassidica. Come si fa a dire che e’ una questione di razzismo?

Nel 1972 nel Wisconsin il sig. Jonas Yoder di fede Amish ha ricevuto una multa di $5 per non aver voluto mandare il figlio alla scuola secondaria dell’obbligo. La Corte Suprema americana ha ribaltato il verdetto ritenendo che i benefici di un educazione “universale” non giustificavano la violazione del diritto di professare liberamente la religione espresso nel primo emendamento. La corte suprema israeliana (ovvero di uno stato ebraico) si e’ invece espressa in modo contrario. Perche’?

Interessante poi il modo in cui si comporta la Corte Suprema. Anziche’ i $5 (ok del 1972) si parla di oltre $100 al giorno per ogni figlio e per ogni giorno in cui non si obbedisce alla Corte Suprema. E infine di 2 settimane di carcere. Lo sapete per cosa? Perche’ la Corte insiste che i figli vengano mandati nella scuola originale di Emanuel con criteri di osservanza piu’ bassi da cui si sono staccati, non permettono ai genitori di mandarli nemmeno nelle scuole religiose chassidiche (che hanno gli stessi criteri di ammissione religiosa della scuola incriminata, legalissime e riconosciutissime dallo Stato) delle citta’ limitrofe e non accettano nemmeno che si apra una scuola privata il prossimo anno. Bello eh?

Lo sapete che tra le 43 coppie mandate in galera per discriminazione contro i sefarditi vi sono i signori (tra parentesi il luogo di origine chiaramente sefardita): Elmaliach (Marocco), Beit Yaakov (Iran), Meirav (Egitto), Naimi & Naimi (Iraq), Biton (Marocco), Tubul (Marocco-Kurdistan), Levi (Yemen), Klein-Hallali (Ungheria-Iraq), Baruch, Avraham (Yemen), Berber (Iran). Un Yemenita va in galera per discriminazione contro i sefarditi? Buona questa!

ìInteressante poi che la Corte Suprema e’ costituita da 15 giudici di cui 1, ripeto 1, sefardita. Ovvero il 6.66%! E si giudica razzista una scuola con il 30% di sefarditi? Da che pulpito! Chiaramente esiste un problema di discriminazione contro i sefarditi, ma come dimostra la percentuale di sefarditi che siedono alla Corte Suprema, e’ un problema diffuso nella societa’ israeliana e non peculiare dei charedim.

Nonostante l’ingiustizia chiarissima ai danni del sacrosanto diritto religioso, la dimostrazione poi di oltre 120,000 ultraortodossi a Bene Berak e Gerusalemme e’ stata assolutamente pacifica. E la gente e’ scesa in piazza solo quando la Corte ha deciso, a due settimane dal termine dell’anno scolastico, di mandare in galera le madri dei bambini per una violazione amministrativa (la scuola e’ stata creata senza permessi, nello stile fai-da-te dei cosidetti “territori”). Si noti che i genitori avevano accordato di rimandare indietro alla scuola originaria i propri figli per le ultime due settimane dell’anno scolastico se si fosse garantita l’apertura di una scuola privata il prossimo anno, ma la Corte ha rifiutato. Ricordo che molte di queste donne, bli ain ha-ra, hanno oltre 10 figli, sono incinte o stanno allattando.

Accenno solo che c’e’ un problema di fondo che esiste sin dalla fondazione dello Stato di Israele, il quale si definisce allo stesso tempo democratico ed ebraico e che riguarda ebrei (nazional, modern o ultra) ortodossi. Nel caso di Gush Katif molti rabbini nazional religiosi (con la kippa’ non nera, ma ad uncinetto dello stesso tipo di quella che metti tu sulla testa) hanno rifiutato di rispettare ordini militari di cooperare con l’evacuazione. Anche li’ un caso in cui la legge dello stato era in conflitto con la Tora’.

E i nazional religiosi, quando tocchi i valori cardine dell’esercito e della sacralita’ della Terra d’Israele, hanno fatto ben piu’ baccano (understatement) dei charedim. L’educazione per i charedim e’ un valore altrettanto chiave come e’ la sacralita’ della Terra d’Israele e l’esercito per i nazional religiosi… Si e’ trattato quindi di una dimostrazione legittima e pacifica in cui si afferma che lo Stato d’Israele non ha diritto di prevaricare sulla Tora’. Non quindi un problema esclusivo dei charedim, ma e’ un problema ben piu’ profondo di uno Stato che e’ allo stesso tempo democratico ed ebraico.

Shalom da Yerushalaim

Michele