Vayishlàch: la lotta infinita | Kolòt-Voci

Vayishlàch: la lotta infinita

Midràsh Torà

Giacobbe rimase solo, e un uomo lottò contro di lui fino allo spuntar dell’aurora. (l’uomo) vide che non ce la faceva contro di lui e lo colpì nell’articolazione dell’anca; e l’articolazione dell’anca di Giacobbe si slogò, mentre lottava con lui. (Genesi 32:25)

Rabbi Chamà Chaninà disse: era sarò she Esav (l’angelo custode di Esaù), cui Giacobbe dirà (Genesi 33:10): “Prendi il mio dono dalla mia mano, poiché vedere il tuo volto è stato per me come vedere il volto di Dio e (perché) ti sei riconciliato con me”.
Bereshit Rabbà 77: 3

Un uomo lottò contro di lui fino allo spuntar dell’aurora – fino a quando salirà l’aurora per Israele. La salvezza di Israele assomiglia all’aurora, mentre l’esilio assomiglia alla notte: le nazioni del mondo e il malvagio regno di Edom (Roma) lottano con Israele per allontanarlo dalla strada del Signore, com’è detto (Cantico 7:1): “Torna, torna o Shulamit; torna, torna e ti vedremo”.
Vide che non ce la faceva contro di lui – non riusciva ad allontanare Israele dall’unità di Dio.
E lo colpì nell’articolazione dell’anca – questa è la circoncisione, così come il malvagio regno decreterà la conversione (dei figli d’Israele) impedendo la circoncisione dei figli.
E l’articolazione dell’anca di Giacobbe si slogò mentre lottava con lui -: si riferisce a coloro che si sono resi impuri nei tempi delle persecuzioni.
Midrash lekach tov
Indipendentemente dal fatto se si sia trattato di una lotta accaduta nel mondo reale dei sensi (Nahmanide) o in quello nel sogno (Maimonide), rimane l’interrogativo sull’identità dell’uomo con cui lottò Giacobbe e sul significato di questa lotta. Il testo usa il termine ish, “uomo”, ma dal contesto si capisce che si tratta di una creatura straordinaria. Il primo Midràsh dà in sostanza una risposta alla prima domanda e identifica l’uomo con Sarò shel Esav (l’angelo custode di Esaù), mentre il secondo spiega qual sia il senso metastorico di questa lotta.

Ma cos’è qui l’angelo custode?

Ne La guida degli smarriti del tempo (Porta VII, Nazioni e loro Dio) opera profondamente influenzata dalla filosofia di Hegel, Rabbi Nachman Krochmal afferma che l’angelo custode è la personificazione della spiritualità di una nazione e della sua cultura: “Così come il re collega e unifica la nazione dal punto di vista esteriore (pratico), così la ‘sua divinità’ ne rappresenta l’intima essenza. Questo è il senso dell’affermazione del testo (Esodo, 12: 12): Io farò giustizia nei confronti delle divinità dell’Egitto…” E questo è anche il significato profondo del detto dei Maestri: Il Santo benedetto non colpisce una nazione, prima di avere colpito il suo Dio. Il Midrash vuole quindi dire in sostanza che, ancora prima di incontrare il fratello Esaù in carne ed ossa, Giacobbe ha dovuto confrontarsi interiormente e risolvere i propri problemi con ciò che rappresentava la figura di Esaù (in un certo senso l’altra parte di se stesso) sia nella sua storia personale che poi in quella del popolo ebraico nel corso della storia. Solo dopo aver vinto il desiderio di sostituirsi a Esaù e solo dopo averne ricevuto la benedizione, Giacobbe claudicante può andare incontro a Esaù, come un essere sostanzialmente diverso da lui, e rappacificarsi con esso. In realtà la lotta tra i due fratelli per la primogenitura derivava da un’incomprensione di fondo su cosa significasse aver ricevuto e dover realizzare “la benedizione di Abramo” e quali dovessero essere di conseguenza gli obiettivi da raggiungere nei rapporti con le altre nazioni.

Come afferma il secondo Midrash, la lotta contro Esaù e il tentativo da parte di quest’ultimo di sopprimere Israele è un leit motiv di tutta la storia ebraica: per essere fedele alla missione data ad Abramo, Israele pagherà un prezzo molto caro in questa lotta, sia nel senso che non pochi sono stati e saranno costretti ad abbandonare la fede dei padri sia viceversa nel senso che la scelta a mantenersi fedeli al patto, rappresentata qui dalla circoncisione, ha comportato anche la morte per la santificazione del Nome (kiddùsh hashèm).

Questa lotta lascerà un segno (la ferita di Giacobbe), ma alla fine arriverà l’aurora, la liberazione, e Giacobbe arriverà integro (Genesi 33:18) a destinazione.

Scialom Bahbout

(Scritto per la comunità ebraica di Trani)

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Torà in rima

Massimo Foa

Vayishlàch

Genesi 32-4/36-43

Giacobbe mandò messi a cercar favore
nel paese di Se’ir, dal fratello temuto:
“Così parlerete a Esaù, mio signore:
da Labano come straniero ha vissuto

Giacobbe e vi è rimasto fino ad ora.
Bestiame, schiavi e schiave egli posside;
ci ha mandato a informarti senza mora
e di trovar grazia ai tuoi occhi chiede. ”

I messi tornarono dicendo:
“Con quattrocento uomini arriva. ”
Lui impaurito pensò che dividendo
in due schiere tutta la comitiva,

se Esaù una ne avesse attaccata,
l’altra in salvo si sarebbe messa.
“Oh Dio, la nostra vita Ti è affidata:
non dimenticare la promessa

che avresti reso la mia discendenza
numerosa come la sabbia del mare.
Salvaci dunque dalla sua violenza,
fai che non ci possa rovinare. ”

Per darli a suo fratello come doni,
l’indomani ai suoi servi consegnò
molte pecore, cammelle e montoni
e incontro a suo fratello li mandò.

“Direte ad Esaù che gli animali,
Giacobbe glie li ha fatti mandare:
lo precedono come credenziali
per il risentimento suo placare. ”

Nella notte con le mogli egli si leva
e con gli undici figli amati in sommo grado
e tutto ciò che gli apparteneva,
del torrente Jabboc traversa il guado.

Giacobbe solo con un uomo poi rimase
e fino allo spuntar dell’alba con lui lottò.
Quando di poterlo vincer si dissuase,
combattendo il femore gli slogò,

e all’alba gli disse di lasciarlo andare.
Giacobbe: “Solo quando mi avrai benedetto. ”
E l’altro: “Dimmi come ti fai chiamare,
Giacobbe d’ora in poi non è corretto,

bensì Israele, perché hai lottato
ed hai vinto con un essere divino.
Perché il mio nome hai domandato?
Ti benedico, ma non te lo declino. ”

Giacobbe su una coscia zoppicava
e da allora d’Israele ogni figlio
il nervo sciatico dalla carne cava,
perché lì l’esser divino diè di piglio.

Quando Giacobbe vide Esaù arrivare
con quattrocento uomini come in guerra,
decise avanti a tutti di passare
e si prostrò per quattro volte a terra.

Esaù gli corse incontro e lo abbracciò.
“Chi son per te costoro? ” Poi gli chiese.
“Sono i figli che Dio al tuo servo donò. ”
Ed ognuno un inchino a Esaù rese.

Giacobbe le offerte che aveva preparato,
riuscì a darle al fratello solamente
dicendo: “Di veder Dio mi è sembrato
quando mi hai accolto così benevolmente. ”

Esaù propose di camminargli al fianco,
ma Giacobbe gli disse: “Avanti tu vai pure,
io procedo lentamente con il branco
e seguendo dei bimbi le andature. ”

Giacobbe in Canaan a Sachem arrivò,
comprò il campo ove la tenda avea piantato
ed un altare in quel luogo innalzò
che “Dio è il Dio d’Israele” fu chiamato.

Dina, figlia di Lea, uscì nel paese
dove Scechèm, figlio di Chamor, la violentò,
ma poi di lei un grande amor lo prese
e disse al padre: “In moglie io la prenderò. ”

Chamor da Giacobbe andò pertanto
a chieder Dina contro dote ed appannaggio,
ma i figli di Giacobbe si adiraron tanto
perché Sachem aveva loro fatto oltraggio,

e poiché aveva disonorato la sorella,
risposero a Chamor che gli era inviso,
dicendo che non poteva certo ella
sposare un uomo che non era circonciso.

Se i loro maschi saranno circoncisi,
daran le figlie e prenderan le loro
e non dovran più vivere divisi,
ma diventeranno un popolo solo.

Il giovane Sachèm che amava Dina,
ad effettuar la cosa non tardò
e tutti quanti con la sua parlantina
a circoncidersi subito portò.

Quand’eran sofferenti il terzo giorno,
i fratelli di Dina con la spada
ogni maschio uccisero lì intorno
e saccheggiaron tutta la contrada.

Donne e bambini si misero a catturare
e a Giacobbe che ne temeva una ricaduta,
dissero che non si doveva trattare
la loro sorella come una prostituta!

Giacobbe a tutti e ad ogni familiare
disse: “Purificati e di abito cambiati,
giunti a Beth-El faremo un altare
a Dio che nel viaggio ci ha accompagnati. ”

Gli idoli stranieri Giacobbe seppellì
sotto la quercia che presso Scechem si trova
e le città vicine la paura assalì,
sicchè ad inseguirli nessuno ci prova.

A Beth-El Giacobbe un altare costruì.
Là morì Debora, di Rebecca nutrice,
e sotto una quercia la si seppellì
che “la quercia del pianto” da allor si dice.

Dio riapparve a Giacobbe e lo benedisse.
“D’ora in poi ti chiamerai Israele solo,
Io sono il Signore Onnipotente” –disse-
“prolifica e diventa numeroso:

una e tante nazioni deriveran da te,
la terra di Abramo e Isacco a te darò,
sappi che dai tuoi lombi usciranno dei re
e alla tua discendenza la terra passerò. ”

Sulla strada di Efrath, Rachele partorì.
Mentre soffriva del parto nell’artiglio,
“Non aver paura” –la levatrice la blandì-
“parchè è un maschio anche questo figlio. ”

Mentre l’ultimo respiro esalò
morendo, “Ben-Onì” avrebbe detto,
ma Giacobbe “Beniamino” lo chiamò:
“Figlio del mio dolore” e “Prediletto”.

Rachele morì e fu seppellita
e Giacobbe sulla sua sepoltura,
che proprio a Beth-Lèchem è sita,
eresse una stele che ancor oggi dura.

Quando dal padre Isacco a Kirjath Arbà andò,
erano dodici i figli che Giacobbe aveva.
Vecchio di centottant’anni Isacco spirò
ed ai suoi antenati si ricongiungeva.

La dinastia di Esaù è questa qua:
tre mogli di Canaan egli ebbe:
Aholivamà, Basemath e Adà,
e avuti da loro cinque figli crebbe.

Esaù con mogli, figli ed il suo armento
sul monte Se’ir a vivere si trasferì,
perché non poteva dar sostentamento
il paese, a quanto anche Giacobbe aveva lì.

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