Quando Hans Jonas esaltava San Paolo | Kolòt-Voci

Quando Hans Jonas esaltava San Paolo

Un pensiero del filosofo che ha ispirato il nuovo corso per giovani leader ebrei di Tobia Zevi e Saul Meghnagi.

Un passo delle lezioni sulla libertà, tenute nel 1970 a New York da Hans Jonas, e finora inedite, ora in Problemi di libertà (a cura di Emidio Spinelli, Nino Aragno, pagg. 458 Euro 40,00 in libreria dal 30 novembre prossimo).

Hans Jonas

La virtù che lo Stoico loda più di ogni altra, ovvero la fiducia in se stessi … è un vizio per il cristiano, un vizio di orgoglio. L’autosufficienza dello stoico fu vista dal cristiano come un modo difarsi schermo da Dio. Questo punto di vista cristiano fu formulato per la prima volta nei modi dell’epistola ai Romani piuttosto che in quelli di un’affermazione teoretica o come una dottrina generale. Paolo non dice semplicemente «Non sono padrone di me stesso». Egli dice: «Lo strumento proprio del mio sforzo morale, la Legge come mi si è rivelata, diventa per me uno strumento di fallimento. Non è solamente che io fallisco, ma che la Legge stessa, in una sorta di dialettica, mi ha dato una mano a spingermi giù.».

Questo è il paradosso.

Dire che ho cercato di obbedire alla Legge ma trovo di essere troppo debole per farlo pone un certo tipo di questione, tuttavia Paolo dice qualcosa di più di diverso. Non è che mi rendo ripetutamente conto di non essere all’altezza, ma che ciò che è santo e buono diventa un’opportunità dipeccato esso stesso. Paolo parla di concupiscenza e di cupidigia. Questa è la cosa strana. L’effetto psicologico della Legge che Paolo esprime qui, non è che la Legge ci intimidisce con la sua schiacciante maestà, così che noi sviluppiamo ansietà. Questo è certamente possibile, ma non è ciò che Paolo sta dicendo. Egli afferma: «Mi rallegro della Legge secondo il mio spirituale sé interiore, e, tuttavia, il peccato in me prende occasione dal comandamento e in qualche modo opera con l’aiuto del comandamento». Notate la stranezza di questo. Ricordate l’affermazione: «Colui che desidera la moglie del suo vicino è adultero nel suo proprio cuore». Egli ha già commesso adulterio se lo desidera. La Legge dice: «Tu non devi desiderare la moglie del tuo vicino» non «Tu non devi commettere adulterio con la moglie del tuo vicino». Agostino afferma che la Legge che dice tu non devi desiderare, non si applica a un tempo di umanità innocente nello stato di natura. Forse in un completo stato di ignoranza si potrebbe desiderare, ma allora non si violerebbe un comandamento, perché la Legge non si è ancora fatta conoscere. Quando la Legge c’è allora il fare di certe azioni è una violazione di tale Legge. In questo capitolo ai Romani, Paolo afferma che la vera consapevolezza di ciò che è lecito e bene e di ciò che è male in qualche modo richiama la concupiscenza e rende il peccato più attraente.

A cura di Giulio Busi – Il Sole 24 Ore – 22/11/2009