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Noi lo facciamo meglio

Ancora sui giovani ebrei italiani. Tobia Zevi, presentando il corso di leadership ebraica Hans Jonas critica l’Unione delle Comunità. Sotto troviamo la risposta di Claudia De Benedetti, assessore ai giovani dell’Unione.

Tobia Zevi

“Una buona gestione della minoranza ebraica in Italia è una sfida sempre più difficile, ma necessaria per prevenire il progressivo sfaldamento delle comunità”, sostiene Tobia Zevi, ex presidente dell’Unione dei Giovani Ebrei Italiani ed esponente del Partito Democratico, uno degli ideatori dell’associazione Hans Jonas.

“Guardiamo in particolare alle piccole comunità”, spiega ancora Zevi. “L’associazione nasce con lo scopo di dare un’adeguata preparazione alla futura classe dirigente dell’ebraismo italiano. Oggi occorrono competenze specifiche maggiori rispetto a vent’anni fa”.

Per esempio?
Non ci sono persone in grado di occuparsi di fundraising, la ricerca di finanziamenti, che è a tutti gli effetti una professione. Anche l’organizzazione di eventi è un settore su cui puntiamo: riteniamo che iniziative come i festival di cultura ebraica abbiano anche la funzione di risvegliare la vita comunitaria, di far provare ai più lontani un’esperienza ebraica, non prettamente religiosa, ma culturale e aggregativa.

Finora cos’è stato fatto?
Poco. All’ultimo congresso UCEI fu approvata all’unanimità una mozione che riguardava l’esigenza di una formazione seria dei giovani ebrei. È stato avviato un corso di leadership, ma questo riguardava solamente aspetti tecnici ed economici, imprescindibili ma non esaurienti. Di qui l’idea di un’associazione che sostenga un programma di formazione più completo.

Cosa intendi per programma più completo? Quali competenze volete promuovere nei futuri leader ebraici?
È necessaria una preparazione a tutto tondo. Il nostro programma ruoterà intorno a due cardini: lo sviluppo delle capacità gestionali pragmatiche, da una parte. Dall’altra la formazione politica e culturale, requisito indispensabile di un leader. Affronteremo le grandi questioni ideologiche dell’ebraismo nel mondo contemporaneo, per esempio i problemi identitari degli ebrei, il calo demografico, il rapporto tra Israele e la Diaspora. Approfondiremo il significato della laicità dello Stato, dell’integrazione delle minoranze. A questo proposito la millenaria esperienza degli ebrei può e deve essere un contributo alla vita politica e sociale del paese, la nostra ricchezza portata nel dibattito pubblico rappresenta l’idea di una società plurale, non è solo un interesse particolare o strumentale.

La nostra ambisce a essere un’attività di ricerca, cosa che a causa dei forti costi e della scarsa spendibilità politica immediata oggi manca completamente nell’ebraismo italiano. Questa la più grande lacuna che vogliamo colmare.

Chi e come parteciperà alle vostre attività?
Il nostro corso, gratuito, si terrà a Roma per quattro fine settimana tra novembre e febbraio. Riprenderà l’anno seguente col secondo livello. L’insegnamento è tenuto da docenti universitari autorevoli, ebrei e non ebrei, americani ed europei. Possono partecipare giovani fra i 18 e i 35 anni, e l’auspicio è che siano in molti provenienti dalle piccole comunità. I posti previsti sono venticinque, ma abbiamo già quasi il doppio domande. Sarà anche possibile istituire borse di studio intitolate: le risorse in partenza non sono molte, ogni contributo volontario degli utenti sarà preziosissimo.

Perché “Hans Jonas”?
Siamo particolarmente orgogliosi della scelta del nome. Jonas è stato un filosofo ebreo tedesco, autore di “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”. Intelligenza lucidissima e lungimirante, fu tra i primi a porre alcune grandi questioni oggi attuali. Introdusse lui la questione ambientale nel dibattito filosofico: vinse la miopia della sua epoca. Propose un’etica della responsabilità, l’esigenza di guardare alle conseguenze anche più lontane delle proprie azioni. La frase che più mi ha colpito è la sintesi di tutto il suo pensiero morale. Parafrasando Kant, comanda: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza delle generazioni future» .

Manuel Disegni
http://moked.it/blog/hans-jonas-tobia-zevi-prepariamo-i-leader-di-domani/
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“La formazione dei giovani leader deve puntare alla crescita, non all’indottrinamento ideologico delle vecchie scuole quadri”

Claudia De Benedetti

Nell’intervista a l’Unione informa in cui ha presentato la nuova associazione culturale “Hans Jonas” Tobia Zevi rimprovera all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di aver fatto “poco” per la formazione dei giovani ebrei italiani e cioè “solamente aspetti tecnici ed economici”, mentre il corso di formazione che l’ associazione Jonas promuoverà farà “formazione politica e culturale”, affrontando “le grandi questioni ideologiche dell’ebraismo nel mondo contemporaneo”, naturalmente dal punto di vista di chi è definito due volte nell’articolo “esponente del PD”.

Le critiche di Zevi sono inesatte, sbagliate e ingenerose. Inesatte, perché il corso di formazione Ye’ud organizzato dal Dipartimento Educazione e Cultura con l’Assessorato ai Giovani UCEI ha affrontato il problema di una “formazione politica” dell’ebraismo nel senso dell’amore per Israele e per il popolo ebraico, forse non in quello di “un contributo alla vita politica e sociale” dell’Italia, come vorrebbe Zevi. Sbagliate perché l’UCEI, come organo rappresentativo di tutto l’ebraismo italiano, non può e non deve organizzare l’indottrinamento “ideologico” dei giovani leader italiani, alla maniera delle vecchie “scuole quadri”, ma preparare una nuova generazione di dirigenti comunitari in grado di rappresentare l’ebraismo in una società complessa e post-ideologica come la nostra. Ingenerose perché ignorano, presuntuosamente, il grande sforzo che tutto l’ebraismo italiano – UCEI, comunità, associazionismo – sta facendo per la formazione dei giovani.

http://moked.it/blog/la-formazione-dei-giovani-leader-deve-puntare-alla-crescita-non-allindottrinamento-ideologico-delle-vecchie-scuole-quadri/