Ok i profughi, ma i giovani ebrei? | Kolòt-Voci

Ok i profughi, ma i giovani ebrei?

A Milano si apre domani il Congresso dell’Ugei

David Piazza

Domani inizieranno i lavori del Congresso dell’Unione Giovani Ebrei Italiani (Ugei, per gli addetti ai lavori,) che culmineranno con il rinnovo del Consiglio che nominerà un nuovo presidente.

Quello del Congresso è per l’istituzione che rappresenta i giovani ebrei, un momento importante, forse uno dei pochi dove la “base” degli appartenenti di diritto ha occasione di confrontarsi, di discutere e soprattutto di poter decidere qualcosa per il proprio futuro senza che il mondo degli ebrei “adulti” decida per loro.

Il Presidente e il Consiglio eletto hanno poi un “piccolo” budget annuale di 35.000 Euro che proviene dai fondi dell’Unione delle Comunità da gestire in piena autonomia per le attività decise.

Eppure negli ultimi anni, sono proprio queste attività a essere penalizzate da una politicizzazione e un presenzialismo rigorosamente personale portato avanti dagli ultimi presidenti. Non è passata settimana negli ultimi tempi nella quale il Presidente Ugei non abbia preso posizione a favore di questo o quel gruppo di minoranze perseguitate, distribuite ai quattro angoli del Pianeta; oppure si sia incontrato, facendo leva sul carattere fortemente evocativo che la carica gli attribuisce, con varia umanità politica di tutte le correnti, da destra a sinistra, passando ovviamente dai radicali, e preoccupandosi sempre del relativo comunicato Ansa o della successiva foto di rito.

Per carità, se c’è una cosa di cui ogni Yiddische Mame può andar fiera è quella di veder il proprio rampollo o rampolla impegnato per una causa giusta, a difesa dei deboli ed è sicuramente confortante leggere che i giovani ebrei si impegnino per il Darfur, accolgano il Dalai Lama, e dialoghino con i giovani mussulmani moderati; peccato che tutto questo sia stato spesso portato avanti da una sola persona, lasciando volentieri a casa il Consiglio e soprattutto la base degli iscritti.

Ora è vero che in Italia tutti “tengono famiglia” (o se sono giovani la terranno), e bisogna pensare, per diamine, ogni tanto al proprio futuro, ma forse è arrivato il momento che i giovani ebrei possano finalmente scegliere un Consiglio e un Presidente che pensi a coniugare meglio l’impegno politico con attività concrete di cui hanno veramente bisogno a fronte di una perdita identitaria spaventosa.

Forse, prima di doversi occupare di ebrei adulti “lontani” è meglio tenerseli “vicini” quando sono ancora giovani.