Noach: Camminare “con” e camminare “davanti” a Dio | Kolòt-Voci

Noach: Camminare “con” e camminare “davanti” a Dio

Midrash Torà

Scialom Bahbout

Rabbì Jehudà diceva: come quel re che aveva due figli, uno grande e uno piccolo, al piccolo diceva: cammina con me e al grande: vieni e precedimi. Così ad Abramo che era forte – dice “cammina davanti a me” (Genesi 17: 1), ma a Noè che era debole dice – “Noè camminava con Dio”.

Rabbi Nehemià ha detto: come quella persona amata da Dio che sprofondava in una spessa melma: il re gettò uno sguardo e lo vide. Gli disse: piuttosto che sprofondare nella melma, cammina con me, questo è il significato di quanto è scritto: “Noè camminava con Dio”. E a chi assomiglia Abramo? A quella persona amata dal re che vide il re camminare in vicoli oscuri: gettò uno sguardo e cominciò a fargli luce attraverso la finestra. Il re lo vide e gli disse: piuttosto che farmi luce attraverso una finestra, vieni e fammi luce davanti al mio cammino. Così il Santo, benedetto Egli sia, disse ad Abramo: piuttosto che farmi luce in Mesopotamia e nelle provincie vicine, vieni e fammi luce in Terra d’Israele.

Questo è simile a quanto è scritto (Genesi 48: 15): “(Giacobbe) benedisse Giuseppe e disse “Quel Dio di fronte alla quale camminarono i miei padri, quel Dio che è il mio pastore …”. Rabbi Jochannàn e Resh Laqìsh. Rabbi Johannàn diceva: come quel pastore che sta in piedi a osservare il suo gregge. Resh Laqìsh: come quel capo, che camminava e gli anziani lo precedevano. Secondo l’opinione di rabbi Johannàn. – siamo noi ad avere bisogno del suo onore, secondo Resh Laqìsh – è Lui ad avere bisogno del nostro onore.
(Bereshith rabbà 8: 10)
La differenza linguistica su cui si basa il midràsh è chiara: Noè camminava con – et – Dio, Abramo cammina davanti – lefanai – a Dio. Rabbi Jehudà segue anche qui l’idea espressa in altre parti del midràsh: egli afferma che se confrontiamo Noè con Abramo, il primo ha una levatura morale che in assoluto è minore di quella del secondo, mentre, secondo Rabbi Nehemià, la levatura morale di una persona va giudicata in relazione all’ambiente sociale e alle condizioni in cui la persona cresce e vive. Noè sprofondava nella melma perché la sua era una generazione di peccatori, un dato che aveva influenzato anche chi non aveva peccato; la generazione di Abramo non aveva ancora peccato consapevolmente, in quanto non aveva avuto una conoscenza diretta del Signore. Adamo aveva conosciuto il Signore, così pure i suoi discendenti diretti. I contemporanei di Abramo si trovavano nell’oscurità e Abramo iniziò a fare luce davanti al Signore, non in maniera manifesta, ma indirettamente attraverso una finestra. Abramo era nato in Mesopotamia e lì certamente lo conoscevano, ma dato che Nemo profeta in patria, non era in grado di influenzare gli altri. Il Signore gli dice quindi di abbandonare la sua terra e trasferirsi in una terra in cui avrebbe avuto la possibilità di crescere (“Renderò grande il tuo nome”): i pregiudizi delle persone che lo conoscevano, lo avrebbero giudicato come una persona un po’ matta, dalle idee davvero strampalate.

La seconda interpretazione confronta l’espressione Noè camminava con Dio con l’altra che dice Giacobbe quando benedice i figli di Giuseppe: “Quel Dio di fronte alla quale camminarono i miei padri, quel Dio che è il mio pastore …” Secondo rabbì Jochannàn siamo noi che per essere rispettati abbiamo bisogno del Signore. Resh Laqish sostiene invece che è il Signore ad avere bisogno del nostro onore: nella misura in cui Israele sarà onorato, lo sarà anche il suo nome e così potremo avere influenza sul resto del mondo.

Le vicende del popolo ebraico e dell’uomo in generale possono essere interpretate in due modi diversi, ma entrambi veri in situazioni diverse: vi sono persone in grado di vincere l’influenza dell’ambiente e capaci di porsi al di sopra di esso, mentre altre finiscono per capitolare. Se guardiamo alla storia del popolo ebraico, quindi ad Abramo, possiamo dire che mantenendo la propria identità, seppure a caro prezzo, Israele ha portato nel mondo il messaggio della Torà: questa azione è stata possibile perché abbiamo contato innanzi tutto sulle nostre forze, sulla nostra volontà di rimanere ebrei a tutti i costi, e poi sull’aiuto divino.

Onore al Pastore o al gregge? Il Pastore ha permesso che Israele si disperdesse nella Diaspora, mettendone in pericolo la sopravvivenza, ma consentendo così che potesse tornare alla propria terra forte di un’esperienza unica al mondo. Perché se anche gli altri popoli avessero soltanto sentito l’odore della Diaspora, la storia dell’uomo sarebbe stata diversa.

Come scrive lo scrittore israeliano Haim Hazaz: non ci sarà salvezza per i gentili finché anche loro non scenderanno nella loro Diaspora.

Scialom Bahbout

(Scritto per shabbath Nòach per la Comunità ebraica di Trani)

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Torà in rima

Massimo Foa

Noach

Genesi 6-9/11-32

Questa è di Noè la discendenza,
Sem, Cham e Jàfeth i tre figli.
La terra era colma di violenza
e Dio disse a Noè: “Ora tu pigli

legno di abete con cui farai un’arca
spalmata dentro e fuori con la pece;
la porta sarà su un lato della barca.”
Così Noè ubbidendo fece.

“Il diluvio io sto per far venire
che distruggerà tutti i mortali.
La tua famiglia sull’arca fai salire
e coppie di tutti gli animali.”

Il diluvio durò quaranta giorni,
le acque coprirono le vette
che non se ne vedevano i contorni,
e l’arca sulla superficie stette.

Morì ogni essere vivente.
Solo dopo centocinquanta giorni
le acque si ritiraron lentamente
e dei monti comparvero i contorni.

Noè una colomba fece uscire:
non trovò luogo ove posare il piede.
Sette giorni dopo la fa ripartire
e con una foglia di ulivo essa riede.

Passarono sette giorni ancora
e che fosse veramente tutto asciutto,
Noè lo capì soltanto allora,
che la colomba non rientrò del tutto.

“Esci dall’arca con ogni familiare
e tutti gli animali fai uscire.
I viventi non vorrò più sterminare
né il corso delle stagioni finire.

Ogni animale sarà cibo per voi,
però il sangue non ne mangerete.
L’arcobaleno vi confermerà poi
che un altro diluvio non avrete.”

Noè è il primo a piantar la vigna.
Si sveste perché si è ubriacato:
“Papà è nudo!” Cham ai fratelli ghigna,
e loro lo copron col volto girato.

Noè a Cham, senza esitazioni:
“Schiavo dei loro schiavi tu sarai.”
Da loro derivaron le nazioni,
dopo il diluvio tutte sparse ormai.

Una sola lingua parlavan tutti
quando decisero di costruire
una torre che fino al cielo butti,
al fin di sparpagliati non finire.

Scese il Signore a veder la costruzione
che il nome di Babele si procaccia,
perché fece delle lingue confusione
e li disperse della terra sulla faccia.

Di Sam tra i discendenti vi fu Abramo
che di Tèrach fu frutto del suo seme.
Tèrach gli disse un giorno: “Adesso andiamo
nella terra di Canaan, tutti insieme.”