Perché offendere i Maestri vuol dire offendere la Torà | Kolòt-Voci

Perché offendere i Maestri vuol dire offendere la Torà

Ultimo Kolot prima della pausa estiva. Un prezioso appunto per la settimana del 9 di av

Alfredo Mordechai Rabello*

Ci troviamo nel periodo delle tre settimane di lutto; una delle principali cause delle nostre disgrazie è da ricercare nella mancanza di rispetto l’uno verso l’altro ed in particolare verso il Saggio ed in questo periodo il Rav Zvi Jehuda Kook usava metterci in guardia sull’importanza di questa Mizvà ed il Ben Ish Chay dice espressamente nelle Halakhòt di questa settimana (anno I) che per il bizzuy Talmidè Chakhamim è avvenuto il churbàn (La distruziuone del II Tempio NdR).

L’espressione Kevod talmid chacham non appare nel Talmud, ove invece appare l’espressione Kevod haTorà. Il Maimonide stabilisce: “È mizvà onorare ogni talmid-chacham, anche se non è suo maestro (diretto)…” (Hilchot Talmud Torà 6:1; Tur, Joré Deà 243) ed il Talmud (Shevuot 30b) ci dice che il Kevod Hatorà ha la precedenza su una serie di mizvot.

Come mai il Talmud usa l’espressione Kevod Hatorà? Essa ci vuole insegnare che non si tratta di un affare privato del Saggio ma dall’onore della Torà e del Sign-re stesso che ha dato la Torà. Tale onore deriva dalla nostra fede nella Torà scritta ed in quella orale, che si rivela nella sua verità attraverso il Talmid chacham. Vi sono senz’altro dei gradi fra i Talmidé Chachamim ma ognuno di loro è la continuazione della vitalità della Torà, è una scintilla che prosegue l’operato di Moshé Rabbenu; pertanto l’onore verso un Talmid Chacham è considerato Kiddush Hashem, mentre all’opposto una offesa verso il Talmid Chacham è considerata profanazione del Nome divino ed il Talmud (Sanhedrin 99b) ci mette in guardia che perfino una frase come: “A che cosa ci servono i Chachamim” viene duramente punita.

Non vi è come il libro del Chafez Chaim, Shemirat halashon, che ci può insegnare come comportarci in questo campo; è uscita da poco una traduzione italiana curata da Ralph Anzarout e Raphael Barki, con prefazione di Rav Della Rocca: “Le leggi della maldicenza”. Talvolta potremmo pensare di agire per il bene dell’Ebraismo, ed invece contribuiamo – D. liberi! – alla sua rovina: questo aureo libro ci aiuterà a comprendere la gravità della cosa verso il Talmid Chacham ed anche verso noi stessi e potrà servirci a fermarci di fronte a un pericoloso precipizio. In Italia abbiamo pochi Talmidé Chachamim, quasi tutti Rabbini di Comunità: sappiamo apprezzarli, mettendone in luce il loro lato positivo ed essendo disposti ad apprendere da loro.

* Giurista, Università Ebraica di Gerusalemme