Un pollo di nome kashèr | Kolòt-Voci

Un pollo di nome kashèr

Il nuovo libro di Liliana Treves Alcalay

In questo suo nuovo libro Liliana Treves Alcalay rievoca, attraverso i ricordi e gli episodi più significativi della sua infanzia, gli anni successivi alla guerra e ci fa partecipi dei suoi lontani stati d’animo di bambina: il ritorno dalla Svizzera – che la famiglia aveva raggiunto nel febbraio del 1943, nel corso di una drammatica fuga tra le montagne innevate sopra Como –, le immagini mai più dimenticate di una Milano in macerie, la difficoltà nel farsi assegnare una casa dal Comitato Alloggi, che si occupava di dare una sistemazione alle famiglie reduci della guerra e, una volta ricevuta, di coabitarvi con un altro nucleo famigliare.

E poi la fame, la miseria, la difficoltà di adattamento in una società traumatizzata dagli eventi bellici; le prime drammatiche testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah che emergevano dai loro terribili racconti e che suscitavano orrore e sgomento in chi li ascoltava; i pregiudizi razziali ancora fortemente radicati nell’animo di alcuni, nonostante la guerra appena terminata, nonostante i milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento.

Vicende sofferte che lasciano il segno nell’animo di un’adolescente, ma anche episodi teneri e divertenti – come quello da cui il libro prende il titolo – che rivelano come, in una città che tenta faticosamente di risollevarsi da una guerra senza onore, l’essere testimoni della ricostruzione delle prime case distrutte e dell’apertura dei primi negozi – in questo caso di una semplice polleria sotto casa – potesse rappresentare, a quei tempi, un evento di grande importanza. Piccole storie, insomma, che tracciano il corso dell’esistenza dell’autrice alla continua, faticosa ricerca di se stessa, delle conferme che le dessero fiducia, dei suoi spazi, delle scelte di studio e di vita spesso ostacolate dalla famiglia.

Ma, infine, l’incontro con la musica è destinato ad avverarsi. Grazie ad essa riuscirà finalmente a esprimersi, crescere, comunicare, dedicarsi con passione alle ricerche sui canti della tradizione ebraica e alla loro divulgazione, in Italia e all’estero, raggiungendo traguardi insperati che daranno un senso alla sua vita.

E’ un racconto autobiografico semplice e sincero dove la protagonista assoluta è l’infanzia di Liliana che silenziosa continua ad accompagnarla, passo dopo passo, nel corso della vita. Pronta a riaffiorare nei momenti di fragilità e a influenzare inevitabilmente gli anni della maturità. Perché “dall’infanzia non si guarisce mai”.

La prefazione di Daniel Vogelmann

Ricordo come fosse ieri quando Liliana, accompagnata dal marito Giorgio, venne a casa mia per propormi di pubblicare Canti della Diaspora, a cui poi seguirono tanti altri volumi (prima con audiocassetta e poi con cd allegato). Per la verità, io ero piuttosto perplesso perché non avevo mai pubblicato libri del genere, ma poi l’entusiasmo di Liliana fu contagioso e riuscì a vincere le mie deboli resistenze. E così nacque fra di noi un sodalizio che è giunto fino a questo libro di ricordi del dopoguerra, preceduto dai ricordi del tempo della guerra di Con occhi di bambina.

Come ho sempre desiderato, ma che non sempre è stato possibile realizzare, fra l’editore (che sarei io) e l’autrice si è instaurata quasi subito un’amicizia che si è rafforzata con gli anni. Pur vivendo in città diverse e non potendo quindi vederci se non in rare occasioni (memorabile quella del bar-mitzvà di mio figlio Shulim e quella del ventennale della Giuntina), abbiamo sempre mantenuto un affettuoso, allegro contatto, direi a prescindere dalle pubblicazioni dei libri che nel tempo sono diventati parecchi: ormai la Giuntina e Liliana Treves Alcalay sono inseparabili.

Mi ero sempre chiesto: come sarà stata Liliana da bambina? E questo libro mi, ci aiuta a scoprire quella bambina che poi è diventata la musicista che tutti conoscono. Un’infanzia certo non facile, segnata prima dalla fuga in Svizzera per sfuggire alla deportazione nei campi della morte e poi il ritorno in una Milano in macerie.

Ma la passione per la musica, anche se inizialmente ostacolata dalla “prudenza” dei genitori, le ha fatto superare ogni ostacolo e l’ha accompagnata nelle gioie e nei dolori che ogni vita conosce.

Leggendo questi ricordi mi ero anche chiesto: chissà com’era fisicamente Liliana da bambina? E così, anche per questo, abbiamo deciso di pubblicare una sua fotografia insieme alla sorellina Dolly, alla cui memoria il libro è dedicato. In un certo senso, è quella bambina che ritroverete in queste pagine.

In un mondo in cui viviamo grandi separazioni è bello constatare che fra di noi c’è stato un incontro che fa parte ormai del nostro intimo patrimonio, quel patrimonio che nessun crollo della Borsa ci potrà sottrarre.

E il pollo di nome Kashèr?domanderete. Il pollo di nome Kashèr fa ormai parte della storia ebraica, piccola o grande che sia.

http://www.libreriauniversitaria.it/pollo-nome-kasher-ricordi-dopoguerra/libro/9788880573388