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Non converti? Ti licenzio!

La ricostruzione della vicenda torinese da parte di Comunitattiva

PREMESSA: Poco prima delle elezioni anticipate che si sono svolte a maggio 2007 nella nostra Comunità, dovute alle dimissioni di cinque consiglieri per l’impossibilità di trovare una soluzione alla crisi dei rapporti con il Rabbino Capo, da Milano arriva a Rav Somekh la proposta di andare a ricoprire la carica di Direttore del Beth Ha-Midrash e Vice Rabbino Capo della Comunità. Di seguito sono riportare le tappe salienti del lavoro compiuto dal Consiglio in questi mesi per dipanare la questione.

6 Maggio 2007: le elezioni si configurano di fatto come una verifica del consenso da parte degli ebrei torinesi nei confronti dei candidati favorevoli a risolvere in via definitiva il problema del Rabbino Capo; la partecipazione è massiccia ed il risultato è inequivocabile.

5 Giugno: Rav Somekh informa il Consiglio dei suoi accordi con la comunità di Milano, ove avrebbe dovuto assumere la carica di Direttore del Beth Ha-Midrash e di Vice Rabbino Capo. Conferma che il Consiglio di Milano su sua richiesta ha già deliberato formalmente la sua assunzione. Rileva però che vi sono alcuni punti non del tutto chiari. Il Consiglio manifesta la piena disponibilità, ove possibile, a favorirlo per facilitare il suo passaggio a Milano.

8 Giugno: a fronte delle perplessità manifestate da Rav Somekh, si propone un incontro a tre (Rav Somekh, Leone Sued, Tullio Levi) il 14 giugno a Milano per chiarimenti.

13 Giugno: l’incontro viene disdetto da Rav Somekh ed emergono ripensamenti da parte sua. A fronte della posizione di Rav Somekh i consiglieri di ComunitattivA chiedono la convocazione di un Consiglio con all’ordine del giorno “Revoca del rabbino capo”, unica alternativa possibile ad un rifiuto alla offerta/accordo che rappresenta una brillante soluzione alla lunga crisi torinese.

22 Giugno: il Consiglio approva all’unanimità la seguente delibera: “In considerazione del fatto che il Consiglio non è a conoscenza dell’esito e risulta esistere ancora uno spiraglio per la positiva conclusione della trattativa tra Rav Somekh e la Comunità di Milano, il Consiglio delibera di attendere l’esito definitivo, di non trattare il punto n° 2 all’odg e passa al terzo punto, esprimendo vivo apprezzamento per la disponibilità espressa dal Presidente a farsi da parte se utile all’uscita dalla crisi”

25 Giugno: Rav Somekh consegna al Presidente della Comunità di Torino copia della lettera inviata al Presidente della Comunità di Milano, con cui dichiara la propria indisponibilità ad accettare l’assunzione già deliberata dal Consiglio il 29 Maggio 2007; Rav Margalit consegna la lettera di dimissioni da Vice Rabbino, dimissioni motivate dal fatto che “per il momento non c’è soluzione al problema” [della permanenza di Rav Somekh quale Rabbino Capo di Torino – n.d.r.]

11 Luglio: il Consiglio delibera di presentare alla Consulta Rabbinica un esposto sulla gravità della situazione da tempo esistente nella Comunità e per richiedere un intervento finalizzato a individuare possibili soluzioni.

16 Ottobre: la Consulta risponde che “data la gravità e la radicalità della controversia in atto, la Consulta non è oggi in grado di prospettare una soluzione” e aggiunge che “ritiene di raccomandare alla Comunità di Torino di cercare un approccio nuovo con il Rabbino per vedere almeno di alleggerire la tensione tra le parti in vista di un’eventuale e auspicabile composizione della controversia in un prossimo futuro”.

27 Novembre: il Consiglio prende atto della comunicazione della Consulta e “raccomanda che si avvii al più presto un dialogo costruttivo tra Presidente e Rabbino”.

28 novembre: il Presidente informa il Rabbino Capo di tale dichiarazione d’intenti, consegnandogli il testo della delibera. Il Consiglio prende atto che vi sono alcuni servizi che il Rabbino ha dichiarato di non essere in grado di svolgere a causa della molteplicità degli impegni, altri che egli reputa di scarsa rilevanza o non consoni alle funzioni del Rabbino Capo ed altri ancora che richiedono di essere rafforzati

17 Dicembre: il Consiglio all’unanimità si dichiara pienamente disposto a promuovere un ulteriore tentativo di dialogo con Rav Somekh. Incarica una delegazione formata dal Presidente, dal Vice Presidente e dai Consiglieri Raffaello Levi e Maurizio Piperno Beer, di sottoporgli una proposta complessiva volta a sciogliere le tensioni esistenti e ad assicurare lo svolgimento di tutti i servizi demandati all’Ufficio Rabbinico. I contenuti della proposta sono: la concessione di un anno sabbatico con affidamento pro-tempore delle funzioni di Rabbino Capo ad una figura rabbinica sostitutiva; al termine dell’anno sabbatico, il proseguimento del rapporto con la figura rabbinica precedentemente individuata mediante l’affidamento ad essa di alcune funzioni connesse con l’ufficio rabbinico (corsi di bar mitzva, attività in ambito scolastico, percorsi per aspiranti al ghiur, ashgahà, etc.) secondo modalità da concordare; la ricerca di una ulteriore figura a sostegno delle attività culturali e di culto. Viene chiaramente esplicitato a Rav Somekh che il ruolo di Rabbino Capo della Comunità di Torino da lui coperto non è in alcun modo messo in discussione.

18 Dicembre: la delegazione incontra il Rabbino e gli formula verbalmente le proposte, invitandolo ad esaminarle e a dare una risposta.

15 Gennaio 2008: la delegazione incontra nuovamente Rav Somekh che esprime le sue riserve in merito alla proposta. Gli vengono forniti chiarimenti.

20 Gennaio: la delegazione affida a Raffaello Levi l’incarico di sondare informalmente le posizioni di Rav Somekh con l’obiettivo di giungere ad una proposta condivisa.

22 Gennaio: Raffaello Levi incontra Rav Somekh ma non emergono chiare indicazioni.

30 Gennaio: la delegazione torna a riunirsi e rinnova l’invito a Raffaello Levi a riprendere il dialogo con Rav Somekh nel tentativo di giungere al più presto ad un accordo.

31 Gennaio: a seguito del lavoro di ricerca condotto dal Presidente arriva a Torino un candidato alla carica di vice rabbino (richiesta più volte formulata da Rav Somekh al Consiglio). Tale candidato tuttavia, dopo aver incontrato Rav Somekh, decide di declinare irrevocabilmente la proposta di incarico, nonostante fosse arrivato con le migliori intenzioni. 15 Febbraio: A questo punto della trattativa il Consiglio ravvisa la necessità di formalizzare per iscritto la proposta a Rav Somekh e vota all’unanimità di procedere alla stesura della proposta stessa. Il Consiglio approva quindi in una seconda votazione a maggioranza assoluta (4 astenuti) la proposta nei termini sopra descritti. Il consiglio invita Rav Somekh a pronunciarsi sulla proposta o a formulare eventuali proposte alternative e chiede di ricevere una risposta scritta entro fine febbraio.

4 Marzo: Rav Somekh, per tramite della delegazione, invia al Consiglio un testo scritto con il quale non accetta la proposta del Consiglio e chiede l’assunzione di un vice rabbino. I termini della proposta del Consiglio non sono esaminati nel merito né vengono fatte proposte alternative come invece auspicato dal Consiglio.

11 Marzo: il Consiglio si riunisce per valutare la risposta di Rav Somekh

25 Marzo: in questo momento è in corso la riunione di consiglio con all’ordine del giorno “Avvio della procedura di revoca del Rabbino Capo”.

A PROPOSITO DELLA REVOCA

La revoca non è un licenziamento, bensì solo ed esclusivamente revoca del titolo di “Rabbino Capo”. La procedura prevista dall’art. 30 dello Statuto dell’UCEI si divide in due parti:

1) Votazione di avvio della procedura; richiesta di parere preventivo, obbligatorio e non vincolante, della Consulta rabbinica e audizione dell’interessato da parte del Consiglio.

2) Solo dopo l’espletamento delle procedure suddette, votazione della delibera di revoca; Il rabbino revocato può fare ricorso ad un collegio composto da 3 rabbini (uno nominato dalla Consulta, uno nominato dal Rabbino revocato, uno nominato dal Consiglio della Comunità), da 3 probiviri e presieduto dal Presidente dell’Unione o da un suo delegato. La decisione di questo collegio è inappellabile.

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