Ebree ortodosse, belle senza peccato | Kolòt-Voci

Ebree ortodosse, belle senza peccato

Nella Gerusalemme talmudica è boom di cure estetiche. Ma tutto va fatto di nascosto

Francesca Paci

Rachel cammina svelta, a testa bassa, indistinguibile dalle centinaia di mamme e figlie che nel pomeriggio sciamano per le strade di Mea Sharim, il quartiere ultraortodosso di Gerusalemme. Il volto pallido, incorniciato dalla parrucca che contraddistingue le donne sposate, dimostra trent’anni, la gonna scende informe fino alla caviglia, le calze sono scure, pesanti. Attraversa Strauss Street senza indugiare alle bancarelle zeppe di dolci per il Purim, il carnevale ebraico, s’infila in un vicolo largo un metro e scompare oltre l’androne d’una palazzina scalcinata su cui è affissa una piccola insegna bianca e rosa, «Ye’elat Chen Salon».

L’anonima porta al pianterreno nasconde la caverna di Aladino: mosaici color crema, musica new-age, cesti di frutta e fontanelle d’acqua naturale, il fantastico mondo di Yaffa, che da 24 anni rende belle le religiose di ogni età rispettando la «tzniut», la modestia femminile prescritta dall’«halacha», il codice etico dell’ebraismo.

Yaffa Larry è la titolare. Camice bianco, parrucca impeccabile, 54 anni portati da quarantenne, mostra l’agenda piena fino ad aprile. Anche oggi niente da fare per chi non ha telefonato per tempo. Rachel ha prenotato una settimana fa. Manicure, pedicure, laser, make up, depilazione, una trentina di appuntamenti al giorno, tutto esaurito. Eppure, sembra che non ci sia nessuno. La reception dai vetri opachi introduce a un labirinto di corridoi, pareti ovattate, cabine con due entrate per evitare l’incontro imbarazzante con la vicina di casa, uscite segrete sul retro all’ombra di alberi secolari.

Si fa ma non si dice, ammicca Yaffa: «Le religiose non possono mostrare di tenere al proprio aspetto, sebbene si curino molto. Da noi trovano il massimo della privacy». Lo zoccolo duro della clientela è composto da ortodosse, ma in lista ci sono anche mogli di parlamentari in fuga dai riflettori, palestinesi con il niqab, il velo integrale E Condoleezza Rice che, parola di Yaffa, ordina qui creme e sieri anti-age.

L’aspetto trasandato di Mea Sharim trae facilmente in inganno. Abitazioni fatiscenti, spazzatura abbandonata nei cortili, muri coperti di tazebao con le notizie della giornata, il calendario religioso, l’invito del rabbino di estrema destra Yaakov Yosef a vendicare l’attentato alla yeshiva Mercaz Harav. Per scovare i santuari della bellezza bisogna infilarsi nelle vie secondarie tipo Hagay Street, dribblare le casse di verdura sul marciapiede e bussare alla vetrina, nera come quella di un privé, con la scritta «Different design».

Sarah rifà la piega alla parrucca a caschetto di una giovanissima sposa. Sono capelli veri, spiega destreggiandosi con il phon: «Hanno bisogno d’attenzione, vanno lavati e pettinati almeno una volta al mese». Il trattamento costa ottanta schekel, circa 15 euro, quanto una buona scorta di provviste al supermercato all’angolo. Ma in quattro anni d’attività Sarah non è mai restata con le mani in mano.

«Non c’è limite a quanto le ortodosse possono spendere per la bellezza, ho clienti con 17 figli che risparmiano sulla spesa per un trattamento, il loro rifugio dalla routine», spiega madame Yaffa. Chi cerca marito e chi vuole tenerselo stretto. Il segreto è un bel viso: «Il corpo conta meno, i massaggi non sono molto richiesti. Tutta l’attenzione è concentrata sul volto, guai ad avere un macchia, un pelo, una ruga di troppo». L’ora di punta, in genere, è nel tardo pomeriggio, a ridosso della chiusura: «Le mogli si preparano per il ritorno del marito. La sera in famiglia è il momento più importante della giornata, il make up dev’essere perfetto». Perfetto, ossia naturale.

«La cosmetica ha fatto passi da gigante per soddisfare le esigenze di questo particolare pubblico», nota Sima Salzburg, ricercatrice della Hebrew University alle prese con una tesi di dottorato sull’estetica nella comunità ultraortodossa di Gerusalemme. Lo Ye’elat Chen Salon, per esempio, si è specializzato nel trucco permanente e quasi invisibile, eyeliner e rossetto indelebili come tatuaggi per rispettare l’obbligo del riposo totale nello shabbat, il sabato. Due, tremila shekel e il problema è risolto per un bel po’. «È stata la mia fortuna», ammette Yaffa Larrie, la Ronit Raphael delle haredim. Oggi la invitano a tenere seminari a New York, Londra, Parigi.

Due ragazzine vestite interamente di nero, dalle scarpe al cappello, escono dal retro, sono venute da Yaffa per curare l’acne adolescenziale. Hanno fretta, tra due giorni c’è la festa per il bar-mitzvah di un cugino e non si sa mai. All’angolo con Hoshea Street svoltano in un garage, Larissa Coiffeur. Salutano la titolare come un’amica, da sei anni lava capelli e parrucche a tutte le donne della famiglia. Con discrezione e complicità femminile: Larissa è brava, bella, araba.

La Stampa – 20/3/2008