Le ragioni di Neusner, il rabbino preferito di Papa Ratzinger | Kolòt-Voci

Le ragioni di Neusner, il rabbino preferito di Papa Ratzinger

Giulio Meotti

Roma, 11 giu (Velino) – È nel quarto capitolo del suo nuovo libro dal titolo Gesù di Nazaret (Rizzoli) che Joseph Ratzinger parla del rabbino americano Jacob Neusner. In particolare ne fa menzione quando prende in esame i tre capitoli del vangelo di Matteo, dal quinto al settimo, che raccolgono il Discorso della montagna. Per il Papa questa che viene presentata come la Magna Carta della vita cristiana, è “la nuova Torah, portata da Gesù” dopo quella consegnata al popolo di Israele da Mosé.

Neusner è autore del libro A Rabbi Talks with Jesus: An Intermillennial, Interfaith Exchange, un rabbino che parla con Gesù. Neusner, scrive il Papa, “si è, per così dire, inserito tra gli ascoltatori del Discorso della montagna e ha poi cercato di avviare un colloquio con Gesù… Questa disputa, condotta con rispetto e franchezza fra un ebreo credente e Gesù, il figlio di Abramo, più delle altre interpretazioni del Discorso della montagna a me note, mi ha aperto gli occhi sulla grandezza della parola di Gesù e sulla scelta di fronte alla quale ci pone il Vangelo. Così… desidero entrare anch’io, da cristiano, nella conversazione del rabbino con Gesù, per comprendere meglio, partendo da essa, ciò che è autenticamente ebraico e ciò che costituisce il mistero di Gesù”. E ancora: “Neusner prende posto in mezzo alla schiera dei discepoli sulla ‘montagna’ della Galilea. Ascolta Gesù e parla con Gesù stesso. È toccato dalla grandezza e dalla purezza delle sue parole e tuttavia inquietato da quella finale inconciliabilità che trova nel nocciolo del Discorso della Montagna. Accompagna poi Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme e sempre riprende a parlare con lui. Ma alla fine decide di non seguire Gesù. Rimane fedele a quello che egli chiama l’Israele eterno”. Time magazine due settimane fa aveva raccontato “il rabbino del Papa”, “la musa del cattolico numero uno”. Neusner, scrive Ratzinger, “si è, per così dire, inserito tra gli ascoltatori del Discorso della montagna e ha poi cercato di avviare un colloquio con Gesù… Questa disputa, condotta con rispetto e franchezza fra un ebreo credente e Gesù, il figlio di Abramo, più delle altre interpretazioni del Discorso della montagna a me note, mi ha aperto gli occhi sulla grandezza della parola di Gesù e sulla scelta di fronte alla quale ci pone il Vangelo. Così desidero entrare anch’io, da cristiano, nella conversazione del rabbino con Gesù, per comprendere meglio, partendo da essa, ciò che è autenticamente ebraico e ciò che costituisce il mistero di Gesù”.

Time commentava che mai prima di oggi un Pontefice aveva fatto suo il punto di vista di un ebreo sui cattolici. Era sempre avvenuto il contrario, neanche il Concilio Vaticano II aveva osato tanto. Autore di 950 pubblicazioni, Neusner è il più grande specialista della letteratura rabbinica antica. Ora Neusner racconta per la prima volta il suo rapporto con il Papa in un lungo articolo pubblicato dal Jerusalem Post, “Il mio ragionare con il Papa”. “Nel Medio Evo i rabbini erano costretti a impegnarsi, davanti a re e cardinali, in dispute con i sacerdoti su quale fosse la vera religione, l’ebraismo o il cristianesimo” racconta Neusner. “Il risultato era predeterminato: i cristiani vincevano perché avevano la spada. Poi negli anni dopo la Seconda guerra mondiale le dispute hanno lasciato il posto alla convinzione che le due religioni dicano la stessa cosa; e le differenze tra esse sono state declassate a questioni secondarie. Ora invece è iniziato un nuovo tipo di controversia, nel quale è la verità delle due religioni a essere al centro del dibattito”. Secondo Neusner, questo segna un ritorno alle antiche dispute, con la loro intensa serietà circa la verità religiosa e la loro volontà di porre le questioni di fondo e di impegnarsi nelle risposte. “In antico e nei secoli medievali le dispute concernenti proposizioni di verità religiosa definivano la finalità del dialogo tra le religioni, in particolare l’ebraismo e il cristianesimo. L’ebraismo affrontò la questione con vigore, accumulando rigorosi ragionamenti costruiti sui fatti della Scrittura comune a entrambe le parti impegnate nel confronto. Narrazioni immaginarie, come ‘Kuzari’ di Giuda Halevi, misero in scena un dialogo tra ebraismo, cristianesimo e islam, un dialogo presieduto da un re che cercava la vera religione per il suo regno. L’ebraismo vinse la disputa davanti al re dei Khazari, almeno nella versione di Giuda Halevi. Ma il cristianesimo non meno risolutamente cercò dei sostenitori nel dibattito, confidando di vincere la disputa. Simili controversie attestavano la comune fede di entrambe le parti nell’integrità della ragione e negli eventi delle Scritture condivise”.

Queste dispute furono abbandonate quando le religioni persero la loro fiducia nella capacità della ragione di stabilire la verità teologica. Da lì in poi, ad esempio in Nathan il saggio di Lessing, le religioni furono concepite per affermare una verità comune a tutti, e le differenze tra le religioni furono accantonate come marginali e non importanti. “Le controversie tra le religioni persero la loro urgenza. L’eredità dell’Illuminismo con la sua indifferenza alla pretesa di verità delle religioni promosse la tolleranza religiosa e il rispetto reciproco al posto del confronto tra le religioni e alla rivendicazione di conoscere Dio. Le religioni emersero come ostacoli al buon ordine della società. Negli ultimi due secoli il dialogo ebraico-cristiano è servito come un mezzo per politiche di conciliazione sociale, non è stato più un’indagine religiosa sulle convinzioni dell’altro. Il negoziato ha preso il posto del dibattito, e si è pensato che la pretesa di verità della propria religione violasse le regole di buona condotta”. Neusner spiega di aver preso sul serio l’affermazione di Gesù secondo cui la Torah trova compimento in lui e ho messo a confronto questa affermazione con gli insegnamenti di altri rabbini, in una sorta di colloquio tra maestri della Torah. “Spiego in una maniera lucida e niente affatto apologetica perché, se fossi vissuto nella Terra di Israele del primo secolo e fossi stato presente al Discorso della Montagna, non mi sarei unito al gruppo dei discepoli di Gesù. Avrei detto no – anche se in maniera cortese -, sicuro di avere dalla mia parte solide ragioni e fatti. Se avessi ascoltato ciò che egli disse nel Discorso della Montagna, per valide e sostanziali ragioni io non sarei divenuto uno dei suoi discepoli. Ciò è difficile da immaginare, dal momento che è arduo pensare a parole più profondamente radicate nella nostra civiltà e nelle sue più profonde affermazioni degli insegnamenti del Discorso della Montagna e di altri pronunciamenti di Gesù. Ma è anche arduo immaginare di ascoltare queste parole per la prima volta, come qualcosa di sorprendente e di esigente, non come semplici luoghi comuni. Questo è precisamente ciò che io propongo di fare nelle mie conversazioni con Gesù: ascoltare e argomentare. Ascoltare insegnamenti religiosi come fosse la prima volta e rispondere ad essi con sorpresa e meraviglia – questo è il frutto del dibattito religioso nei giorni nostri”.

Il rabbino afferma di aver scritto il libro “per gettare qualche luce sul motivo per cui, mentre i cristiani credono in Gesù Cristo e nella buona novella del suo dominio nel regno dei Cieli, gli ebrei credono nella Torah di Mosè e formano sulla terra e nelle loro carni un regno di Dio fatto di sacerdoti e di popolo santo. Questo credo richiede ai fedeli ebrei di dissentire dagli insegnamenti di Gesù, sulla base che questi insegnamenti contraddicono la Torah in punti importanti. Quando Gesù s’allontana dalla rivelazione fatta da Dio a Mosè sul Monte Sinai che è la Torah, egli sbaglia, mentre Mosè è nel giusto. Nello stabilire il fondamento di questo dissenso niente affatto apologetico, intendo incoraggiare il dialogo tra i credenti, cristiani ed ebrei. Per molto tempo gli ebrei hanno lodato Gesù come un rabbino, un ebreo veramente come noi; ma per la fede cristiana in Gesù Cristo questa affermazione è assolutamente irrilevante. Da parte loro i cristiani hanno lodato l’ebraismo come la religione da cui è venuto Gesù, ma per noi questo è difficilmente un vero complimento. Abbiamo spesso evitato di portare allo scoperto i punti di sostanziale differenza tra noi, non solo in risposta alla persona e alle affermazioni di Gesù, ma specialmente a proposito dei suoi insegnamenti”. L’obiettivo di Neusner è stabilire un dissenso ebraico rispetto ad alcuni importanti insegnamenti di Gesù. “È un atto di rispetto per i cristiani e di onore per la loro fede. Poiché noi possiamo discutere solo se ci prendiamo reciprocamente sul serio. Possiamo entrare in dialogo solo se onoriamo sia noi stessi che l’altro. Nella mia immaginaria disputa tratto Gesù con rispetto, ma voglio anche discutere con lui sulle cose che dice. Che cosa è in gioco qui?”.

“Se riesco a creare una vivida rappresentazione della disputa, – prosegue Neusner – i cristiani vedranno le scelte che Gesù ha fatto e sapranno ravvivare la loro fede in Gesù Cristo – ma anche in rapporto all’ebraismo. I cristiani capiranno meglio il cristianesimo se saranno consapevoli delle scelte che esso pone loro davanti; e lo stesso vale per gli ebrei, rispetto all’ebraismo. Gli ebrei rafforzeranno il loro affidamento alla Torah di Mosè – ma anche il loro rispetto per il cristianesimo. Voglio che gli ebrei capiscano perchè l’ebraismo richiede assenso: ‘il Misericordioso cerca i cuori’, ‘la Torah è stata data solo per purificare il cuore dell’uomo’. Sia gli ebrei che i cristiani dovrebbero trovare in A Rabbi Talks with Jesus le ragioni da sostenere, poiché sia gli uni che gli altri scopriranno lì i punti essenziali sui quali si fonda la differenza tra l’ebraismo e il cristianesimo. Il mio è un libro religioso sulla differenza religiosa: un ragionare su Dio”. Quando l’editore gli chiese di consigliargli a quali colleghi chiedere di presentare il suo libro, suggerì il rabbino capo Jonathan Sacks e il cardinale Joseph Ratzinger. “Il rabbino Sacks mi aveva da tempo impressionato per i suoi acuti e ben argomentati scritti teologici, da valido apologista contemporaneo dell’ebraismo – ricorda Neusner -. Quanto al cardinale Ratzinger avevo ammirato i suoi saggi sul Gesù della storia e gli avevo scritto per dirglielo. Lui mi aveva risposto e ci eravamo scambiati scritti e libri. La sua volontà di discutere sulla questione della verità, e non solo sulle politiche della dottrina, mi aveva colpito come coraggiosa e costruttiva. Ora però Sua Santità ha compiuto un passo ulteriore e ha risposto alla mia critica con un esercizio creativo di esegesi e teologia. Col suo ‘Gesù di Nazaret’ le dispute ebraico-cristiane entrano in una nuova era. Siamo ora in grado di incontrarci gli uni gli altri in un promettente esercizio di ragione e di critica. Le parole del Sinai ci conducono assieme verso il rinnovamento di una tradizione lunga duemila anni di dibattito religioso al servizio della verità di Dio. Una volta uno mi definì la persona più amante della disputa che avesse mai conosciuto. Ora ho trovato chi mi tiene testa. Benedetto XVI è un altro cercatore della verità. Quelli che stiamo vivendo sono tempi interessanti”.

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